
“Senza poesia in nessun caso”: un vagare e perdersi nell’opera e nella lirica esistenza di Graziano Salerno, poliedrico artista protagonista, con le sue intime e molteplici forme, dell’esposizione curata da Cristiana Collu visibile negli spazi di Fondazione di Sardegna a Cagliari
Una immersione profonda in un cosmo morbido, fluido e dionisiaco attende il visitatore che s’appresta ad entrare nel moto ondoso dell’arte di Graziano Salerno e nella mostra “Senza poesia in nessun caso”. In scena a Cagliari vanno oltre 200 opere, tracce di un unico ininterrotto discorso poetico frutto del fluire di parole e forme liriche, oniriche e insieme reali nei mezzi dell’artista.
Ad aprire il percorso sono le chine nere sui fondali di acquerelli verde acqua. In esse intricate forme, immagini in punta di pennello e misteriose presenze sospese nel vuoto si muovono come vagabonde, trasportate dal flusso creativo di parole e pensieri, costellate di segni minimi. Quello che l’artista ferma con l’inchiostro è un susseguirsi episodico e insieme narrativo di immagini sognate e trasposte sulla carta ma, attraverso contorni morbidi e stesure liquide, queste lasciano solo una vaga idea dell’universo onirico di provenienza. Appare così un cosmo dove i protagonisti si librano in aria – in volo tra le gradazioni cromatiche che si addensano – e restituiscono lirici incontri e struggenti separazioni. A queste seguono una serie di piccole opere, carte dal fondo bagnato in sfumature d’assenzio e stramonio, cariche di personaggi e di simboli misteriosi come un mazzo di tarocchi. Tra gli arcani maggiori compaiono fanti armati e regine coronate, figure umane – chi s’intreccia i capelli, chi semina il grano, chi zappa la terra – animali e esseri meccanici – mostri semi umani da bestiari, spettri ed elefanti, pacifiche colombe, enormi volatili fino a falli e angeli che han perso le ali, burattini e viventi manichini, mulini, antiche caffettiere e razzi spaziali e ancora orchidee e api – di vivida sognante fantasia. Se l’artista sembra non avere e non volere altri colori un assaggio di pigmento quasi astratto si manifesta in alcuni acquerelli invasi dalle cromie di rosso e di rosa che si fanno forme, esseri ed elementi vaghi e in altri nel cui fondale le sfumature si mescolano alle tonalità verde assenzio, azzurro mare, rosso vino, terra ocra, sempre mantenendo le componenti essenziali del cosmo personale del pittore.

Le molteplici ed inspiegabili connessioni interne si ritrovano nel clima surreale e negli elementi comuni – il corpo umano, forme arboree, oggetti animati, volti nascosti, stralci poetici – come un racconto che risponde alle immagini con altre immagini, senza le parole, come una silenziosa partita a carte, ai tarocchi, tra gioco, composizione lirica e divinazione, dove nulla si può decifrare con sicurezza nell’insieme. Questi frammenti diventano vero e proprio racconto visivo in Storie del cortile infinito o fiaba della bambina e di Gesù, serie più complessa e stratificata, segnica e sempre figurativa, dove il testo, nel flusso di opere, diventa parte della narrazione in un mondo intenso, coinvolgente e straniante, espressione della tragedia dell’esistenza, come scrive l’artista: “l’albero spezzato, il nido, gli uccelli erano per me allora il fulcro del dramma, quello universale vissuto nella nostra condizione umana, il dramma dell’artista e dell’arte, il dramma del povero e del ricco e quello della fame”.

E a scaturire dagli acquerelli è, in tutta la sua poliedricità e combinatoria, come la descrive Cristiana Collu, “la personalità osmotica di Salerno, curiosa, onnivora, sognatrice, pacifica, profondamente legata all’idea di altro da sé, necessario completamento dell’esistenza” e la sua composita ed eterogenea realtà intima, come nota la curatrice, “un mondo dove l’atmosfera è amniotica, la luce marziana, popolato da chimere su chimere, ibridi fantastici, poche parole, occhi grandi e spalancati, segni, simboli e paesaggi da inventare”. Al centro dell’esposizione domina – tra immagini, figure e paesaggi metafisici – il ciclo astratto degli Archetipi, armoniose e semplici composizioni tracciate in nero su grandi fogli, bianchi come la farina. Attraverso un gesto fluido – pacifico e furibondo insieme – l’artista trasforma linee spesse in labirinti, nodi, incroci, vortici, intrichi. Nasce così un astrattismo lirico, dove ogni segno essenziale incarna un equilibrio tra controllo e istinto.
La mostra di Fondazione di Sardegna, parte del progetto AR/S – Arte Condivisa in Sardegna, è un viaggio profondo nell’arte morbida di Graziano Salerno, un universo florido, onirico e dionisiaco.
Accompagnata dal catalogo edito da Treccani con testi di Annarosa Buttarelli, Ilaria Bussoni, Saretto Cincinelli, Cristiana Collu, Alessandro Del Puppo, Antonello Tolve e Jonathan Watkins, Senza poesia in nessun caso chiama l’applauso a Graziano Salerno, artista vagabondo e poeta di razza e ne restituisce – attraverso un denso percorso che vaga e dolcemente si perde nelle sue opere – l’intensa esistenza del pittore nuorese e la sua lirica ricerca, espressiva e creativa.