18 Settembre 2026 21:39

La sensualità della pittura. Jenny Saville a Ca’ Pesaro

Jenny Saville, Reverse, 2002-2003, olio su tela, 213 x 243 cm, © Jenny Saville, su gentile concessione dell’artista e di Gagosian
Jenny Saville, Reverse, 2002-2003, olio su tela, 213 x 243 cm, © Jenny Saville, su gentile concessione dell’artista e di Gagosian
La pittura di Saville si distingue per i suoi ritratti di grandi dimensioni che si soffermano sulla fisicità, sulla carne e l’imperfezione, sfidando i canoni di bellezza tradizionali

Sono una trentina le opere di Jenny Saville dagli anni Novanta a oggi che strutturano la mostra voluta dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro. Dove dialogano con i grandi autori del passato presenti a Venezia, creando un incontro unico tra la pittura contemporanea e il patrimonio artistico della città lagunare. In concomitanza con la sessantunesima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale.

Inserita fra gli artisti che si sono imposti nel Regno Unito tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, spesso identificata con il movimento degli Young British Artists, Saville ha contribuito con decisione a rinnovare la pittura figurativa contemporanea. Recuperando la fisicità e la sensualità della pittura a olio, ne ha analizzato le potenzialità espressive, interrogandosi criticamente sul modo in cui la società avverte e rappresenta il corpo.

Una pittura, la sua, che oltrepassa i limiti tra figurativo, il cui tratto distintivo è la monumentalità del dipinto fin dagli inizi del suo percorso, e astratto, tra informale e gestuale. E lo fa trasfigurando la cronaca, rendendola universale. Ricollocando al centro dell’arte la figura sia come volto sia come corpo.

 

Jenny Saville, Rosetta II (2005-2006, olio su carta montata su tavola, 252 x 187,5 cm, © Jenny Saville, su gentile concessione dell’artista e di Gagosian
Jenny Saville, Rosetta II (2005-2006, olio su carta montata su tavola, 252 x 187,5 cm, © Jenny Saville, su gentile concessione dell’artista e di Gagosian
Il corpo

Corpi femminili esorbitanti, fragili, percossi da segni, tagli, sovrapposizioni. Corpi lontani dagli stereotipi della bellezza dominante. Saville si interroga sull’identità, sul genere, sulla chirurgia, sulla trasformazione fisica, senza mai arrendersi all’illustrazione compiacente. Il colore stratificato, la carne resa con amalgami densi e quasi scultorei, rimandano ad una presenza delicata e nello stesso tempo monumentale. In questo senso, l’esposizione a Ca’ Pesaro assume un valore simbolico: la carnalità dell’olio, che caratterizza la scuola veneziana, viene riproposta in chiave contemporanea.

La carne che Saville dipinge non è idealizzata. Vi si legge il conflitto, la memoria, l’alterazione. Nell’ultima sala, alcuni lavori inediti creati apposta per l’occasione rendono omaggio alla città lagunare. Qui il confronto si fa più intimo: Venezia non è solo sfondo culturale, ma presenza evocata, memoria pittorica filtrata attraverso l’esperienza personale dell’artista.

Rosetta

A proposito di monumentalità, un esempio sorprendente è Rosetta, l’olio su carta montata su tavola, 2005-2006. L’immagine rimanda, per l’accentuata tensione del collo e del volto, all’Assunzione della Vergine di Tiziano. La giovane donna che la Seville configura è una studentessa non vedente conosciuta a Napoli, raffigurata come un cantore cieco o una mistica in estatico raccoglimento. Non ha mai visto un’immagine. Ma con il tatto è in grado di dire se un colore è più scuro di un altro. Quando si osserva un volto, la prima cosa che risalta sono gli occhi. E Lo sguardo che ti coinvolge.

 

Tiziano, Assunzione della Vergine, 1516-18, Basilica dei Frari, Venezia, particolare
Tiziano, Assunzione della Vergine, 1516-18, Basilica dei Frari, Venezia, particolare

Con Rosetta la Saville si trova di fronte ad un vuoto. Deve catturare l’attenzione dipingendo il nulla. Siamo di fronte ad una persona cieca che non vedrà mai noi che la guardiamo. Né ciò che noi vediamo di lei. Ma se si va oltre la supremazia storica del percepire fisico (quella spirituale è un’altra cosa), si potrà entrare in comunicazione con lei e lei sentire qualcosa di noi. Creandosi così una sorta di ponte che annulla il deficit visivo. L’artista ha costruito il ritratto sulla “plurisensorialità”. Enfatizzando l’orecchio. Raffigurando il volto di tre quarti, dandole l’angolazione che lo fa sporgere ponendolo in ascolto.

E poi il rilievo dato al naso. L’organo non serve solo a respirare, com’è ovvio, ma a sentire l’odore dell’aria, per stabilire un contatto con chi sta più vicino. Il volto di Rosetta racconta sofferenze lontane dalla retorica, riesce a guardare all’interno dell’anima.

Reverse

L’enfatizzazione dell’immagine femminile la si trova in Reverse, l’autoritratto del 2002-3 dipinto ad olio, esagerando com’è nel suo stile parti del proprio corpo. Modifica la percezione del volto ricorrendo ai colori rossi e marroni. Accentuando l’effetto screpolato della pelle. Si ha così l’impressione che il viso si stia deteriorando e corrompendo mentre lo dipinge. La bocca è il punto focale che attira l’attenzione dell’osservatore. Saville si è raffigurata con la testa appoggiata su un pezzo di specchio che riflette il suo viso visto di lato: non più l’artista che guarda il suo soggetto, ma uno sguardo che guarda se stessa.

Jenny Saville a Ca’ Pesaro
Dal 28/03/2026 al 22/11/2026
Curatrice: Elisabetta Barisoni
Ca’ Pesaro – Venezia