19 Settembre 2026 12:20

Se Magritte presenta Magritte. Inedita mostra ad Anversa

Magritte. La ligne de vie, KMSKA, Anversa
Magritte. La ligne de vie, KMSKA, Anversa (foto Anna Mattioli) 
Le opere presentate nelle sale del KMSKA sono introdotte da brani della conferenza tenuta ad Anversa dallo stesso René Magritte

René Magritte parlava raramente del suo affascinante processo artistico. Tenne solo tre conferenze pubbliche, la più significativa delle quali ebbe luogo al Museo Reale di Belle Arti di Anversa (KMSKA) nel 1938. Ora il museo riporta in vita la cruciale conferenza, che diventa il fulcro critico della mostra Magritte. La ligne de vie, visitabile ancora fino al 22 febbraio. Non è una semplice retrospettiva, ma un’ambiziosa operazione curatoriale dove la voce dell’artista torna a risuonare grazie al supporto delle tecnologie digitali.

Estratti della più completa e rivelatrice lectio accompagnano le opere citate dall’artista costruendo un percorso che intreccia parola e immagine in modo immersivo. Il cuore della mostra è proprio questo dialogo: il visitatore segue lo sviluppo del linguaggio magrittiano attraverso le sue stesse riflessioni. Dalla folgorazione infantile per la pittura – momento originario e quasi mitico – fino alle celebri sperimentazioni sul rapporto tra oggetto e rappresentazione, tra immagine e linguaggio. Non un’evoluzione lineare, ma una ricerca inquieta, fatta di deviazioni e ripensamenti: dal futurismo astratto alla figurazione nitida e perturbante che lo renderà celebre.

Magritte. La ligne de vie, KMSKA, Anversa
Magritte. La ligne de vie, KMSKA, Anversa (foto Anna Mattioli) 
Ossessioni poetiche

L’esposizione mette in evidenza i “problemi” ricorrenti individuati da Magritte stesso: la porta, la finestra, la figura femminile. E ancora le mele sospese, le nuvole, le vedute, i giocattoli, elementi che ritornano come ossessioni poetiche. Attraverso questi nuclei tematici emerge un artista tutt’altro che freddo concettualista, ma profondamente coinvolto in una lotta intellettuale con le proprie immagini.

Colpisce anche il tono politico della conferenza del 1938. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, Magritte rivendica il Surrealismo come strategia per smascherare l’assurdità del tempo presente. Lontano dall’essere puro esercizio di stile, il suo lavoro si radica in una tensione critica. Erede dell’anima provocatoria e antiborghese del movimento surrealista.

Lezione magrittiana

Nel capitolo finale, la mostra apre lo sguardo sull’eredità anversana del maestro. Giovani artisti come Marcel Mariën, Gilbert Senecaut, Roger Van de Wouwer e Léo Dohmen raccolsero la scintilla di quella conferenza, dando forma a un surrealismo “scaldese” che tra collage, fotografia e poesia proseguì – con spirito provocatorio – la lezione magrittiana.

Magritte. La ligne de vie si distingue così per un impianto narrativo raro: non racconta Magritte dall’esterno, ma dall’interno del suo pensiero. In un museo che custodisce una delle più importanti collezioni dell’artista, questa mostra riesce nell’impresa di avvicinarci, forse come mai prima, alla sua mente nel momento di massima consapevolezza. Non una celebrazione, ma un attraversamento critico. E, soprattutto, un invito ad ascoltare la voce che si cela dietro le immagini.