
Immaginate una città attraversata da visioni, contraddizioni e sogni a cielo aperto. Non una meta turistica qualsiasi, ma un paesaggio critico che si interroga sul desiderio di altrove. È questo lo scenario in cui si muove Posto Felice, terza edizione della Biennale für Freiburg, che dal 5 al 27 giugno 2025 trasforma Friburgo in Brisgovia in una costellazione di spazi espositivi, performance, incontri e atti poetico-politici.
Qui, la felicità promessa dai cataloghi di viaggio si sgretola per lasciare spazio a un’indagine lucida – ma mai priva di immaginazione – sui meccanismi che governano il turismo globale. Lungi dal limitarsi a una riflessione estetica, la Biennale propone un’esplorazione corale delle dinamiche che legano turismo, colonialismo e produzione culturale. Il Sud del mondo, spesso ridotto a superficie esotica e decorativa, si rivela invece come campo di battaglia simbolico, terreno di resistenza e spazio per nuove narrazioni.
La curatela di Lorena Juan invita oltre quaranta artisti e collettivi internazionali a ripensare il viaggio come dispositivo politico e culturale, interrogando gli immaginari ereditati e gli effetti materiali del turismo contemporaneo. Le opere si distribuiscono in tutta la città, coinvolgendo luoghi emblematici e spazi inaspettati – dal Kunstverein al Museum für Neue Kunst, dalla Schauinslandbahn al Souvenirshop Schwarzwaldmarie – e restituiscono una Friburgo attraversata da rotte alternative, storie dissonanti e desideri che sfuggono alla logica del consumo.

Il percorso espositivo si apre il 5 giugno con una serie di appuntamenti che mettono in dialogo pratiche artistiche, territorio e pubblico: dalla conferenza stampa e inaugurazione ufficiale alle performance collettive sulla montagna di Schauinsland, fino al party serale che segna simbolicamente il passaggio dal discorso critico alla celebrazione della pluralità. Nei giorni successivi, la Biennale continua a sorprendere con l’apertura del padiglione al Faulerbad, progetti itineranti, eventi in rete e un simposio sulle utopie urbane. La chiusura, prevista per il 26 luglio, è affidata a un workshop e a una performance gastronomica che uniscono corpo, territorio e memoria.
In un’epoca in cui viaggiare è diventato tanto facile quanto spesso superficiale, Posto Felice ribalta la prospettiva: non più turisti distratti, ma cittadini planetari consapevoli, in ascolto di ciò che l’arte può ancora svelare. Non un rifugio, ma un orizzonte da decostruire, attraversare, reinventare.



