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Torre di Babele. Walter Bortolossi in mostra a Trieste

Walter Bortolossi, La torre di babele, 2024 Walter Bortolossi, La torre di babele, 2024
Walter Bortolossi, La torre di babele, 2024
Walter Bortolossi, La torre di babele, 2024

Il Magazzino 26, progetto di recupero industriale dell’area portuale di Trieste ospita la personale antologica dell’artista Walter Bortolossi

I dipinti, una quarantina di opere, recenti, oltre ad un trittico degli anni ’90 e ad un nucleo esposto proprio a Trieste al Fine Art’s Rome del ‘91, per la mostra “Realismo diffrattivo” curato dalla compianta Maria Campitelli, si trovano accatastati, appoggiati, alcuni appesi, in una discontinuità propria da magazzino e conformi creano comorbità tra luogo e soggetto. La sequenza delle tele, replicate e di ampie e medie dimensioni, sviluppando il proprio laterale percorso, convoglia spazialmente e concettualmente l’attenzione dello spettatore all’opera inedita di Walter Bortolossi, fulcro della sala: la rappresentazione di un’icastica e ferrigna Torre di Babele, detentrice positiva di memoria e di diversità linguistica.

Una rovina biblica portante e in disfacimento, che battezza la mostra – aperta al pubblico fino al 14 aprile – con il proprio nome e la compendia nella molteplicità di significati potenzialmente attribuibili. Ci si trova impreparati quanto diabolicamente tentati di fronte alla responsabilità di ogni possibile livello di lettura. L’abilità del segno, la fruizione spregiudicata dei toni accesi, il tratto ergonomicamente conforme al pennello dell’artista taumaturgo, creano infin quella meraviglia sospesa di giudizio che si altalena, distopica, tra l’incanto e la necessità di razionalizzarne i concetti. Personaggi noti, di economia, finanza, filosofia, scienza, musica, accanto ad un popolo brulicante, mappe geopolitiche, momenti storici definiti e simboli dell’antico e del moderno convivono in un fremito vitale.

Walter Bortolossi, Fase rem, 1991
Walter Bortolossi, Fase rem, 1991

Sintesi iperbolica

C’è un paradosso necessario nell’idea di Walter Bortolossi: l’accumulazione enciclopedica di concetti, l’ipertrofia narrativa che alchemicamente diventa sintesi. Una sintesi iperbolica. Ci si muove tra le tele e le emozioni generate come all’interno di un labirinto logico. In un coacervo di sdoppiamenti e temi ripresi, riconsiderati, riattualizzati. E’ la Babele dell’umano, con l’uomo faber protagonista, eccessivo e spudorato, dispensatore di hubris, incapace di medietas. Creatore, detrattore. Ogni volta che ordito e trama intessono un aulico significato, l’uso “fumettistico” del colore, di converso, ne desacralizza la portata scontando una voluta leggerezza. Il trionfo dell’intelligenza ironica incastona l’intelletto nel divertimento. E lo squarcio sul moderno e contemporaneo, traghettato dall’antico, mutua la stessa pregna compressione quale chiave di lettura.

La congestione del mondo in sé – la moltiplicazione del pensiero e dell’atto umano – riempie le tele fino all’orlo, comprime relativisticamente lo spazio e il tempo in un attimo Uno, esplosivo, immobile e dinamico, in cui qualcosa si intuisce, qualcosa si suppone e del resto se ne può godere. Tra le pareti del magazzino 26, con le onde del mare che frangono pochi metri più in là, in una città che riecheggia quella illusione mitteleuropea ridimensionata a puro mito asburgico da Claudio Magris, Walter, nato a Basilea, diplomatosi all’Accademia di Venezia e residente a Udine con cattedra di pittura al Liceo Artistico Sello, ci fa muovere affascinati tra le rappresentazioni affrescate della storia, servendosi di un drone a cattura.

Cala dall’universale al particolare, imbastisce un’ architettura platonica, ci trascina in volo ai confini dello scibile e dell’interpretabile. Ci muoviamo quindi poeticamente all’interno dei suoi quadri, non prosaicamente di fronte. E interiorizziamo quell’originale codice senza regole che da mefistofelico architetto di significati e significanti ha miniato nel corso del proprio tempo artistico.

Walter Bortolossi, l'albero nella casa, 2024
Walter Bortolossi, L’albero nella casa, 2024

Contaminazione e sovrapposizione

Come Magris, Walter demistifica l’assoluto illusorio del diktat: cortocircuitando fumetti, cinema, manifesti in una sovrapposizione di mondi, ghettizza il genere e il pensiero unico. Una tela degli anni ’90, collocata a lato della torre biblica, in posizione centrale, recita provocatoriamente, moderno tazebao, che “si sogna soltanto nella fase rem”. Un assunto prima fattosi assioma, poi invalidato da approfondimenti di ricerca. Un espediente simbolo, a memento della provvisorietà del sapere quale processo in fieri, non dogma. Un appello al relativismo consapevole, in ogni ambito della conoscenza.

La straordinaria abilità artistica e percettiva dell’autore, la spavalda contaminazione e sovrapposizione di generi, l’ipertrofia sintetica degli oggetti, la spettacolare densità cromatica, la struttura a sezioni all’interno di ogni singolo quadro e soprattutto la forza dirompente del dileggio alla mediocritas che Bortolossi consiglia, dovrebbero indurci a guardare le opere immedesimandoci nello sguardo dell’artista che, durante l’allestimento, a mò di performance, inforca la bicicletta, collocata come installazione mobile al fondo del magazzino, indossa la maschera da scimmia kubrickiana abbandonata scientemente tra il muro e un colorato cervello in sezione e scivola così tra le tele della galleria. Per ricordarci che esistono tante forme, tanti modi per essere. E che solo l’uso acritico della diversità comporta la seduzione del dubbio e patteggia tra cosmos e caos.

 

Opere degli anni 90 di Walter Bortolossi
Opere degli anni 90 di Walter Bortolossi

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