
Arte povera e identità italiana. Le mostre di Germano Celant è un libro incentrato sulla storia sociale dell’arte tracciata da sei grandi mostre dello storico, critico d’arte, direttore museale e imprenditore culturale – che hanno segnato il processo di storicizzazione dell’Arte Povera, analizzando come è mutata la percezione di un gruppo di artisti e delle loro opere attraverso mostre importanti e insieme di modernizzazione del nostro Paese
Archivi, mostre, ricerche e libri hanno il merito di approfondire la conoscenza specialistica e non di periodi controversi della storia del Novecento, di comprendere fenomeni artistici che abbiamo svalutato o non indagato ‘a freddo’, con il dovuto distacco critico in quanto “scomodi”, come per esempio è accaduto per il Futurismo associato per superficialità al periodo fascista, ampiamente riabilitato negli anni Ottanta grazie a mostre memorabili. La studiosa e rigorosa Silvia Maria Sara Cammarata non ha dimenticato l’orientamento metodologico di Enrico Castelnuovo che include nella storia dell’arte quella delle istituzioni in rapporto alle strutture sociali e i suggerimenti di Antonio Pinelli che considera la storia delle mostre come uno dei tasselli necessari per giungere a una «vera storia sociale», nella consapevolezza che anch’esse costituiscono «una forza attiva capace di influenzare il processo storico».

Lo dimostra con Arte povera e identità italiana. Le mostre di Germano Celant (postmedia books), un libro incentrato sulla storia sociale dell’arte tracciata da sei grandi mostre di Germano Celant (1940-2020) – storico, critico d’arte, direttore museale e imprenditore culturale – che hanno segnato il processo di storicizzazione dell’Arte Povera (1967), analizzando come è mutata la percezione di un gruppo di artisti e delle loro opere attraverso mostre importanti e insieme di modernizzazione del nostro Paese. L’autrice, analizzando le mostre di Celant in una prospettiva storica, passa al setaccio testi dei più importanti storici e critici d’arte del Novecento sul tema modernità e tradizione, documenti d’archivio, testimonianze dirette e indirette di artisti, alla ricerca di una identità italiana dell’Arte Povera, senza cedere alla tentazione di riproporre il curatore ‘eroe’, mettendo in evidenza come l’Italia – dopo l’atroce delitto di Aldo Moro, sospesa tra il fallimento delle grandi ideologie e Tangentopoli, con l’insediamento di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi – superate le ossessioni della ricerca del nuovo a tutti i costi, anche nell’arte contemporanea nazionalità, l’appartenenza culturale e il concetto di italianità diventi un imperativo politico-ideologico.
Questo libro, arricchito da immagini a colori e in bianco e nero, non è un’antologia critica sull’Arte Povera, né un’apologia agiografica dell’immensa attività critica ed espositiva di Celant, ma nasce dalla ricerca di Dottorato che l’autrice ha svolto all’Università di Roma Tre tra il 2019 e il 2022, sotto l’attenta guida di Laura Iamurri, e si arricchisce delle riflessioni maturate durante un Assegno di Ricerca all’Università di Torino nel 2024-2025, con Franca Varallo. Scrive l’autrice: «Arte povera e identità si propone piuttosto di analizzare quale tra i molteplici aspetti è stato di volta in volta celato o enfatizzato e perché, e che cosa ciò ha comportato nella lettura del fenomeno Arte Povera. Non si tratta quindi di una ricerca su Germano Celant, che pure ne è inevitabilmente il protagonista, ma del tentativo di esaminare, in particolare attraverso le sue mostre, come è maturata la percezione di un gruppo di artisti e delle opere».
A partire dal 1981, con la mostra Identité italienne. L’art en Italie depuis 1959 al Centre Pompidou di Parigi, Germano Celant inizia a interrogarsi sull’identità della cultura italiana, l’anno in cui l’Arte Povera diventa a tutti gli effetti un fenomeno italiano, e si propone come movimento emergente nel decennio delle rivoluzioni sociali, culturali e politiche, i cosiddetti “anni di piombo”, proprio negli anni Ottanta, contro il ritorno alla pittura e al citazionismo della Transavanguardia italiana (1979), teorizzata da Achille Bonito Oliva, a cui si deve il neologismo stesso, come sismografo del postmodernismo, inserito nel novero delle correnti neoespressioniste. A colpi di mostre in Italia e all’estero, Germano Celant con Il Mondo italiano (Los Angeles 1984), XX Century Italian Art (Londra 1989), *Arte italiana. Presenze. 1900-1945* (Venezia 1989), Memoria del futuro. Arte italiano desde las primeras vanguardia a la posguerra (Madrid 1990-1991) e *The Italian Metamorphosis 1943-1968* (New York 1994-1995) ha colto piccoli e grandi cambiamenti sociali, politici e culturali dal 1981 al 1994.

