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Giacomo Manzù e Alfiero Nena, un dialogo di sacre commissioni

Alfredo Nena al lavoro

Continuano a brillare i riflettori su Roma. L’anno scandito dal Giubileo continua a sedurre visitatori e appassionati con una serie di eventi culturali e artistici permettono di approfondire diversi temi sotto nuove prospettive.

In particolare, a circa poco più di mezz’ora da Roma, sulla via Laurentina sotto la rocca tufacea su cui sorge Ardea è situato il Museo Giacomo Manzù che dal 25 febbraio ospiterà la mostra “Giacomo Manzù, Alfiero Nena e il Vaticano. Dalla Porta di San Pietro al Museo del Tesoro”.

Un evento che celebra l’arte sacra di due artisti del Novecento, Giacomo Manzù e Alfiero Nena, il cui lavoro ha lasciato un’impronta indelebile all’interno delle mura della Santa Sede.

L’esposizione nasce dalla collaborazione tra il Museo Giacomo Manzù, il Museo Alfiero Nena di Roma, Pantheon, Castel Sant’Angelo e la Direzione Musei Nazionali della Capitale. L’iniziativa si terrà alle 11 del mattino e sarà un’opportunità unica per scoprire come questi due artisti abbiano saputo entrare in sintonia con il Vaticano, realizzando opere destinate a rimanere nei luoghi più simbolici della cristianità.

Il progetto, curato dal critico d’arte Luca Nannipieri, ha l’obiettivo di mettere in luce il contributo di Manzù e Nena all’arte sacra contemporanea, ma anche di riflettere sul difficile rapporto tra l’arte moderna e la Chiesa nel Novecento. In un’epoca in cui molti artisti hanno evitato di confrontarsi con la religione, ritenendo impossibile una rappresentazione cristiana che non fosse vista come irriverente, Manzù e Nena sono riusciti a riformulare il linguaggio figurativo della Chiesa, dimostrando che la ricerca artistica è viva anche nei luoghi di culto.

Alfredo Nena al lavoro

Manzù e Nena, per riformulare il Linguaggio Figurativo dell’Arte Sacra

Manzù, famoso per la sua Porta della morte in Vaticano e per altre opere monumentali come la Porta della pace e della guerra a Rotterdam e la Porta dell’amore a Salisburgo, ha dato vita a sculture iconiche che sono entrate a far parte del patrimonio religioso contemporaneo. Le sue opere sono visibili non solo al Museo Manzù di Ardea, ma anche in luoghi di grande importanza spirituale come la Basilica di San Pietro, dove la sua Porta della morte è diventata simbolo di riflessione e speranza.

Alfiero Nena, altrettanto significativo nel panorama dell’arte sacra, ha arricchito il Vaticano con sculture in bronzo, ferro e terracotta, tra cui spiccano il Cenacolo di Emmaus e la cancellata della Cappella Lituana nelle Grotte Vaticane. Nena, con la sua opera, ha dato una nuova forma all’interpretazione dei temi religiosi, riuscendo a far dialogare la tradizione con la contemporaneità. Anche la sua Cappella Lituana è un esempio di come l’arte possa trasmettere spiritualità attraverso il linguaggio della scultura moderna.

L’iniziativa si inserisce nella terza tappa di un ciclo di studi sull’arte sacra del Novecento, condotto dal critico Luca Nannipieri, che ha già proposto due eventi precedenti: una conferenza e una pubblicazione sui temi della scultura religiosa moderna con Arturo Martini e Alfiero Nena, e una giornata di studi all’Università Lumsa di Roma. L’evento sarà arricchito da proiezioni delle opere e da visite guidate.

Giacomo Manzù al lavoro

Il Museo Giacomo Manzù di Ardea, diretto da Maria Sole Cardulli, accoglie questa iniziativa con l’intento di offrire una visione più ampia del contributo dell’arte contemporanea italiana alle chiese del Vaticano, in particolare durante i pontificati di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

In un momento in cui l’arte sacra contemporanea sta vivendo un nuovo rinascimento, questo evento offre un’importante occasione di riflessione sul ruolo dell’arte nel contesto religioso, non solo come testimonianza del passato, ma come elemento vivo di ricerca e sperimentazione. La mostra, che sarà visitabile sia dal vivo che tramite proiezioni, si propone di esplorare l’evoluzione dell’arte sacra nel Novecento, celebrando due artisti che hanno saputo interpretare i temi della fede con uno sguardo nuovo, contribuendo a rendere ancora più affascinante il patrimonio artistico vaticano.

 

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