19 Settembre 2026 12:20

Corano e Bibbia. Il sincretismo del Padiglione del Libano alla Biennale Arte

Nabil Nahas rappresenterà il Libano alla Biennale (foto Lebanese Visual Art Association)
Nabil Nahas rappresenterà il Libano alla Biennale (foto Lebanese Visual Art Association)
Nabil Nahas, l’artista chiamato a presentare il Padiglione del Libano, propone una inedita fusione di simbologie islamiche e suggestioni bibliche

In un momento socio-politico come quello attuale, il Libano è quanto mai sotto osservazione. E lo sarà anche alla Biennale di Venezia, che si sta trasformando in osservatorio di dinamiche internazionali del tutto avulse da questioni artistiche. In questo contesto Nabil Nahas, l’artista chiamato a presentare il Padiglione libanese, pare voler svolgere il ruolo del pompiere. Al centro della sua ricerca emerge una fusione inedita di riferimenti: da un lato la geometria e la simbologia dell’arte islamica, dall’altro suggestioni bibliche. Con una sensibilità maturata nel contesto dell’astrazione americana.

Nato a Beirut e attivo tra Libano e Stati Uniti, Nahas è noto per le sue superfici pittoriche dense e materiche. Dove astrazione e figurazione convivono in un equilibrio sospeso. Per Venezia, l’artista presenta un progetto immersivoDon’t Get Me Wrong – concepito come un ambiente esperienziale che riflette sul rapporto tra umanità, natura e cosmo. Una combinazione che dà vita a un linguaggio visivo che attraversa culture e spiritualità, trasformando la pittura in uno spazio meditativo e quasi rituale.

Il progetto per il padiglione libanese si sviluppa come una grande installazione composta da una sequenza di tele monumentali. Le sue opere, sospese tra caos e armonia, restituiscono un’immagine del mondo in cui ordine naturale e dimensione spirituale si intrecciano profondamente.