
Docente prima all’Università La Sapienza e poi a Ca’ Foscari di Venezia, Gentili ha formato generazioni di storici dell’arte
“L’arte non vive di effetti, ma di comprensione”. Con questa convinzione Augusto Gentili ha attraversato oltre mezzo secolo di studi, lasciando un segno profondo nella storia dell’arte italiana. Lo storico dell’arte, tra i massimi esperti di Tiziano e della pittura veneziana del Rinascimento, è morto il 18 gennaio 2026 all’età di 82 anni.
Nato a Roma nel 1943, Gentili è stato docente prima all’Università La Sapienza e poi a Ca’ Foscari di Venezia, dove ha formato generazioni di storici dell’arte. Il suo metodo, rigoroso e insieme aperto al contesto storico, sociale e culturale delle opere, ha contribuito a rinnovare in profondità gli studi sulla pittura veneziana del Quattro e Cinquecento.
Studioso raffinato e interprete acuto, Gentili ha dedicato gran parte della sua ricerca a Tiziano Vecellio. Firmando monografie considerate di riferimento e numerosi saggi che hanno ridefinito la lettura dell’opera del maestro del colore. Accanto a Tiziano, i suoi interessi hanno toccato Carpaccio, Lotto, Tintoretto e Veronese.
Fondatore e direttore della rivista Venezia Cinquecento, è stato anche un instancabile animatore del dibattito critico, capace di coniugare alta ricerca e divulgazione. Il suo ultimo contributo, dedicato al “non finito” di Tiziano, è apparso in un catalogo pubblicato pochi giorni prima della sua scomparsa. Fare una visita guidata a una mostra con lui non era solo una coltissima lezione, ma diventava un viaggio in un mondo costruito con collegamenti trasversali e sorprendenti connessioni orizzontali. Mancherà il suo approccio unico e inimitabile…









