
Scopriamo i progetti per l’anno 2026 dei protagonisti del sistema dell’arte italiana: critici e storici dell’arte, direttori di museo, artisti, galleristi, collezionisti, operatori culturali
1. Libri. Pubblicherò due libri. Un critico d’arte deve anzitutto scrivere e pubblicare. Quando vedo curatori di mostre che non hanno mai pubblicato libri, li vedo come un panettiere che non tocca mai la farina. I miei due volumi: il primo è sui vandali che attentarono la Guernica di Picasso (spesso gli atti dimostrativi rivelano profondità sociali che le didascalie non conoscono). Il secondo libro è su antropologia e storia dell’arte: che ore sono nella Pietà di Michelangelo? Quale tempo sta occupando la Venere di Milo? Quale luce del giorno batte sui Bronzi di Riace?
2. Accademia. Insegno all’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. Oltre al dovere verso gli studenti, sento un dovere verso le Accademie e le Università, che non voglio si trasformino in un semplice laureificio: quando ero uno studente universitario, l’Università di Bologna – oltre alle lezioni – offriva incontri e conferenze con Umberto Eco, Premi Nobel per la Letteratura, registi come Michelangelo Antonioni. Cioè offriva una temperatura fervida di stimoli intellettuali, di caratura internazionale, che andavano oltre la preparazione e il superamento degli esami. Così deve essere la temperatura critica per chi cresce e si forma.
3. Mostre e conferenze. Ho appena inaugurato una mostra, a mia cura, sull’artista Giuseppe Veneziano, che si protrarrà fino a maggio 2026 alla Fortezza Firmafede di Sarzana, Musei Nazionali della Liguria, in pendant con Renato Guttuso. Tra le conferenze, chiudo il ciclo dedicato alla scultura del Novecento, su Giacomo Manzù, Arturo Martini, Emilio Greco, Alfiero Nena e il Vaticano. Tra le altre curatele, ve ne svelo una perché insolita: inaugurerò una specie di chiesa. Uno spazio che prima era un campo, su cui un artista vi ha innervato il germe del sacro, le parole del Vangelo intessute con l’espressione contemporanea, e da allora ci sono persone che vanno a vedere, fare foto e pregare. Continuo le mie conferenze nei maggiori musei italiani perché è importante per un critico d’arte, non solo andare ovunque lo chiamino, ma rendere fervidi di parole, di riflessioni, luoghi solitamente pieni di silenzio e di contemplazione come i musei.
Luca Nannipieri, storico dell’arte, è professore all’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. I suoi libri sono pubblicati da Rizzoli, Mondadori e Skira, tra cui “Che cosa sono i classici” e “A cosa serve la storia dell’arte”. Ha curato e condotto rubriche d’arte su Rai e Mediaset.










