
Se al Louvre i ladri sono entrati da una scala, al British Museum di Londra i “topi d’appartamento” erano in casa, come era emerso con il licenziamento del curatore Peter Higgs. Sulle tracce del quale, oggi, il museo sta cercando un “detective” che possa tentare di recuperare le migliaia di oggetti scomparsi
La storia è nota: nel 2023, il British Museum rivelò che migliaia di oggetti erano scomparsi dai suoi dipartimenti di arte greca e romana, negli anni precedenti sotto la “cura” di Peter Higgs (1960), archeologo e studioso – appunto, dell’epoca Greco-Romana. Higgs fu licenziato due anni fa tra accuse di aver rubato, venduto su eBay e fuso reperti per oltre un decennio; accuse che l’uomo ha sempre smentito.
Fatto sta che il museo, attualmente, annuncia di aver recuperato qualcosa come 654 dei circa 1.500 oggetti mancanti stimati. Ma il recupero è un’operazione minuziosa: le piste provengono soprattutto dalla ricerca interna del team sulle vendite private, sui cataloghi e gli archivi storici. E mentre il museo ha ordinato un audit completo delle collezioni greche e romane per assicurarsi che non scompaia altro, la tecnologia gioca un ruolo sempre più importante. Indagini open-source e sistemi di riconoscimento delle immagini con l’Intelligenza Artificiale hanno aiutato a rintracciare manufatti perduti da tempo. “Si dà sempre per scontato che l’oro venga rubato per essere fuso. È deprimente, ma ci sono piccoli bagliori di speranza che potremmo trovarne ancora“, ha concluso Tom Harrison, che ha assunto recentemente la direzione del Dipartimento, mentre annuncia che sarà reclutata una figura dedicata esclusivamente a “scrivere lettere a commercianti, case d’asta e collezionisti in tutto il mondo“, non appena verranno stanziati i fondi.



