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Fotografie di Sicilia e di siciliani, dall’Ottocento al Duemila

Verga con la madre e alcuni membri della famiglia, 1878
Verga con la madre e alcuni membri della famiglia, 1878

Giuseppe Maimone Editore, realtà editoriale catanese che si dedica alla promozione della cultura siciliana, ha in catalogo due interessanti volumi dal carattere storico e antropologico: È pericoloso sporgersi, di Giovanna Brogna Sonnino, e Verga fotografo, monumentale opera a cura di Giovanni Garra Agosta

Al centro del Mediterraneo, la Sicilia ha ancora un certo fascino esotico che emerge non soltanto dal paesaggio, ma anche dai suoi abitanti. Osservare i siciliani richiede tempo, disponibilità a vagare idealmente fra la Grecia e l’Oriente, a subire lunghi silenzi che d’improvviso, dopo un po’, si sciolgono in parole. Meglio conosciuto per i suoi capolavori letterari veristi, dalle raccolte di novelle ai romanzi quali Mastro don Gesualdo o I Malavoglia, in realtà Giovanni Verga (1840-1922) fu anche un valente fotografo, che avvicinava la pellicola alla carta stampata per capire se la schiettezza narrativa poteva corrispondere alla schiettezza dell’immagine. E osservando, a distanza di oltre un secolo, i suoi scatti, raccolti nel bel volume di Maimone Editore, si ritrovano quei volti e quelle atmosfere siciliane che stanno alla base dei suoi scritti. Verga, infatti, scrive Paolo Mario Sipala nella prefazione, mette in primo piano gli individui, siano suoi familiari, amici aristocratici e letterati, o umili contadini di Tebidi; li mette in primo piano senza una particolare ricerca estetica: anche l’immagine deve essere vera, spontanea, capace di narrare una storia di vita, con i suoi splendori e le sue miserie.

Giovanni Garra Agosta, che ha a lungo studiato l’opera di Verga, ha adesso realizzato un bel volume di memorie verghiane fatte di luoghi e di volti, nei quali si ritrova la Sicilia della fine dell’Ottocento, la Sicilia degli aristocratici catanesi e quella umile dei contadini, la Sicilia dei palazzi barocchi e quella dei villaggi rurali assolati e polverosi, nelle cui vie transitano anche gli animali. Scorci di splendori e di miserie, ma soprattutto volti fieri abbronzati dal sole e sguardi penetranti che quasi sembrano lanciare una sfida. E spicca la bellezza muliebre, un po’ greca e un po’ araba, dal fascino ineffabile.

Il volume, di grande formato, permette di apprezzare le fotografie in bianco e nero, parte delle quali è dedicata alla famiglia dello stesso Verga, un intimo album di ricordi cui anche il lettore contemporaneo può accedere.

L’archivio fotografico di Giovanni Verga non si ferma però alla Sicilia, ma contempla anche alcune località di villeggiatura in Svizzera, come Berna e Lucerna, o scorci italiani come i dintorni di Cernobbio o il lago di Como. Luoghi non alla portata di tutti, ma certamente alla portata di un uomo facoltoso come lo scrittore siciliano, e che nel corso della Belle Èpoque erano frequentati dall’aristocrazia e dall’alta borghesia italiane ed europee. Seguendo Verga nel suo ideale viaggio fotografico si ha come la sensazione di leggere un inedito racconto a carattere antropologico, al cui centro ci sono appunto le storie degli uomini.

A noi più vicino nel tempo, è lo sguardo della fotografa e regista Giovanna Brogna Sonnino, che nel volume È pericoloso sporgersi – catalogo dell’omonima mostra ospitata nel 2009 dalla Galleria d’Arte Moderna Le Ciminiere di Catania – ha raccolto il lavoro fotografico di una carriera dalla fine degli anni Settanta ai primi anni del Duemila. Per lei, fotografare equivale a prendere appunti, e i suoi scatti hanno sempre una cornice letteraria, perché racchiudono pensieri, intuizioni, sensazioni, non facili da tradurre subito in parole ma adatti per essere fermati nelle immagini. Immagini semplici, per questo cariche di poesia, ma anche di quella verità che, in un certo senso, la accomuna al suo conterraneo Giovanni Verga. Senza artifici di sorta, nelle immagini di Brogna Sonnino entrano il transitorio, il casuale, l’indeterminato, insomma quegli aspetti della vita che per certi versi la rendono interessante; in questo meccanismo sta la verità di queste fotografie, dove il tempo sembra non esistere. Immagini che catturano un dettaglio, di un interno, di un paesaggio, oppure ritraggono persone; il silenzio sembra essere una costante di queste immagini intime, dove la verità predomina sull’estetica. E anche le composizioni sono esenti da quella patina artificiosa dei fotografi “artisti”. Quella Sicilia un po’ misteriosa immortalata da Verga tra la fine dell’Ottocento e il primissimo Novecento sembra riemergere anche nelle fotografie di Brogna Sonnino, se non sempre nei soggetti, almeno nelle atmosfere.

Giovanna Brogna Sonnino, Story board, 1990-1994

 

Giovanni Garra Agosta
Verga fotografo

Giovanna Brogna Sonnino
È pericoloso sporgersi

Giuseppe Maimone Editore

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