
Sul caso Russia il ministro della Cultura Alessandro Giuli chiede le dimissioni della rappresentante del MiC nel CdA della Biennale
Nel precedente pezzullo vi ho parlato di paradossi e cortocircuiti in Biennale. Ieri, giovedì, si è sviluppato l’incendio. L’innesco è stata la questione Russia che imprudentemente ho sottovalutato, ed è scoppiato un vero casino. Il ministro Alessandro Giuli, pressato da ogni dove, in un primo momento aveva manifestato il proprio disappunto circa la scelta di Pietrangelo Buttafuoco di invitare la Federazione Russa, il Presidente aveva rivendicato l’autonomia della sua scelta e la cosa pareva chiusa lì.
Nel frattempo, però la protesta “va ronzando nelle orecchie della gente, s’introduce destramente e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar. Dalla bocca fuori uscendo lo schiamazzo va crescendo” e il meschino avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello, per gran sorte il Ministro produce un’esplosione.
“Come un colpo di cannone” Alessandro Giuli ha chiesto alla rappresentante del MiC nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia. Rea, la Gregoretti, di non aver ritenuto di avvisare della partecipazione della Federazione Russa alla prossima Biennale, di essersi addirittura espressa a favore della sua presenza pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale sulla questione.
“Sono serena e non mi dimetto”
Bene, lì per lì sembrava questione risolta brillantemente. Il Ministro, con abilità morotea, salva la faccia, la Biennale procede nelle sue scelte e tutti vissero felici e contenti, crisi rientrata. Meno la Tamara, sacrificata per l’onorabilità dell’Istituzione. Infatti, passa poco tempo, e la Gregoretti, con un sussulto d’orgoglio, dichiara: “Sono serena e non mi dimetto”. Tiè…
“Non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di Amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono”. Ri-tiè!
Nel frattempo, vanitas vanitatum, arriva pure il Presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, che ancora inebriato dalla scoperta del Tefaf tuona: “Mai detto che il Padiglione russo non aprirà, ho soltanto auspicato un ripensamento da parte della Biennale”.
Fine della puntata. Alla prossima, immagino.
Istituzionali saluti
L.d.R.



