
La produzione ceramica artistica della Sardegna nel corso del Novecento sbarca a Venezia a Palazzetto Tito
L’Istituto Superiore Etnografico, insieme alla Fondazione Bevilacqua La Masa, promuove la mostra Forme d’argilla. Un secolo di ceramica sarda (1900-2000). Negli spazi del Palazzetto Tito a Venezia, inconfutabile e principale luogo dove si incontrano e dialogano culture diverse. Ciò che l’esposizione vuole, mediante la selezione di circa ottanta opere principalmente provenienti dal Museo della Ceramica di Nuoro, riguarda la produzione ceramica artistica della Sardegna durante il Novecento. Creazioni da un lato profondamente immerse nella storia e nell’identità dell’isola, ma dall’altro in grado di evolversi assorbendo i mutamenti del gusto e dei linguaggi creativi contemporanei.
I saperi di una ceramica tramandati nel tempo, con i loro gesti consolidati e le abilità tecniche, nel corso del Novecento hanno costituito un patrimonio che si è misurato con nuove sensibilità e nuovi codici, facendo coesistere il tramandarsi della tradizione con l’ indagine formale e la sperimentazione. Incanalandosi in una molteplicità di linguaggi e di interpretazioni.
Il percorso
Il percorso espositivo, a cura di Efisio Carbone, si apre con le ceramiche popolari che configurano l’ambito domestico e rituale della Sardegna. Prosegue con le trasformazioni della ceramica isolana nel corso del Novecento grazie a Francesco Ciusa e la scena dorgalese con Ciriaco Piras e Salvatore Fancello; insieme ad altri protagonisti dello sviluppo tecnico e stilistico come Federico Melis e Melkiorre Melis. La mostra comprende anche autori fondamentali del contesto artistico e artigianale sardo: Saverio Farci, Eugenio Tavolara, Maria Lai, Giuseppe Silecchia, Gavino Tilocca, Paola Dessy, Costantino Nivola, Pinuccio Sciola, Edina Altara e Alessandro Mola. Interessante la sezione dedicata inoltre al confronto tra ceramisti italiani e produzioni sarde favorito dalla presenza di Lenci-Essevi.

L’esposizione termina mettendo in risalto la ceramica artistica contemporanea, con i manufatti di Rossana Rossi, Michele Ciacciofera, Antonello Cuccu, Caterina Lai, Gianfranco Pintus, Lalla Lussu, Cristina e Stefania Ariu. A testimonianza della vitalità e della continuità di una tradizione capace di rinnovarsi. La mostra è arricchita dal video sulla ceramica del duo Narente e presentato nella sua versione integrale all’Esposizione Universale di Osaka.
Cambio di prospettiva
Per adottare la corretta chiave di lettura della storia della ceramica artistica sarda, non la si dovrebbe legare solo all’abilità manuale. Al contrario, bisogna inserirla in un processo intellettuale e progettuale pienamente consapevole, che precede e orienta il gesto tecnico. Se la ceramica tradizionale privilegia brocche, piatti, recipienti da cucina o da dispensa tali da costituire un repertorio formale consolidato, si scorge tuttavia già una sensibilità estetica che travalica la pura utilità domestica. Attraverso le superfici smaltate, le modulazioni plastiche del corpo ceramico e la ricchezza delle decorazioni, si precorre in un certo senso la modificazione della ceramica in oggetto artistico. Ponendo le basi del connubio tra libertà della forma e riproduzione seriale.

Alcuni autori
Tra coloro che intuiscono la possibilità della ceramica di aprirsi alla ricerca formale come la pittura o la scultura, c’è Francesco Ciusa (1883-1949), il più grande scultore sardo del primo Novecento, noto soprattutto per opere come La madre dell’ucciso presentata alla Biennale di Venezia del 1907. Pur mantenendo l’ispirazione al mondo dei pastori, dei contadini e dei loro usi e costumi sposta la creatività nella direzione dell’arte.
Non si possono non citare: Aligi Sassu che sul finire degli anni Quaranta si confronta con la scultura ceramica dove il cavallo trova il suo campo di elezione. Diventando presenza plastica essenziale, energia trattenuta nella forma; Marina Lai, sempre spaventata dall’idea di “entrare nei ranghi di un sistema”; la mostra offre, tra l’altro, Libro, una terracotta smaltata che concettualmente spalanca le pagine imbastite nell’oro e nel nero; Pinuccio Sciola che ha portato la cultura sarda nel mondo facendo scaturire dalle pietre la loro voce interiore.
FORME D’ARGILLA Un secolo di ceramica sarda (1900-2000)
Dal 28 marzo al 25 aprile 2026
Palazzo Tito, Venezia



