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Enzo Sellerio. Piccola antologia siciliana: 85 scatti alle Gallerie d’Italia

Enzo Sellerio fotografa Palermo dai tetti della cattedrale, 1961. © Eredi di Enzo Sellerio
Palermo. Trattoria “L’Ingrasciata”, 1961. Fotografia di Enzo Sellerio © Eredi di Enzo Sellerio
A Milano, in Piazza della Scala 6, le Gallerie d’Italia (braccio culturale di Banca Intesa Sanpaolo) fino al 13 aprile 2025 offrono ai visitatori una pregevole e preziosa mostra di fotografia tra le più belle, intriganti, autentiche e pregne di vibrante umanità che si possano vedere: Enzo Sellerio. Piccola antologia siciliana con 85 fotografie in B/N (stampe d’epoca e inediti da negativi originali) selezionate – a conclusione dell’anno di celebrazioni del centenario della sua nascita – tra i circa centomila esemplari in parte inesplorati dell’archivio del fotografo.

Enzo Sellerio (Palermo, 1924-2012) nell’immaginario collettivo ricorda più la sua attività di editore iniziata nel 1969 (con la moglie Elvira Giorgianni) in virtù della quale la coppia è divenuta creatrice di raffinati libri d’arte, fotografia… e de La Memoria, la celebre collana blu ancora esistente con una veste grafica che coniuga semplicità ed eleganza. Nato in una famiglia colta (Antonio il padre, fisico e ordinario presso la Facoltà di Ingegneria e Olga Andes, la madre nata a Grodna, in Bielorussia, ebrea e docente di lingua russa presso l’Università di Palermo) e laureatosi in Giurisprudenza, è nominato a Palermo assistente di Istituzioni di Diritto Pubblico a Economia e Commercio.

Scoperta la passione per la fotografia, dopo una breve esperienza come giornalista, partecipa a un concorso in cui vince il primo premio. Si dedica alla fotografia quasi professionalmente pubblicando sul quadrimestrale Sicilia e nel 1955 realizza il suo primo reportage Borgo di Dio, classificato come un capolavoro del neorealismo italiano anche se Sellerio ha solo raccontato la realtà tal quale l’ha vista e scelta con occhio disincantato, ma affettuosamente sincero. Numerose ‘personali’ si susseguono con successo fino alla proposta di effettuare le riprese fotografiche quasi integrali de I mosaici di Monreale(volume di Kitzinger): incarico da lui definito il suo “servizio militare” per essersi arrampicato per mesi sui ponteggi del Duomo di Monreale.

La collaborazione con la rivista svizzera Du gli apre le porte della fotografia internazionale e nel 1962 fa parte dell’EMP (“European Magazine Photographers”, associazione non durata a lungo) che a Colonia promuove la buona fotografia. Sellerio collabora con la neonata ZDF (rete nazionale della televisione tedesca) e come free-lance con Vogue (con incarichi prima a Parigi poi a New York) fotografando in particolare artisti e intellettuali.

 

 

Dal 1967 si occupa di editoria e due anni dopo fonda la casa editrice che nel 1983 si divide in due entità: una che pubblica saggistica e narrativa e l’altra arte e fotografia. Dopo una trentina di anni in cui non esercita la professione di fotografo, pur mantenendosi sempre in contatto con tale ambiente, accetta come sfida alcune commissioni di grande pregnanza sociale e culturale.

È molto appassionato di testimonianze dell’arte popolare (le cosiddette arti minori) e delle espressioni della vita quotidiana delle quali diviene collezionista (Sellerio lo definisce il suo “terzo mestiere”) rendendole oggetto di belle pubblicazioni e mostre che cura personalmente. Amante della cultura, ha sempre e comunque sostenuto con notevole impegno la salvaguardia del patrimonio artistico in tutte le sue manifestazioni e in ogni dove.

In questo fervore di attività, il cuore di Enzo Sellerio batte sempre per la sua Sicilia con la sua autenticità fatta di valori e disvalori, che collidono e colludono, osservata e fissata dall’occhio attento, amorevole, appassionato, ironico e venato di pennellate di melanconia come emerge dall’esposizione curata da Monica Maffioli e Roberta Valtorta e ambientata nella Sala delle colonne (delle Gallerie d’Italia) – dedicata ad artisti del ‘900 – che per la sua dimensione ridotta, l’austera eleganza e le luci elegantemente diffuse induce alla riflessione e alla meditazione.

Osserviamo con attenzione questo angolo di Sicilia cercando sintonie con le sue foto che sono storie da vedere e leggere con attenzione e che non scivolano mai nel folklore.

 

Enzo Sellerio fotografa Palermo dai tetti della cattedrale, 1961 © Eredi di Enzo Sellerio

Situazioni semplici e quotidiane fissate con sguardo preciso e raffinato senza retorica o senso del patetico come quando immortala strade e piazze di Palermo, paesi, campagna, paesaggi estivi arsi, rituali laici e religiosi, processioni pasquali, un venditore di bottiglie usate, un contadino che “porta” l’asino ad ammirare la maestosa portaerei americana e il terremoto del 1968 nella valle del Belice. Come non entrare nella scena di Palermo. Emigranti alla stazione (1960) davanti al treno Palermo-Milano con una famigliola che ha come bagaglio borsoni a tracolla e uno scatolone per valigia oltre a un sacchetto con un bottiglione forse d’acqua vista la presenza di tre piccoli, motivo per il quale la donna indossa il grembiule.

Palpitante l’atmosfera di Palermo. Trattoria “L’Ingrasciata” (1961) – un locale appartenente al passato e conosciuto da tutti i palermitani per l’ottimo rapporto qualità/prezzo – con un cameriere con grembiule da scuola che trasporta un considerevole numero di piattini (di plastica?), mentre a un tavolo una coppia con un bimbo sta mangiando pane e… non essendoci ancora le isole pedonali, in strada passa una carrozzella trainata da cavalli…

Un mondo sereno perché Sellerio non ama le brutture della vita e guarda la miseria senza commiserazione come in Partinico (1954) dove una madre dallo sguardo tra il corrucciato e il preoccupato ha in braccio un bimbo dai chiari segni di malnutrizione, nudo e con solo un paio di babbucce, né ama la tragedia della violenza e della lupara, mondo entrato nelle sue immagini solamente sotto forma di gioco di bambini che inscenano una fucilazione contro un muro della Kalsa (quartiere di Palermo) conferendole un significato allegorico.

Sellerio scrive: «Cerco di costruirmi un’isola tutta mia, mi difendo così dalle brutture…» e ancora «le mie fotografie… non sono una summa delle cose di Sicilia, ma una raccolta di esperienze personali» e come non concludere con una scena di tripudio infantile a Montelepre. Fine di un giorno di scuola (1958) – fotografia icona di questa imperdibile mostra – che rappresenta una splendida scena di giocosa liberazione con bimbi che giocano con palloncini mentre le bimbe più composte parlano tra loro.

Indipendentemente da tutte le considerazioni in ordine a influssi, influenze, appartenenza a una corrente o a un’altra, è certo che ciascuno è figlio della propria natura, sensibilità, cultura e ambiente e comunque si voglia incasellare Enzo Sellerio, grande maestro della fotografia, è certo che con nessun altro salvo che con lui, ci si è sentiti introiettati in quel tempo, momento e situazione, quasi trasportati da una fantasiosa macchina del tempo in quella Sicilia, così come è successo con Brassaï che porta a passeggiare con lui nella Parigi del suo tempo: entrambi lasciano emozioni indimenticabili e la loro gioia diventa la tua.

 

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