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Prima qui era tutto paradiso. Una riflessione sulla memoria e la trasformazione

Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala) Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala)
Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala)
Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala)

Una mostra collettiva presso Amy–d Arte Spazio di Milano interpella la memoria, il tempo e il paesaggio emotivo della nostra contemporaneità

La mostra PRIMA qui ERA tutto PARADISO, curata da Kamil Sanders presso Amy–d Arte Spazio di Milano, si configura come un dispositivo espositivo capace di interpellare la memoria, il tempo e il paesaggio emotivo della nostra contemporaneità attraverso un articolato intreccio di linguaggi e sensibilità artistiche. L’evocazione di Il giardino del tempo di J.G. Ballard fornisce il pretesto narrativo per un’esplorazione poetica della caducità e dell’irreversibilità della trasformazione, temi che si riverberano nello spazio della galleria come echi di un passato che si disgrega e di un futuro che si manifesta in forme ambigue e irrisolte.

Il percorso espositivo si articola in quattro ambienti, ciascuno connotato da un’atmosfera distinta ma interdipendente, evocando le diverse stanze di una dimora immaginaria in cui la memoria e la percezione temporale si fanno instabili. L’installazione di Riccardo Ricca, Non andartene docile in quella buona notte e Se questo è il confine, costruisce un giardino metaforico, dove la natura appare tanto idilliaca quanto precaria, destinata a dissolversi in una rappresentazione estetizzata che sfocia nel kitsch. L’Archivio d’artista di Eleonora Molignani traduce questa fragilità in un esercizio di raccolta e sedimentazione, in cui il giardino diviene traccia di un’assenza, nostalgia di un eden ormai irrecuperabile.

 

Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala)
Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala)

L’illusione della casa come rifugio si infrange nella seconda stanza, il soggiorno, dove il paesaggio sonoro distorto di Nicole Andrea Fontana e le grafiti evanescenti di Molignani instaurano un clima di straniamento. Le Mappe del tempo che resta di Mariangela Zabatino emergono dalle pareti come frammenti di una storia in decomposizione, mentre l’intervento di Davide Masciandaro introduce un ulteriore elemento di rottura, una vibrazione tellurica che sottolinea la precarietà della costruzione simbolica dello spazio domestico.

Nella sala d’aspetto, il tempo si sospende in un’atmosfera surreale: le presenze ibride di Molignani, come gli Acchiappa pulci e la Scrofa di Falaise, fungono da testimoni di un altrove che si dissolve, segnando il passaggio da un mondo in equilibrio instabile a un inevitabile processo di disgregazione. Quest’ultimo si consuma nell’ultima stanza, dove la musica di Fontana e il calco in cera di una murti di Siva Nataraja suggellano il ciclo distruttivo e rigenerativo della temporalità, in un rimando alla dissoluzione di un ordine aristocratico che lascia spazio all’imprevisto apocalittico.

 

Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala)
Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala)

La mostra si configura dunque come un organismo vivo, in cui ogni ambiente si nutre della dialettica tra costruzione e rovina, memoria e oblio, ciclicità e trasformazione. L’approccio scenografico non si limita a una mera rappresentazione, ma si fa dispositivo di interferenza, coinvolgendo il visitatore in un’esperienza che non permette una lettura univoca. Lo spettatore diviene parte integrante di questo processo, chiamato a orientarsi in un territorio estetico che sfugge a ogni tentativo di controllo, proprio come il tempo che scorre inarrestabile.

In un’epoca segnata da incertezze, PRIMA qui ERA tutto PARADISO si offre come un’allegoria del nostro presente, interrogando la possibilità di abitare un mondo in costante mutamento e suggerendo che nella frammentazione e nell’alterazione dei confini possa ancora celarsi un principio di rinascita.

 

Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala)
Prima qui era tutto paradiso, Amy–d Arte Spazio di Milano (foto Giulia Sala)

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