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La svolta. La buona occasione di Silvia Giambrone nel mondo dell’arte

Silvia Giambrone Silvia Giambrone
Silvia Giambrone
Silvia Giambrone
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo quinto appuntamento, ci risponde l’artista Silvia Giambrone

Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?

Ci risponde Silvia Giambrone, artista visiva e performer.

Non posso dire che si trattasse ancora di carriera vera e propria perché ero ancora soltanto una studentessa quando a 25 anni ho letto, da fotocopie ottenute furtivamente, il libro Sputiamo su Hegel di Carla Lonzi, all’epoca non più edito da molto tempo. La lettura di quel libro confermava tutti i miei sospetti giovanili più latenti che d’improvviso, compiutamente e puntualmente formulati come io all’epoca non avrei potuto fare, potevano affiorare in superficie e che, simultaneamente, mi imponevano una riflessione rigorosa, quasi irreprensibile, sulla natura dell’arte, sulla sua funzione culturale e sul suo possibile asservimento alle logiche che di epoca in epoca hanno dominato le narrazioni più potenti. Un libro che ha legittimato quelle ossessioni che hanno plasmato nel corso del tempo, di opera in opera, il nucleo profondo della mia ricerca che ancora si nutre degli stessi eterni sospetti sulle pratiche di potere nelle relazioni umane più essenziali.

Quella è stata dunque per me una vera e propria svolta non solo perché ha forgiato la mia vita emotiva e il radicamento della mia ricerca in essa, ma ha anche e soprattutto costruito il senso di quella che col tempo avrei chiamato libertà, una libertà viscerale, onnivora, impenitente, devota, gioiosa, infernale che “come vedi ancor non m’abbandona”.

Leggi “La svolta” su ArtsLife:
1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci

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