
Al Musée di Valence la mostra focalizzata sulla collaborazione dei due artisti che hanno reinventato il genere di paesaggio
Il Musée di Valence, Art et Archéologie, è un’istituzione di rilievo che unisce la storia antica del territorio alla pittura europea, con una particolare attenzione al tema del paesaggio. L’edificio è situato nel cuore antico della città di Valence, in Francia, detta anche “Porta del Sud”. Affacciato tra le rive del grande fiume Rodano e la cattedrale romanica, il museo è ospitato nell’ex-palazzo episcopale, circondato da un parco e da giardini privati. Il restauro dell’edificio (a cura dello studio Jean-Paul Philippon) ha creato un dialogo architettonico tra elementi antichi e moderni, con un ampliamento contemporaneo in vetro che offre un belvedere a 360° sulla città e sul paesaggio circostante.
Nella piazza tra il Museo e la Cattedrale dal 2024 è esposta un’opera monumentale di Jaume Plensa. La scultura Le Messager, alta oltre quattro metri, realizzata in acciaio inossidabile, rappresenta una figura umana accovacciata composta da un intreccio di lettere di diversi alfabeti. L’opera è diventata il simbolo del centro storico della città. Il Museo presenta nella sezione di Archeologia la storia della valle del Rodano, con una menzione speciale per i rari mosaici gallo-romani.

Ma la raccolta principale è costituita dalle oltre 20.000 opere tra dipinti, disegni e sculture dal XVI al XXI secolo, inclusa la più grande collezione al mondo di opere del pittore francese Hubert Robert (1733–1808). L’artista, esponente del Neoclassicismo, è famoso per le sue vedute di rovine e di paesaggi immaginari. Soprannominato “Robert des Ruines” (Robert delle Rovine), deve la sua fama alla capacità di fondere monumenti reali con architetture inventate in composizioni paesaggistiche chiamate capricci.
In questo periodo è stata inaugurata la mostra “Le Sentiment de la Nature. Hubert Robert et Fragonard”. L’esposizione presenta la collaborazione di due artisti che hanno reinventato il genere di paesaggio, in 5 ampie sezioni di capolavori pittorici e sapienti disegni a sanguigna. Il dialogo tra Hubert Robert e Jean-Honoré Fragonard rappresenta uno dei sodalizi artistici più celebri del ‘700, nato durante il loro soggiorno a Roma presso l’Académie de France.

Entrambi furono figure chiave nel definire l’estetica del Gran Tour, trasformando i paesaggi italiani in visioni poetiche e d’atmosfera. Il cuore di questo scambio artistico si sviluppa nell’estate del 1760 a Tivoli, dove i due artisti soggiornano presso Villa d’Este. Qui entrambi si concentrano sullo studio delle antichità e sul disegno dal vero, lavorando nei giardini della Villa, tra fontane, giochi d’acqua e sculture, ritraendo spesso le stesse vedute.
Il giardino è rifugio, è un atelier all’aperto dove trovare riparo, pace dal caos del mondo esterno. Nei dipinti presentati in mostra ci troviamo in una dimensione intima, spesso in giardini segreti, spazi privati che attraverso la raffigurazione della natura danno forma a nuove emozioni. La dimensione del parco-giardino impegna gli artisti in soggetti vari. Dai viottoli alberati ai prati verdeggianti, dalle grotte misteriose all’immensità delle rocce. Mentre Fragonard cattura la vitalità rigogliosa della natura, Robert si concentrava sugli incidenti naturali e sui segni del tempo, come gli alberi spezzati o le rovine. Entrambi sperimentano composizioni ardite, a volte teatrali, anche attraverso l’uso di luci amplificate e ombre vibranti.

I dipinti narrano del tempo che scorre e dalla grandezza della natura che riprende i suoi spazi sulle opere umane. La vita del bosco viene così portata in superficie. L’immensità e il mistero della natura, degli alberi e delle pareti rocciose prevalgono su qualsiasi altro elemento narrativo. Così si può leggere anche il dialogo che unisce il Museo alla città di Valence: i suoi spaziosi giardini pubblici, le sue sponde sul fiume, l’arte che la attraversa, aumentano la sensazione di originalità e rendono più contemporanei gli studi su questi paesaggi pittorici.



