Print Friendly and PDF

Addio a Marian Goodman, “pilastro” mondiale dell’arte

Marian Goodman
Marian Goodman
La leggendaria gallerista Marian Goodman, è morta in un ospedale di Los Angeles a 97 anni. A darne notizia per prima è stata la redazione del New York Times

Aveva aperto la sua prima galleria a New York nel 1977, Marian Goodman, in piena Midtown, con una mostra dell’artista belga Marcel Broodthaers. Quel debutto, quasi mezzo secolo fa, segnò l’inizio di una carriera lunga cinque decadi, durante i quali divenne il punto di riferimento per alcuni dei più importanti artisti internazionali, in particolare per le voci europee che ancora non avevano trovato piena consacrazione negli Stati Uniti.

La sua lista di artisti è un compendio della storia dell’arte contemporanea: dal pittore Gerhard Richter al regista Steve McQueen, dai maestri dell’Arte Povera Giuseppe Penone e Giovanni Anselmo alla pittrice Julie Mehretu, fino a William Kentridge e Lothar Baumgarten. «Se avessi comprato opere solo da Marian Goodman negli ultimi 40 anni, avresti uno dei migliori musei al mondo oggi», aveva dichiarato nel 2014 Tom Eccles, direttore del Center for Curatorial Studies del Bard College.

Nata Marian Geller a New York, nel 1928, crebbe in una famiglia amante dell’arte – il padre collezionava Milton Avery – e dopo una prima esperienza con Multiples, una società pionieristica per edizioni d’arte accessibili fondata nel 1965, il salto definitivo avvenne per amore di un artista: non trovando nessun gallerista a New York disposto a rappresentare proprio Broodthaers, decise di farlo lei stessa.

Negli anni ’80, la sua galleria sulla 57esima Strada, era raggiungibile solo passando per un ascensore angusto (le opere grandi entravano dalla finestra, con una gru), ma divenne un tempio dell’arte concettuale. E mentre il mercato esplodeva e i colleghi moltiplicavano le sedi in tutto il mondo, Goodman mantenne una linea sobria e concentrata, aprendo solo spazi a Parigi (1995) e Londra (2014, poi chiuso nel 2020). La sua filosofia era chiara: «Ho visto galleristi inseguire artisti, poi buttarli fuori e passare al successivo. Temevo fosse contagioso», disse al New Yorker.

La sua cifra distintiva fu una lealtà totale e di lungo periodo verso gli artisti che sceglieva:«Devi essere disposto a mostrare un artista per quindici o vent’anni», affermò Goodman. Questo approccio, unito a un’integrità che i rivali ammiravano profondamente, le valse la reputazione quasi museale della sua galleria, rimarcata anche da altrettanti grandi colleghi, come Jeffrey Deitch, e visibilmente riscontrabile con stand impeccabili dalle varie Art Basel a Frieze.

Negli ultimi anni, Goodman aveva pianificato il futuro della sua galleria, affidandone quella che oggi è la presidenza a Philipp Kaiser – ex direttore del Museo Ludwig di Colonia (nel 2019) e trasferendo la sede newyorkese da Midtown a Tribeca, oltre all’apertura di uno spazio a Los Angeles nel 2023.

La sua scomparsa segna la fine di un’era, ma lascia in eredità un modello unico: quello di una gallerista che ha sempre messo la visione dell’artista e la qualità del lavoro al di sopra di ogni logica di tendenza o puro business. Come disse di lei Gerhard Richter, che fu rappresentato per quasi quarant’anni: «Marian è una presenza. È saggia. Ha coraggio».

Commenta con Facebook