Print Friendly and PDF

La Melanconoia a Palazzo Reale

Metafisica/Metafisiche, Palazzo Reale, Milano Metafisica/Metafisiche, Palazzo Reale, Milano
Metafisica/Metafisiche, Palazzo Reale, Milano
Metafisica/Metafisiche, Palazzo Reale, Milano
Limiti e carenze nella mostra Modernità e malinconia, a Palazzo Reale, cuore del grande progetto espositivo Metafisica/Metafisiche

Si è inaugurata martedì 27 nelle sale di Palazzo Reale a Milano la mostra Modernità e malinconia, prima tappa e cuore del grande progetto espositivo Metafisica/Metafisiche, a cura di Vincenzo Trione, che interessa inoltre Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia.

Parafrasando indegnamente un grande scrittore, mi vien da dire che non vi sia professore che non sia un critico o un curatore in potenza o in atto e che tra le diverse felicità che può procurare l’insegnamento, la più alta è l’invenzione. Poiché non tutti sono capaci di questa felicità, molti dovranno contentarsi di simulacri. Imperfetti curatori che sorretti da grande erudizione, prefigurano o promettono un buon argomento, involontariamente disatteso dall’autore.

Tutta ‘sta solfa per dirvi che la mostra, benché sorretta da un presupposto non originalissimo ma tuttavia plausibile, vuole evidenziare come l’invenzione del linguaggio metafisico abbia oltrepassato i propri confini storici per plasmare il vocabolario delle varie discipline che, oltre l’arte contemporanea, sono rappresentate in mostra: l’architettura, il cinema, la fotografia… Argomento che il nostro curatore dovrebbe già in parte conoscere, essendo stato commissario di un’esposizione del 2007 che aveva coma tema proprio Giorgio de Chirico, Metafisica e Architettura.

 

Metafisica/Metafisiche, Palazzo Reale, Milano
Metafisica/Metafisiche, Palazzo Reale, Milano
Fab eighteen

La mostra, dicevo, è pletorica, ambiziosa e velleitaria. Impaginata con un terrificante allestimento che non si vedeva dai fab eighteen, corredata da schede poverissime (imparassero dagli anglosassoni), con alcune cadute ingiustificabili tipo la scelta delle opere di Alberto Savinio fra le meno rappresentative dell’autore. Per quel che concerne poi il tema delle ricadute linguistiche, insufficienze documentali a parte, un commentino lo merita il “teatrino” allestito per Francesco Vezzoli: un citazionismo incline più al ridicolo che al Kitsch.

Last but not least, nonostante i lodevoli sforzi per rafforzarlo, il sistema museale milanese rimane tragicamente provinciale, legato a logiche locali autoreferenziali, assolutamente non all’altezza delle ambizioni a cui aspira Milano che si misura con le grandi metropoli europee.

Pensate forse che qualcuno che non sia un’occasionale turista amante dei piccioni sul sagrato del Duomo, prenda un treno, un aereo, per venire appositamente a vedere una simile mostra che dovrebbe ridare vita al nostro patrimonio artistico? Ai posteriori l’ardua sentenza.

Malinconici saluti.

L.d.R.

Commenta con Facebook