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All’Espace Louis Vuitton Venezia una mostra site-specific di Ernest Pignon-Ernest

Ernest Pignon-Ernest Genet Sur les Quais, à Brest, 2006 Crédit artistique © Ernest Pignon-Ernest / Adagp, Paris 2024
Ernest Pignon-Ernest, Genet Sur les Quais, à Brest, 2006. Crédit artistique © Ernest Pignon-Ernest / Adagp, Paris 2024

Per uno tra i più attesi eventi collaterali della 60ma Biennale Arte, la Fondation Louis Vuitton ha invitato l’artista francese Ernest Pignon-Ernest a presentare “Je est un autre” (dal 20 aprile al 24 novembre 2024), mostra concepita appositamente per l’Espace Louis Vuitton Venezia (a pochi metri da Piazza San Marco) e curata da Suzanne Pagé e Hans Ulrich Obrist in dialogo con Dominique Gonzalez-Foerster.

“Je est un autre”  è parte del programma Hors-les-murs della Fondation Louis Vuitton, che si svolge negli Espaces Louis Vuitton di Tokyo, Monaco di Baviera, Venezia, Pechino, Seoul e Osaka, «rendendo possibile l’impegno della fondazione in progetti internazionali accessibili a un pubblico sempre più vasto», ha dichiarato la Fondazione.

«La figura dello “Straniero” – ha proseguito – è un tema costante nel lavoro di Ernest Pignon-Ernest (1942, Nizza. Vive e lavora a Parigi) fin dagli anni Sessanta. Per questa mostra, il suo repertorio di migranti, vagabondi e poeti è stato arricchito dalla creazione di due nuovi volti, quelli di due grandi poeti: la russa Anna Akhmatova e l’iraniano Forough Farrokhzad, che insieme a Pier Paolo Pasolini, Arthur Rimbaud, Antonin Artaud e Jean Genet, tra gli altri, costituiscono il nucleo della mostra».

Ernest Pignon-Ernest, Rimbaud, Boulevard Saint Michel, Paris, 1978. Crédit artistique © Ernest Pignon-Ernest / Adagp, Paris 2024

«Fin dagli anni Sessanta, con qualche decennio di anticipo rispetto a tutte le forme oggi classificate come “street art”, Ernest Pignon-Ernest ha condotto un’avventura singolare che coniuga padronanza tecnica, probità esistenziale e capacità di “abitare poeticamente il mondo”. La sua carriera ha realizzato il raro miracolo di conciliare un impegno etico senza compromessi con un’espressione artistica esigente e innovativa. Tanto che alcune delle sue immagini – in particolare quelle degli uomini fucilati durante la Comune e del suo vagabondo Rimbaud – riprodotte in centinaia di migliaia di copie, sono diventate vere e proprie icone dei tempi moderni; l’immagine di Rimbaud ha ormai spesso sostituito la vecchia fotografia di riferimento sulla copertina delle edizioni delle sue opere», hanno spiegato gli organizzatori.

«Da ogni luogo, in ogni continente, fino alla spiaggia di Ostia dove fu assassinato Pasolini, Ernest Pignon-Ernest esplora destini individuali che rompono con la norma o diventano miti da far rivivere. Ogni volta che lo fa, deve correre un rischio senza precedenti, lo stesso che perseguitava Rimbaud quando cercava di “trovare il luogo e la formula”».

«Inscrivendo le sue immagini a grandezza naturale in siti selezionati, l’artista porta la presenza viva dell’essere umano nell’ambiente quotidiano in modo significativo, all’incrocio strategico tra un’immagine e un sito. Le sue immagini si sviluppano sempre in funzione delle interazioni con un luogo di cui cerca di esplorare le risonanze storiche, mitiche o politiche. Ernest Pignon-Ernest permette al tempo e ai suoi segni di diventare parte del suo lavoro, fino a dissolverlo».

«Lo studio parigino di Ernest Pignon-Ernest – ha spiegato la Fondazione – si trova tuttora a La Ruche, un complesso residenziale per artisti creato all’inizio del XX secolo per ospitare artisti stranieri provenienti da tutto il mondo, tra cui la stessa Akhmatova nel 1910-1911. L’opera della Akhmatova ha suscitato l’interesse di Francis Bacon – che ha un dossier sul lavoro dell’artista dal 1976 -, di Dominique Gonzalez-Foerster e di Barthélémy Toguo, che sta facendo conoscere il suo lavoro in Africa attraverso le mostre organizzate dalla sua fondazione. JR, inoltre, che lo considera “la propria ispirazione”».

Ernest Pignon-Ernest, Pasolini assassiné – Si je reviens, Rome, 2015. Photo courtesy Galerie Lelong. Crédit artistique © Ernest Pignon-Ernest / Adagp, Paris 2024

 

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