
Nella villa faraonica di Lesa (NO), i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale hanno scoperto un vero e proprio museo privato, nascosto tra le stanze dorate dell’eccentrico miliardario tedesco Gunther Hans Ludwig Kiss.
La lista dei capolavori è da brividi: disegni originali di Picasso, un’opera attribuita a Modigliani, un quadro di Bruegel il Giovane, sculture di Rodin, trittici fiamminghi del Rinascimento, arazzi, mobili antichi. Un patrimonio da centinaia di milioni di euro, accumulato in decenni di acquisti tra Marrakech, Marbella e le isole greche, a bordo del jet privato con cui il magnate inseguiva il “caldo e la bellezza”.
Nel febbraio 2023, Kiss muore all’età di 81 anni, a una settimana dalla scomparsa della moglie. Nessun erede, solo una fondazione in Liechtenstein a cui la coppia aveva intestato quasi tutti i beni. Ma qualcosa non torna. Pochi giorni dopo, una telefonata raggiunge la Soprintendenza di Novara: “In quella villa ci sono opere d’arte esportate illegalmente dalla Spagna”. Parte così un’indagine internazionale che svela uno dei più clamorosi casi di traffico illecito di beni culturali degli ultimi anni.
Grazie a un’operazione congiunta con Eurojust, i carabinieri guidati dal generale Francesco Gargaro riescono a recuperare 65 opere d’arte che nel 2018 erano state trasferite illegalmente dalla villa di Marbella a Lesa. Il governo spagnolo aveva negato l’autorizzazione all’esportazione, ma i coniugi Kiss avevano ignorato il divieto affidandosi a un “corriere di fiducia”. Secondo la Guardia Civil, le opere esportate illegalmente dalla Spagna erano in totale 90: di queste, 50 sono state recuperate all’interno della villa di Lesa, mentre altre 15 sono state rintracciate in gallerie d’arte a Milano e Genova, oltre che presso collezionisti privati in varie città italiane. Le restanti risultano al momento irrintracciabili.

Il simbolo dell’inchiesta è una pala d’altare fiamminga del XVI secolo, un retablo che raffigura la Passione di Cristo e vale oltre 350 mila euro. È stato sequestrato ad aprile 2023, grazie a uno stratagemma: i carabinieri, con un finto controllo sulle armi registrate a nome dei defunti, entrarono nella villa e lo trovarono appeso a una parete. Un colpo da maestro, portato a termine dal maggiore Ferdinando Angeletti e dai procuratori Alessandro Pepè (Verbania) e Giovanni Bombardieri (Torino)
Oggi, circa 200 opere d’arte restano sotto sequestro, al centro di una battaglia legale senza esclusione di colpi. In gioco c’è una parte dell’eredità contesa tra una fondazione, un gruppo energetico tedesco (che rivendica 24 milioni di euro per una disputa sui brevetti), e gli ex dipendenti della coppia, rimasti senza indennità né Tfr.
Un intreccio di arte, mistero e milioni che trasforma una villa da sogno sul Lago Maggiore nel palcoscenico di un giallo internazionale, ancora tutto da decifrare.



