
Edito da Allemandi e curato da Giorgina Bertolino, il volume ripercorre le vicende della celebre collezione torinese
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, personalità di primo piano nel mondo artistico, collezionista, presidente della Fondazione omonima e, tra i numerosi organismi internazionali presidente della Fondazione per l’arte moderna e contemporanea CRT, festeggia i trent’anni di attività della famiglia con un importante progetto editoriale dal titolo: News from the Near Future: 30 anni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, edito da Allemandi e curato da Giorgina Bertolino.
I suoi esordi: “Il futuro vicino era quello che mi prefiggevo di avvicinare e di comprendere quando, il 6 aprile del 1995, ho firmato in qualità di presidente l’atto costitutivo della Fondazione, insieme a mio marito, Agostino Re Rebaudengo, a mio padre Dino Sandretto e a mia madre Emilia Broggi Sandretto. Ero collezionista da appena tre anni ma avevo già messo a fuoco l’intenzione di costruire una relazione con l’arte nel segno del confronto e della socialità. L’arte è socievole, persino quando è ermetica e combattiva; l’opera è una forma di dichiarazione pubblica; l’artista che vive e lavora nel nostro tempo è una persona con cui dialogare”.

Sono 560 pagine e 800 immagini, raccolte in un volume (in vendita a 75 euro) che avvince nel viaggio a ritroso nel tempo. In un arco di 30 anni, incide le tracce della storia dell’arte contemporanea e dei suoi protagonisti. E, per chi si pone interrogativi sui cambiamenti e l’evoluzione dei linguaggi, qui trova una chiave di lettura profonda, centrata intorno ai progetti e alle opere degli artisti, dagli anni Novanta ad oggi con focus su alcuni nuclei centrali della vasta collezione, da Cindy Sherman a Maurizio Cattelan, da Anish Kapoor a Damien Hirst, da Nan Goldin a Olafur Eliasson, da Shirin Neshat a Hito Steyerl, da Vanessa Beecroft a Michael Armitage.
Futuro vicino
Il titolo del libro è tratto da una videoinstallazione dell’artista olandese Fiona Tan, News from the Near Future del 2003, parte della Collezione Sandretto Re Rebaudengo: attraverso il montaggio di filmati d’epoca dedicati all’acqua, affronta i temi dello scorrere del tempo e del cambiamento climatico. Nel libro, la dimensione collezionistica si intreccia e si affianca a una riflessione più ampia sui linguaggi artistici maturati negli ultimi decenni, sui cambiamenti delle pratiche curatoriali e degli allestimenti, sui progetti di formazione specialistica, sui rapporti con i pubblici e sul ruolo dell’educazione.

“Il titolo di questo libro richiama l’idea del futuro vicino, una dimensione che ritorna spesso nelle opere e nei discorsi dell’arte contemporanea e che d’altra parte, evoca anche lo slancio e quell’attitudine all’esplorazione e alla ricerca richiesti a che, come me, si occupa di nuove generazioni artistiche”, spiega Patrizia Sandretto Re Rebaudengo,
“L’istituzione che abbiamo creato mi ha offerto la veste formale per trasformare una passione privata in un’azione impegnata nella sfera pubblica. Prima abbiamo dunque pensato all’ufficialità, alle missioni e allo statuto, poi sono venuti i luoghi, le sedi”.
La prima sede della Fondazione ha inaugurato nel settembre 1997 in un’abitazione di famiglia, l’antico Palazzo Re Rebaudengo a Guarene, tra le colline piemontesi del Roero e delle Langhe, ora patrimonio Unesco. E poi Torino e Venezia con una presenza costante e diffusa nelle mostre della Fundación Sandretto Re Rebaudengo a Madrid. “La Fondazione oggi è una costellazione di spazi: Guarene, Torino, Madrid, Venezia. Un arcipelago, come ama definirla Hans Ulrich Obrist. Per me è anche una collezione di sogni realizzati, di quel tipo di sogni con cui prima fantastichiamo a occhi aperti per poi tramutarli, grazie alle nostre energie e risorse, in progetti concreti”.

Un salotto pubblico
“Mentre a metà anni novanta organizzavamo le prime mostre itineranti, già immaginavamo una sede stabile a Torino. Nelle interviste di allora, la descrivevo come un salotto pubblico, un luogo non circoscritto, dunque aperto, dove intrattenere un dialogo diretto con le opere e ai giovani artisti spiegavo Vorrei che diventasse un posto dove trascorrere una domenica, finire una sera, con un approccio molto spontaneo all’arte. Qualcosa di completamente diverso dal semplice andare a vedere una mostra. Quell’idea di ospitalità si è avverata con l’introduzione, nel 2002, della mediazione culturale dell’arte, la pratica discorsiva con cui accogliamo il nostro pubblico, condividendo i significati delle opere esposte“.
“La conversazione con le mediatrici e i mediatori dilata il tempo della visione e la arricchisce nell’esercizio del fare conoscenza, del costruirla insieme. Si cammina, si sosta, si fanno domande e si discute, si legge, si torna sui propri passi e, come diciamo in Fondazione, la mostra diventa un luogo abitato”. News from the Near Future: 30 anni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo con la sua storia, definisce la fisionomia di un progetto fondativo e disegna un atlante delle geografie dell’arte.



