19 Settembre 2026 02:52

I colori dell’alabastro. Torna a splendere l’Urna etrusca del Bottarone

L’Urna del Bottarone (foto Daniela Izzi)
L’Urna del Bottarone (foto Daniela Izzi)
Il restauro dell’urna etrusca ha fatto riemergere i colori originari accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di 2400 anni fa

Il MAF, Museo Archeologico di Firenze, presenta in anteprima assoluta presso il Palazzo dei Congressi di Firenze l’esposizione I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone a sessant’anni dall’alluvione di Firenze, una mostra che celebra il completamento di un importante intervento conservativo che ha restituito luminosità e intensità ai colori originari dell’urna di alabastro, riportando all’antico splendore l’abbraccio senza tempo della coppia di sposi etruschi scolpita oltre 2400 anni fa.

Il restauro, effettuato da Daniela Manna su progetto scientifico e sotto la supervisione di Barbara Arbeid, Giulia Basilissi e Mario Iozzo, è stato possibile grazie al sostegno dell’Ufficio Federale Svizzero della Cultura. L’esposizione presso gli spazi di TourismA è a cura di Daniele Federico Maras, Barbara Arbeid e Giulia Basilissi, realizzata con il sostegno dell’Ambasciata di Svizzera in Italia, e allestita dallo studio Deferrari+Modesti con la collaborazione di neo.lab che hanno progettato uno spazio capace di valorizzare l’opera e il racconto del suo recupero.

 

Lo sposo nell’Urna del Bottarone
Lo sposo nell’Urna del Bottarone

Realizzata tra il 425 e il 380 a.C. in alabastro bianco con venature grigie, l’urna è stata scoperta nel 1864 in circostanze sconosciute nella località “Bottarone” (o “Butarone”) presso Città della Pieve, ha transitato nella collezione di Giorgio Taccini e più tardi acquistata dal collezionista fiorentino Giuseppe Pacini, per poi arrivare nel 1887 nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Una nuova vita

Il coperchio scolpito rappresenta una coppia di marito e moglie, un fatto unico nel panorama della scultura funeraria chiusina dell’epoca, che di regola vede il defunto accompagnato da un demone femminile con le ali “qui la donna è la moglie, è il gesto dello svelamento che ce lo conferma”, sostiene Barbara Arbeid, Funzionaria Archeologa – Curatrice della Sezione Etrusca evidenziando l’eccezionalità iconografica dell’opera e la forza espressiva di quell’abbraccio.

L’urna del Bottarone è stato un esperimento ben riuscito di restauro con una collaborazione a più livelli, collaborazione di professionisti e di risorse pubbliche e con l’utilizzo di fondi internazionali. Un’eccellenza che restituisce un messaggio positivo per il futuro del patrimonio culturale a noi affidato: dalla catastrofe dell’alluvione a una nuova vita per l’urna etrusca e per il Museo”, afferma Daniele Federico Maras il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

 

La sposa nell’Urna del Bottarone
La sposa nell’Urna del Bottarone

L’intervento di restauro conservativo ha ricongiunto la testa dello sposo al busto ma come sottolinea la restauratrice, la dott.ssa Basilissi, i materiali utilizzati consentiranno in futuro di riportare, per motivi di studio, il reperto allo stato originale. La mostra è visitabile fino al 1° marzo dalle 9 alle 18 a ingresso gratuito presso il Palazzo dei Congressi – Spazio espositivo centrale. Subito dopo la fine di tourismA l’Urna del Bottarone tornerà fruibile al pubblico nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.