20 Settembre 2026 04:52

OMNIRICA: gli “spazi desideranti” alla Casa degli Artisti

Cegobi (Matteo Bicego) installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia

La Casa degli Artisti di Milano apre le porte al pubblico con la prima Open House di OMNIRICA, un progetto di residenza artistica che trasforma gli atelier in spazi espositivi vivi, in cui il processo creativo diventa parte integrante dell’esperienza. Gli ambienti della Casa, costruita nel 1910 dai fratelli Bogani come una delle prime abitazioni private in cemento pensate per artisti, conservano ancora oggi l’intenzione originaria: valorizzare la creazione attraverso la luce, gli spazi razionalisti e l’architettura che favorisce l’incontro tra artisti. Questo contesto storico, con l’atmosfera viva di Brera nei primi decenni del Novecento, fa da cornice a una residenza che nasce dalla volontà di indagare il potere generativo dell’immaginazione.

Il progetto esplora l’immaginazione come strumento di indagine, capace di ridefinire relazioni e modalità di convivenza tra esseri umani e non umani, tra corpo, spazio e linguaggio. Gli atelier diventano territori in cui sogno e realtà si intrecciano, creando spazi desideranti dove la ricerca prende forma tra pittura, video, performance, suono e pratiche collaborative. Le opere presenti mostrano come la residenza non si limiti alla produzione artistica, ma voglia generare nuovi sguardi sul mondo e sulle modalità di interazione con l’ambiente che ci circonda.

Tra le installazioni, il lavoro di Sara Passerini evidenzia il rapporto tra uomo e natura, documentando la presenza improvvisa di animali in contesti urbani e invitando a osservare la loro esistenza senza filtri antropocentrici. Anche Cegobi riflette sul tempo ciclico e sui riti di passaggio, indagando come gli animali e le comunità umane si confrontino con attesa e trasformazione. Roxy Ceron, con Liminal Zone, crea ambienti audiovisivi in cui il corpo diventa soglia e punto di osservazione tra reale e immaginario, mentre Julija Kasteluj con Singing Bicicleta trasforma il movimento della pedalata e la voce in un’esperienza sonora condivisa, capace di attraversare culture diverse e generare vibrazioni fisiche e simboliche.

El Gato Chimney installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia

Il dialogo con la contemporaneità emerge nelle opere di El Gato Chimney e Sofia Guzzo: grandi pitture a inchiostro reinterpretano il sumi-e giapponese in chiave urbana, mentre installazioni immersive indagano la costruzione della percezione e delle emozioni attraverso immagini, suoni e testi. Clara Storti propone invece un’esperienza multidisciplinare che combina circo contemporaneo e pratiche partecipative, generando cortocircuiti percettivi nello spazio pubblico e invitando il visitatore a ripensare la funzione dei luoghi urbani.

Roxi Ceron installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia

OMNIRICA invita quindi a entrare in relazione con processi ancora in costruzione, trasformando la visita in una partecipazione attiva. La Casa degli Artisti diventa così un luogo in cui architettura, luce e pratica artistica dialogano, offrendo una riflessione sulle possibilità di abitare lo spazio, di percepire la città e di rapportarsi con l’ambiente, umano e non umano, che ci circonda. In questo senso, l’esperienza proposta dalla residenza trascende la semplice visione di opere d’arte, proponendo un confronto diretto con la ricerca, la memoria, la percezione e la dimensione onirica che attraversa ogni progetto.