
Pirandello protagonista all’Accademia di San Luca nel cinquantenario della morte con trenta dipinti e un nucleo di opere su carta
Nel cinquantenario della morte di Fausto Pirandello, un indubbio protagonista dell’arte italiana del Novecento, l’Accademia Nazionale di San Luca di Roma e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, in collaborazione con l’Associazione Fausto Pirandello, presentano la mostra Fausto Pirandello. La magia del quotidiano. Mostra che comprende trenta dipinti scelti tra i maggiori capolavori dell’artista, e un nucleo di opere su carta, con un focus sui pastelli, tecnica prediletta da Pirandello nel secondo dopoguerra, si sviluppa in due sedi: all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma, fino al 28 febbraio 2026 e a Villa Aurea, Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi ad Agrigento dal 20 marzo al 2 giugno 2026.
Il percorso
Propone una lettura cronologica e critica delle creazioni di Pirandello, restituendone la complessità e le innovazioni. A Roma, la selezione dei dipinti si apre con i lavori degli esordi degli anni Venti, segnati dalla carnale fisicità stralunata di un realismo che non descrive e che sembra anticipare, per intensità e impostazione, l’impietosa oggettività di Lucian Freud.
Un dipinto giovanile è Composizione del 1923. Le due protagoniste con posture diverse posano sopra un materasso con una coperta gialla. Quella a destra è sdraiata con le gambe allungate. Quella a sinistra espone la schiena all’osservatore. Sono figure che mostrano la loro muscolosa nudità senza problemi. Rese mediante l’accentuazione cromatica, tralasciando il chiaroscuro.

Seguono le opere del periodo parigino (1928–1930), dove Pirandello entra in contatto e indaga le varie tendenze pittoriche: dal cubismo sviluppa una pittura terrosa, come spatolata, con larghe campiture vibrate e monocrome. Dal surrealismo fa proprie le immagini stridenti e contrastanti, in bilico tra il misterioso e l’onirico; di certa pittura alla Soutine deriva il taglio espressionista nell’interpretazione della materia e della carne; da Derain prende quel classicismo inciso dal sintetismo formale.
Tuttavia i suoi principali obiettivi si legano a quel gruppo che si era appena formato nella capitale francese, gli “Italiens de Paris” (1928-1933). Un esempio esplicito di questa fase è Donne con salamandra databile al 1928-1930. Enigmatiche e misteriose: la figura di destra è un’entità quasi irreale, senza la parte inferiore del corpo, mentre fluttuano nell’aria una salamandra o, meglio, una lucertola, e una carta da gioco, il cinque di coppe.

La tempesta
La rassegna continua con le opere fondamentali degli anni Trenta. Una di queste è La tempesta dipinta nel 1938. Donne e bambini sono colpiti da un vento intenso. I ragazzi nudi e le donne coperte da ampi abiti che corrono verso il fondo dello spazio dipinto suscitano un senso di allarme e di inquietudine. La tempesta allora come metafora di un disastro incombente. Fuga disordinata di figure immerse nel panico. Correlato nelle sottane sollevate che rendono le donne sinistri fantasmi, senza volto. Disperate e terrorizzate. Il miracoloso imprimersi di una foglia secca sul nero violaceo della gonna lacerata dal vento mostra come a quel terrore sia indifferente l’ineluttabilità della natura.
Le bagnanti
La serie delle bagnanti a partire dalla fine degli anni Trenta fanno storia a sé. Le figure accaldate, stranite dalla salsedine, scosse dal vento estivo che caratterizzano ossessivamente i bagnanti pirandelliani, devono esser stati ispirati non da un’astratta meditazione di studio ma da una reale esperienza marina ed estiva. Soggetti imprigionati nella loro esistenza, “non al riparo da invisibili aggressioni più implacabili di quella del sole, e ad esse disarmate”.
L’Autoritratto
L’ultima sala presenta la stagione del dopoguerra, animata da un rinnovamento profondo delle forme e del colore, che ebbe riconoscimenti in Italia e all’estero nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta. Al 1948, risale l’Autoritratto assorto. Pirandello, come Rembrandt, Courbet, van Gogh o de Chirico, è tra quegli artisti che durante la loro vita si sono regolarmente ritratti. E spesso Pirandello lo fa in modo impietoso. In quest’opera lo spazio sembra incapace di contenerlo, con la testa che arriva al margine superiore del quadro.

Secondo un’abitudine consolidata, l’artista ha dipinto su un cartone di risulta. Sovrapponendo una fascia orizzontale nella parte inferiore, allungando così l’immagine, conferendo alla composizione maggiore slancio e proporzione. Nella grande sala del primo piano inoltre sono tate inserite alcune opere su carta, che aprono le porte al laboratorio intimo dell’artista.
Fausto Pirandello. La magia del quotidiano
Accademia Nazionale di San Luca a Roma
Fino al 28 febbraio 2026
Curatori: Fabio Benzi e Flavia Matitti










