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Un tris di meraviglie da Tefaf targate Brun Fine Art

Marie-Victoire Lemoine Jeune personne faisant un fromage Salon de 1802 Huile sur toile Courtesy Brun Fine Art
Marie-Victoire Lemoine
Jeune personne
faisant un fromage
Salon de 1802
Huile sur toile
Courtesy Brun Fine Art

Brun Fine Art cala il tris alla più importante fiera d’arte del mondo. Un tavolo teatrale di Giovanni Bonazza, una lattaia di madreperla di Lemoine e un tondo rinascimentale da catalizzare gli sguardi di un intero corridoio, quello delle Antichità dove la galleria di stanza a Milano e Londra ha le sue radici. Ma torniamo in fiera, a Maastricht, e vediamo queste tre meraviglie.

Giovanni Bonazza
Venice, 1654 – Padova, 1736
SIDE TABLE
Boxwood, ca. 1690

Insieme ad altri due di simile fattura, questo tavolo apparteneva alla collezione dei conti Demidoff ed è apparso nella famosa asta del 1969 degli arredi di Villa di Pratolino, vicino a Firenze. Negli ultimi anni, la critica ha definito le caratteristiche principali “di una scena creativa fiorente e perfino affollata, almeno se si legge l’elenco dei numerosi membri della elenco dei numerosi membri della corporazione degli intagliatori veneziani del primo Settecento” e ha fatto luce su altri personaggi, alcuni di grande importanza, attivi come intagliatori di legno tra il XVII e il XVIII secolo. Tra questi c’è Giovanni Bonazza, la cui ben nota attività di scultore in scultore in pietra si affianca quella meno nota di scultore in legno: a questo artista veneziano si deve infatti l’esecuzione dei tre veneziano è responsabile dell’esecuzione dei tre tavolini di villa Demidoff a Pratolino.

Giovanni Bonazza
Venice, 1654 – Padova, 1736
SIDE TABLE
Boxwood, ca. 1690

Forse Marie-Victoire non pensava di dipingere un’Ebe moderna, ma era chiaro che pensava di partecipare alla reinvenzione delle allegorie. L’immagine è ingannevole. L’occhio è attratto da dettagli affascinanti. La natura morta in primo piano è una delle opere più belle della sua carriera. L’artista ha provato un grande piacere nel rendere gli effetti della muffa di vimini, del lino bianco umido, delle ceramiche e anche della sciarpa abbandonata con noncuranza. Ha anche dipinto la figura della giovane lattaia con infinita grazia, la cui pelle tremolante è resa abilmente da un pentimento che permette di indicare i capelli lanuginosi. Marie-Victoire Lemoine attira la curiosità dello spettatore, che cerca di dell’osservatore, che cerca un’allegoria dei sensi – la presenza dei chiodi di garofano – o, più facilmente, un’immagine politica. L’immagine del latte non è mai innocente, lo dimostrano le perle di latte sul tavolo, la presenza della conchiglia, simbolo di Venere, ma anche questo volto assorbito da un evento fuori dal riquadro.

Marie-Victoire Lemoine
Jeune personne
faisant un fromage
Salon de 1802
Huile sur toile
Courtesy Brun Fine Art

Tante le cose da osservare in questo affascinante tondo in legno di pioppo, di 85 centimetri di diametro. Anzitutto la Vergine che, ammantata di una tunica viola e di una stoffa fiordaliso soppannata di giallo, siede sull’erba davanti a un rigoglioso arbusto dalle foglie lanceolate, probabilmente un lauro. È colta nell’atto di porgere il proprio seno a un corpulento Gesù Bambino, il quale, accostando le labbra al capezzolo materno, scocca uno sguardo all’osservatore. Lì accanto, si notano un piccolo libro rosso posato tra alcuni fiorellini – segno d’una lettura interrotta – e un San Giovannino inginocchiato e adorante, munito della distintiva crocetta astile con cartiglio e abbigliato di una stoffa semitrasparente, che ne cela in parte la nuda pinguedine.

‘TOMMASO’:
LORENZO DI CREDI’S
DOPPELGÄNGER

La rara preziosità della tavolozza, tutta giocata su toni sgargianti e atmosferici insieme, il pacato incastro della composizione, nonché il formato circolare di questo piccolo capolavoro consentono di riconoscerne l’autore in questo piccolo capolavoro in un allievo anonimo di Lorenzo di Credi, designato comunemente negli studi come ‘Tommaso’. Fu Giovanni Morelli, negli anni settanta dell’Ottocento, ad avvistarne per primo la curiosa e replicante personalità. Nel circoscrivere il gruppo, Morelli muoveva da un tondo nella Galleria Borghese raffigurante un’Adorazione del Bambino, già collegato da Joseph A. Crowe e Giovanbattista Cavalcaselle a un altro a Palazzo lanciare una proposta identificativa, avanzando il nome di Tommaso di Stefano Lunetti, citato nelle Vite da Vasari come uno dei due più importanti allievi di Lorenzo, assieme a Giovanni Antonio Sogliani.

‘TOMMASO’:
LORENZO DI CREDI’S
DOPPELGÄNGER
‘TOMMASO’:
LORENZO DI CREDI’S
DOPPELGÄNGER

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