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La rivoluzione espressionista. Edvard Munch in mostra a Mestre

Edvard Munch, Ceneri Edvard Munch, Ceneri
Edvard Munch, Ceneri
Edvard Munch, Ceneri
Al Centro Culturale Candiani un’esposizione attraversa l’opera e il lascito di Munch come figura immersa nel proprio tempo

Non è il mito dell’artista solitario, ma la mappa di una modernità inquieta e condivisa quella che la mostra MUNCH. La rivoluzione espressionista mette in scena al Centro Culturale Candiani di Mestre (Venezia). Attraverso un percorso che privilegia il segno, la grafica e la tensione emotiva rispetto alla narrazione biografica. Visitabile fino al 1° marzo, l’esposizione attraversa l’opera e il lascito di Edvard Munch restituendolo come figura centrale di una rete culturale europea. Fatta di relazioni, scambi e fratture che hanno segnato la nascita dell’arte moderna.

Oltre il mito del genio isolato

Il progetto espositivo sceglie consapevolmente di superare l’immagine stereotipata di Munch come artista solitario e tormentato. L’autore norvegese emerge invece come figura profondamente immersa nel proprio tempo, partecipe delle trasformazioni sociali, letterarie e artistiche dell’Europa tra Otto e Novecento. I legami con scrittori e intellettuali contemporanei, tra cui Henrik Ibsen, contribuiscono alla costruzione di un linguaggio visivo radicale. In cui l’esperienza individuale si intreccia costantemente a una tensione collettiva.

Viaggiatore instancabile, Munch attraversa Parigi, la Germania, il Belgio e l’Italia, confrontandosi con un’Europa attraversata dalle Secessioni e dalle prime avanguardie. Dove l’accademia è ormai un sistema in crisi. Nel suo segno si stratificano suggestioni simboliste e postimpressioniste, fino alla definizione di una cifra espressiva inconfondibile, capace di trasformare l’immagine in esperienza emotiva totale.

Un percorso in sette capitoli

Il progetto, ideato dalla Fondazione Musei Civici per il Centro Culturale Candiani, prende avvio dalle opere grafiche di Munch conservate nelle collezioni civiche di Ca’ Pesaro – Angoscia, L’urna, La fanciulla e la morte, Ceneri – per costruire un itinerario che intreccia origini, influenze ed eredità.

L’allestimento accompagna il visitatore secondo un andamento volutamente non lineare, fatto di rimandi e fratture, che privilegia le affinità emotive e formali rispetto alla successione cronologica. Il segno di Munch agisce come una corrente sotterranea più che come un punto di arrivo. Le opere dialogano per tensioni e risonanze, dando forma a un’esperienza di lettura intensa e stratificata. La grafica, in particolare, impone un ritmo serrato allo sguardo, trasformando l’incisione in una superficie di attrito emotivo continuo. Il visitatore è chiamato a sostare, a rallentare, a misurarsi con immagini che non concedono distanza.

 

Edvard Munch, L'angoscia
Edvard Munch, L’angoscia

Le prime sezioni mettono Munch in relazione con i fermenti naturalisti e impressionisti e con il connazionale Aksel Waldemar Johannessen. Da qui il racconto attraversa le Secessioni tedesche di Monaco, Vienna e Berlino, veri laboratori di rinnovamento in cui simbolismo, Jugendstil e postimpressionismo si fondono. In questo clima, il segno nervoso e la tensione psicologica di Munch diventano una grammatica condivisa e un riferimento imprescindibile.

Dal simbolismo all’espressionismo

Superata la stagione impressionista, il percorso esplora il simbolismo europeo, da Odilon Redon ad Arnold Böcklin, fino alle declinazioni più corrosive del simbolismo belga, in cui Félicien Rops e James Ensor spingono l’immagine verso il grottesco e la deformazione. In Italia, il simbolismo assume caratteri autonomi e potenti, tra le sculture di Adolfo Wildt e le atmosfere cupe di Cesare Laurenti.

Ampio spazio è riservato alla grafica, linguaggio in cui l’eredità di Munch risulta decisiva per l’Espressionismo tedesco e per il gruppo Die Brücke. Dopo la Prima guerra mondiale, artisti come Otto Dix e Max Beckmann radicalizzano una lezione già presente in Munch, trasformando il trauma storico in immagini crude, dove il corpo umano diventa campo di battaglia.

 

Edvard Munch, L'urna
Edvard Munch, L’urna
Un’eredità che parla al presente

Il racconto espositivo si estende fino al secondo Novecento e all’arte contemporanea. Qui l’eredità di Munch non si manifesta come citazione diretta, ma come postura emotiva e necessità espressiva, dalle opere di Renato Guttuso e Zoran Mušič fino alle deformazioni di Emilio Vedova e alle pratiche performative di Marina Abramović e Shirin Neshat.

Inserita nel progetto di rinnovamento del Centro Culturale Candiani, destinato a diventare una Casa delle Contemporaneità, MUNCH. La rivoluzione espressionista non si limita a celebrare un maestro del moderno, ma riattiva un confronto aperto con immagini che continuano a mettere in crisi lo sguardo contemporaneo. Uno specchio ancora attivo delle nostre fratture emotive e culturali, che non consola e non pacifica, ma costringe a guardare.

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