
Oltre 80 gallerie, un focus sull’innovazione, il coinvolgimento delle realtà istituzionali svizzere e anche un altro modo di presentare le “edizioni”: le conferme di Art Genève, alla sua 14.ma edizione
Fino a domenica il Palexpo di Ginevra ospiterà la 14.ma edizione dell’omonima fiera d’arte moderna e contemporanea che conferma il suo ruolo di appuntamento inaugurale del calendario europeo delle fiere invernali. E come vi abbiamo raccontato nella nostra anticipazione, tra le oltre 80 gallerie selezionate, anche gli italiani 10 A.M. ART e Studio Gariboldi (Milano), da Enrico Astuni (Bologna), oltre a Tornabuoni Art.
Ma com’è la fiera, che abbiamo visitato nel giorno del suo opening, giovedì 29? In due parole potremmo definirla prudente e convincente. Il perché del primo aggettivo è presto detto: non è solo la posizione di Ginevra nello scacchiere economico globale, a partire dalla ricca area geografica in cui è collocata la città, a far sì che le gallerie vadano un po’ sul sicuro (con infinite variazioni sulla pittura) ma anche i chiari di luna dell’economia globale, in un periodo che da un capo all’altro del mondo vive di una certa instabilità. Convincente perché, nonostante le scelte ponderate, gli stand sono per lo più ottimi nell’offerta. Ripetizioni rispetto alle precedenti edizioni? Forse qualche quadro già visto, ma di certo fa parte del gioco.
Quel che è certo, in tutti i modo, è che mantenendo la sua atmosfera intima e il carattere “federativo”, Art Genève 2026 continua ben più che godibile non solo per i molti collezionisti avvistati tra gli stand, in primis Patrizia Sandretto, ma anche per il pubblico.
A vincere? Anche questa volta è, appunto, la pittura: da Christine König, per esempio, c’è Pierre Klossowski con il suo erotismo delicato, pastello su carta, in formati non convenzionali. La storica galleria parigina Suzanne Tarasieve, fondata nel 1978, propone – tra gli altri – le curiose immagini domestiche e al limite tra l’ironico e l’inquietante del pittore svizzero Léopold Rabus. Da Mezzanin, Ginevra, incontriamo invece una grande installazione dell’italiano Diego Cibelli, che mischia i simboli del potere e della ricchezza con le espressioni più tradizionali dei manufatti in porcellana: alla loro prima collaborazione, l’artista avrà anche la sua prima mostra in galleria nell’autunno di quest’anno. E i big? Difficile perdersi gli stand di Tang, per esempio, con una squadra di pittori cinesi che vanno da Yue Minjun a Cai Lei: certezze assolute. I brasiliani Lorenzatto e Chico da Silva, con Salvo, da Ars Belga, mentre da Eva Presenhuber colpisce il bacio rifratto dai vetri di Louisa Gagliardi…

Si accarezza il gusto del pubblico, insomma, le narrazioni figurative e dal clin d’oeil queer, ma lo si fa con gusto e senza risparmiarsi, un po’ come il settore dell’editoria che diventa a sua volta parte della fiera: da segnalare, qui, lo stand di Éditions Dilecta, fondata a Parigi nel 2005, che porta in scena il giovane svizzero Jean Gfeller, le cui pitture rivolgono uno sguardo critico sulla società contemporanea e sul rapporto con il mondo del lavoro, avvelenato dal culto del successo: l’oppressore e l’oppresso, raffigurati come alter ego dell’artista, mettono in luce la loro stessa fragilità in ambienti chiusi e spesso non confortevoli.
Infine, accanto alle gallerie, le istituzioni, fondazioni e musei svizzeri e internazionali, che presentano progetti site-specific arricchendo il panorama espositivo: da segnalare il MAH, che ha appena inaugurato la sua annuale “Carte Blanche” con John Armleder, che ha rivisto le collezioni del museo in una esposizione ciclopica, ma anche il piccolo museo ginevrino Barbier-Mueller, dedicato a raccolte di arte preistorica, africana a oceanica, che ad Art Genève porta in scena una piccola selezione della collezione reinterpretata dall’artista Paul Maheke, in uno stand blu elettrico dal titolo “Pleasing the spirit”: una vera sferzata di energia. Completa la fiera la sezione “Sur-Mesure”, introdotta nel 2024, dedicata a opere monumentali (una manciata) che sfidano i formati tradizionali e che fanno capolino da un lato all’altro dei corridoi.









