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Is art your painkiller? Roxy In the Box presenta al Madre il suo primo “catalogo ragionato”

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Roxy in the Box, Is art your painkiller?
Roxy in the Box, Is art your painkiller?
Il primo progetto editoriale Is Art Your Painkiller?, dell’artista napoletana Roxy in the Box presentato al Madre di Napoli

Presentato giovedì 15 gennaio al Madre, presso la sala Re_PUBBLICA Madre, il primo progetto editoriale Is Art Your Painkiller? dell’artista napoletana Roxy in the Box. Il massiccio volume di 3,2 kg è un “catalogo ragionato”, in cui l’artista ha voluto mettere nero su bianco il flusso del suo pensiero creativo, a tratti la morale che sottende il suo lavoro visivo, quasi un pleonasmo, là dove il lavoro dell’artista non ha, a mio avviso, bisogno di un testo a supporto. Il gioco con il pleonasmo è però esso stesso azione artistica e funziona dal momento in cui il libro finale venga concepito come opera in sé e, dopo averlo acquistato, sfogliato e letto in ordine causale, senza seguire un filo temporale, come si fa con i testi sacri o con i libri di poesia, l’impressione di ritorno ricevuta è esattamente quella di un libro d’arte.

Va chiarito che il libro d’arte è solitamente un lavoro che esclude la riproducibilità, non è un vero e proprio progetto editoriale, ma un gioco con l’idea di progetto editoriale, al fine di dare a quell’oggetto tanto simile a un libro, un’aura di opera d’arte. Ma siamo nel Post-Pop, e quindi ci può stare che l’idea di libro d’arte si trasformi in un vero e proprio oggetto di riproducibilità, vendibile ad un costo accessibile, come qualsiasi prodotto della cultura contemporanea.

Tutto in Roxy in the Box, orienta a riflettere sul metodo e sul processo creativo che l’artista “Social Pop” possa aver impegnato per affrontare questo progetto durato sette anni, la sua propensione alla serialità, al feticcio e all’oggetto da conservare, l’incredibile versatilità nell’utilizzo di tecniche e tecnologie, la capacità di trasferirsi concettualmente altrove, arrivando a trasformare se stessa.

Tutti chiari segnali che lasciano riflettere su come questo libro possa essere stato concepito da Roxy, allo stesso modo in cui concepì la performance Save The Icon, progetto curato da Laura Trisorio nel 2013 e in cui l’artista sì trasferì fisicamente nell’icona Elvis Presley, identificandosi nel personaggio dopo averne studiato le fasi dell’esistenza, quindi prendendo possesso della sua icona, restituendo tramite la propria vita una seconda possibilità a quel corpo, che era diventato un involucro, un mero simbolo grafico. Un esperimento performativo durato cinque mesi, in cui Roxy vivendo da Elvis Presley e uscendone sfinita, mentre prendeva coscienza sulla reale vita dell’icona, affrontava dubbiosa il modo in cui il tempo tende a svuotare le grandi figure della storia, positive o negative che siano, allontanandole pericolosamente dalle proprie azioni e imprese.

 

Roxy in the Box, la presentazione di Is art your painkiller?
Roxy in the Box, la presentazione di Is art your painkiller?

Quindi sì è molto possibile leggere il progetto editoriale Art is your painkiller?, come un’ulteriore immedesimazione di Roxy in qualcosa di diverso e vedere il suo libro come uno dei suoi feticci. Certo, un feticcio importante pieno di verità anche intime, che l’artista sente di voler mettere nero su bianco e a disposizione di chiunque. Un libro pieno di valore critico tramite le letture ultra-contemporanee di Gianluca Marziani, Anita Pepe e Christian Caliandro. 444 pagine dal peso specifico di un comodino, come lo ha definito la stessa artista, ma che al suo interno contiene un lavoro grafico notevole, fotografie e immagini dai colori sgargianti, ben definite su carta di alta grammatura.

Ironica e atroce la dedica alla madre che apre il testo “A mia madre, a cui non ho mai detto di aver lasciato il posto fisso”, una dichiarazione che fa sorridere, ms che però copre/scopre la verità fatta di sofferenza, la scelta di una vita in bilico, il lavoro dell’artista piena di momenti a fasi alterne, di alti e bassi da affrontare da sola con sé stessa. Del resto il lavoro di Roxy nasconde sempre questa dualità, queste due strade parallele, Pop-polare forse più che “Pop-olare”, come in Pulp-Azioni, Eroe per un Giorno o Mai dire Maia, da un lato il significante con la coperta del gioco di parole e dei colori brillanti della Pop-Art, a favore di una consapevole “estetica imbrogliona” e, dall’altro, il significato pieno di sofferenza reale e sociale. Così come nei giochi semantici, Campare d’Arte o Martiri, da un lato la bellezza del logo, del marchio luminoso e accattivante e dall’altro la trasformazione in gioco di parole che restituisce un momento riflessivo.

Nel libro l’artista vuole attraversare tutte le fasi creative, una forma di rendicontazione in cui fissa a parole i momenti, anche quelli totalmente positivi dell’aggregazione con i lavori di street art, del gioco e del divertimento come San Gennaro e Caravaggio che leggono il giornale. Quello Stay Liquid che accompagna la raffigurazione del santo patrono, un’esortazione a far liquefare il sangue per il bene comune.

 

Roxy in the Box, la presentazione di Is art your painkiller?
Roxy in the Box, la presentazione di Is art your painkiller?

Non è in fin dei conti chiaro se l’arte possa essere un antidolorifico, perché come afferma la stessa Roxy, campare d’arte è difficile, non lo fai dall’oggi al domani e non è detto che accada mai, ma, se mi è consentito, dal mio punto di vista due cose sono sicure: la prima è che se l’arte non è una cura, sicuramente l’utilizzo della rappresentazione visiva, le figure, i colori appartengono al bello dell’esistenza e a saperle manipolare bene, come fa Roxy in the Box produce un valore terapeutico per la psiche e può portare solo a stare meglio a chi le guarda; la seconda è che questo catalogo ragionato più lo sfoglio e più mi piace, è un lavoro grafico ben riuscito ed ha la giusta potenza per illuminare da solo tutta la mia libreria.

Alla presentazione hanno partecipato la Presidente della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee, Angela Tecce, la gallerista Laura Trisorio, lo scrittore Luca Delgado e l’attore e regista Massimo Andrei e con l’introduzione del performer, cantante e attore Rino De Masco.

Roxy in the Box
Is art your painkiller?
Editori Paparo, 2025
Idea creativa: Roxy in the Box e Gianluigi Cantoni
Progetto grafico: Gianluigi Cantoni

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