Questa mostra al Guggenheim Museum di New York, comprendeva oggetti di moda, design e gioielli d’artista e scarpe di Salvatore Ferragamo incluse, e il meglio del Made in Italy, aprendo negli anni dell’avvento di internet, della globalizzazione, del post colonialismo e del post human, un dibattito ancora aperto sul concetto di nazione e nazionalismo nel processo di modernizzazione e di storicizzazione di artisti e opere, nel tentativo di delineare alcune caratteristiche dell’identità artistica italiana sul rapporto tra innovazione e tradizione, rievocando il confronto tra i due paradigmi culturali del modernismo e del postmodernismo. Secondo Achille Bonito Oliva la mostra di Celant aveva seguito – in modo semplicistico – una idea lineare della storia, segnata da contraddizioni e complessità. La mostra fu un successo internazionale, anche perché assecondava l’immaginario del pubblico americano, con un allestimento modellato sulle loro aspettative e idee semplificate dell’evoluzione dell’arte italiana dal dopoguerra al mitico ’68, in cui l’Arte Povera si pone come summa del percorso espositivo raccolta proprio sotto la cupola del museo. Secondo la critica americana questa mostra è ‘di parte’, perché voleva dimostrare come tutta l’arte italiana si conducesse all’Arte Povera, nello stesso modo in cui il MoMA intendeva spiegare come tutto avesse portato all’astrazione e al modernismo. Celant nel rivendicare la propria parzialità in una intervista risponde alla critica: «Questa mostra è la storia della mia vita, dalla nascita alla mia maturazione. È un periodo su cui continuo a riflettere per capire le mie radici, la mia identità. È la storia d’Italia ma anche la mia storia personale» (p. 223).

Germano Celant, suo malgrado, dal 1994, con questa mostra spettacolarizzata dai media, l’anno in cui Silvio Berlusconi fu nominato Primo Ministro del governo italiano, diventa il curatore glamour di punta, tant’è vero che all’esposizione americana fu dedicata una trasmissione televisiva girata a New York ma trasmessa da Rai1 il 25 luglio 1995, nel programma di “Grandi Mostre live” intitolato Alla conquista dell’America. La mostra fu un pretesto per raccontare la cultura italiana del dopoguerra nel rapporto con gli Stati Uniti, in cui Celant compie con Milly Carlucci una visita guidata lungo la spirale del museo di Frank Lloyd Wright. Alla domanda di Milly Carlucci: «Quindi, missione compiuta? Abbiamo conquistato l’America?» Celant rispondeva: «Dopo che gli americani sono sbarcati sulle nostre coste nel 1943, noi siamo sbarcati sulle loro. Quindi sì: missione compiuta, abbiamo conquistato l’America in pace e creatività» (p. 224). L’Arte Povera, grazie a una strategia espositiva imprenditoriale durata tredici anni, è la protagonista di una identità italiana nelle sue infinite contraddizioni in alternativa alla pittura, non contro la tradizione modernista, ma aperta a confronti internazionali, e lo conferma il fatto che il riconoscimento ufficiale del movimento – che nasce in aperta polemica con l’arte tradizionale, che durante il Vietnam si avvicina ai movimenti di protesta a sfavore dell’intervento USA, come una “guerriglia” ideologica – avviene nel 2011, quando in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, è stata protagonista da nord a sud della Penisola italiana nel consenso globale.
Silvia Maria Sara Cammarata,
Arte povera e identità. Le mostre di Germano Celant 1981-1994,
postmedia books, €26,00



