
Dalla Biennale di Venezia 2024 l’opera monumentale si stabilisce a Belgrado nel centro di cultura voluto dalla mecenate Madlena Zepter
C’è un tempo lungo, stratificato, che attraversa L’Albero della Vita. Un tempo che non si limita alla durata dell’esposizione, ma che si deposita nella materia, nei gesti ripetuti, nella costruzione paziente di una forma che cresce per accumulo e metamorfosi. Dopo aver illuminato il Museo Mocenigo a Venezia durante la Biennale 2024, l’opera di Carla Tolomeo trova ora una collocazione permanente a Belgrado, all’interno del Palazzo dell’Arte Madlena, voluto dalla mecenate Madlena Zepter come centro di cultura internazionale.
Un passaggio geografico che diventa anche simbolico: dall’acqua veneziana alla terra balcanica, l’Albero continua a crescere come ponte artistico e culturale tra i due Paesi. L’installazione è composta da 1.225 elementi, tutti realizzati a mano nello studio dell’artista con la collaborazione dei suoi assistenti storici. Un organismo complesso, popolato da animali, fiori, frutti e radici, che si muovono in un ecosistema immaginario ma sorprendentemente coerente. Dai rami pendono frutti, sulle superfici si arrampicano tartarughe, atterrano pappagalli, sbocciano fiori tropicali e si celano serpenti, mentre tra le radici guizzano pesci.

Un bestiario rigoglioso, quasi fiabesco, che rimanda al Bahamut del Manuale di zoologia fantastica di Jorge Luis Borges, poeta e amico di Tolomeo, cui l’opera è dedicata. La scelta del tessuto come materia primaria non è decorativa né accessoria, ma strutturale. Dal 1997 Carla Tolomeo lavora esclusivamente con i tessili, in un percorso unico nel panorama internazionale. Lampassi, sete, jacquard, lini e broccati diventano colore, volume, superficie pittorica. I tessuti provengono da alcune delle più importanti manifatture italiane – Bevilacqua, Fortuny, Cotonificio Veneziano, velluti Pontoglio – che accompagnano da anni il lavoro dell’artista, sostituendo la tavolozza tradizionale con una materia viva, stratificata, carica di memoria artigianale.

Il nulla si fa arte
Anche gli animali che abitano l’Albero nascono dal vetro: Venini ha realizzato nel prestigioso vetro di Murano le creature del bestiario, seguendo fedelmente i disegni dell’artista. Ma L’Albero della Vita non è soltanto un’opera di immaginazione formale. È, soprattutto, una riflessione sul concetto di trasformazione. La pratica di Tolomeo si fonda sull’idea che nulla sia statico: il residuo diventa bellezza, lo scarto si trasforma in forma, il nulla si fa arte.
Una poetica che assume anche un valore ecologico, esplicitato dall’artista stessa: “Perché se noi non trasformiamo, il mondo finirà sommerso dagli avanzi della cosiddetta civiltà“. In questo senso, l’Albero si offre come metafora di un’esistenza in continuo mutamento, dove natura e cultura non sono in opposizione ma in dialogo costante.

La collocazione permanente dell’opera al Palazzo dell’Arte Madlena rafforza questa visione. Il museo, fondato da Madlena Zepter come spazio dedicato alla creatività contemporanea e al mecenatismo internazionale, accoglie l’Albero come segno tangibile di un’amicizia culturale profonda tra Italia e Serbia. Non un semplice trasferimento, ma un radicamento: l’opera entra a far parte di un contesto che ne amplifica il senso, inserendola in una narrazione più ampia di scambio, continuità e memoria condivisa.
Carla Tolomeo, che ha collaborato con maison come Hermès e Blumarine, creato suite per l’Hôtel Le Meurice di Parigi e lavorato con realtà come Formitalia e Superstudio, vede così una delle sue opere più ambiziose assumere una dimensione definitiva. L’Albero della Vita resta, cresce, si offre allo sguardo come un organismo aperto, capace di parlare di origine e rinnovamento, di fragilità e durata. Un mondo che si rigenera, cambia e perdura, in un equilibrio sospeso tra arte e natura.










