20 Settembre 2026 03:39

Dagli esordi al Novecento Italiano. Emilio Malerba a Lucca

Emilio Malerba, Bambine (Bambine al pianoforte, Lezione di musica), 1924, collezione privata fotografia di Luca Carrà
Emilio Malerba, Bambine (Bambine al pianoforte, Lezione di musica), 1924, collezione privata fotografia di Luca Carrà
Nel centenario della morte la Fondazione Ragghianti propone Emilio Malerba, uno dei sette artefici del gruppo Novecento

L’artista più dimenticato del 900 italiano, fu uno dei fondatori dell’omonimo movimento, lo definisce Elena Pontiggia co-curatrice della mostra insieme a Paolo Bolpagni, Emilio Malerba (1878-1926) Dagli esordi al Novecento Italiano a Lucca nella Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti. Nel centenario della morte il pittore ora torna in scena con 55 tra dipinti e manifesti, sostanzialmente il 90 per cento della sua produzione, oltre a documenti, foto e lettere, per documentare la parabola dell’ artista milanese.

Finito nel dimenticatoio anche per aver creato nella sua breve carriera un numero limitato di opere presenti soprattutto in collezioni private. I curatori tengono a precisare che non si tratta di una “semplice riscoperta” come avviene con le figure minori ma di “una restituzione, la volontà di rimetterlo nel posto che merita come uno dei massimi artisti della sua epoca”. Nelle sale dell’ex complesso monumentale di San Michieletto il racconto segue il percorso artistico di Malerba dagli anni giovanili e dai suggestivi manifesti Belle Époque fino alla produzione post-scapigliata, novecentista e purista. Il visitatore può confrontarsi con un notevole numero di inediti esposti per la prima volta alla Fondazione Ragghianti.

Emilio Malerba, Le maschere, 1922, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Foto Alessandro Vasari
Emilio Malerba, Le maschere, 1922, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Foto Alessandro Vasari
Lo spartiacque

Racconto contraddistinto dallo spartiacque del 1920, anno in cui la pittura di Malerba registra la svolta, un mutamento assoluto verso la forma sospesa del Realismo Magico. La poetica che da un lato si riappropria del reale con estrema chiarezza analitica e dall’altro ne rasenta il mistero. Il linguaggio che Malerba padroneggia, lasciando emergere un clima di sospensione e di inquieta immobilità. Non un realismo puro e semplice quindi ma il manifestarsi di una interiorità che riguarda in primo luogo le sue figure femminili nella cui quotidianità emerge una sensibilità riservata e aggraziata.

Le opere

Nelle tele: le Maschere, e soprattutto il Nudo con capriolo (1923-1924), Le amiche (1924) arriva a quell’equilibrio perfetto che cercava fra tradizione e modernità, con un alberello che ricorda addirittura Giotto, il richiamo a Cezanne, la monumentalità del nudo e la naturalezza, spiega Bolpagni. Una quotidianità intima, segreta, fa notare Elena Pontiggia, che l’artista imprime sulla tela. Le sue opere, sottolinea, non vogliono narrare. Vogliono suggerire sensazioni, i fremiti del cuore dei suoi protagonisti ricorrendo ad un gesto temporaneo, ad uno sguardo.

 

Emilio Malerba, Le amiche, 1924, olio su tela, Mart, Collezione VAF-Stiftung, Rovereto
Emilio Malerba, Le amiche, 1924, olio su tela, Mart, Collezione VAF-Stiftung, Rovereto

In Bambine al pianoforte del 1924, tre piccole allieve, ma per una di loro ha posato un maschietto, studiano e cantano insieme. Ma con posture dissimili: due guardano verso lo spartito, la terza verso l’osservatore. Un piccolo mondo dove prevalgono i sentimenti, le timidezze e sorrisi, le malinconie e le tenerezze. Un’intimità domestica immersa nelle confidenze delimitata dalle pareti di una stanza dove trova la propria giustificazione. Le amiche, in questo senso, è il quadro simbolo che trae ispirazione dall’omonima opera di Courbet (Le sommeil o Les deux amies, 1866, Parigi, Petit Palais) ma Malerba lo rilegge in tutt’altro modo.

Le tre giovani donne, due comodamente sul divano con la terza a terra che ci dà le spalle, hanno un atteggiamento scherzoso. Come di una gioia in famiglia. Il dipinto però non ha un’impronta naturalistica quanto concettuale: l’ambientazione è ridotta, le descrizioni latitano, la forma è sintetizzata. Cosa staranno condividendo, cosa si confidano mentre una appoggia la mano sul grembo dell’altra? Quella che potrebbe essere una scena di genere, diventa un impianto volumetrico che esalta la tonalità quasi nera del paravento, destinato ad accentuare la profondità dell’immagine con la donna tondeggiante, di ascendenza giottesca, posta di spalle a marcare il primo piano.

 

Emilio Malerba, Alessandra Macchi Menni col figlio Piercarlo, 1917, collezione privata. Foto Luca Carrà
Emilio Malerba, Alessandra Macchi Menni col figlio Piercarlo, 1917, collezione privata. Foto Luca Carrà

A completare il percorso, i lavori realizzati dagli altri artisti del nucleo iniziale del “Novecento”, cioè Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Piero Marussig, Ubaldo Oppi e Mario Sironi. Oltre a un ritratto di Malerba, opera di Primo Sinopico nel 1917, così da analizzare sfumature e visioni di un gruppo stilisticamente molto diverso.

Emilio Malerba (1878-1926) Dagli esordi al Novecento Italiano
Lucca, Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Curatori: Paolo Bolpagni ed Elena Pontiggia
Fino al 7 giugno 2026