18 Settembre 2026 20:04

Viaggio nella cyber-agricoltura di Cao Fei

Fondazione Prada, DASH, vista della mostra di Cao Fei

Cao Fei (1978, Guangzhou) nota per il suo sguardo critico su processi di cambiamenti tecnologici nell’epoca dell’AI, con la prima mostra personale “Dash” ideata per il Podium in Fondazione Prada a Milano (fino al 28 settembre), mostra, attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea, l’avanzamento tecnologico della Cina rispetto all’America nell’ambito dell’agricoltura, la coltivazione delle campagne della Cina meridionale, nord occidentale e del sud est asiatico, analizzando nel dettaglio le evoluzioni dell’agricoltura intelligente, che ha modificato il rapporto tra l’uomo e la terra.

Fondazione Prada, DASH, vista della mostra di Cao Fei

L’artista cinese di fama internazionale, pluripremiata, interessata all’agricoltura ingegnerizzata e delle sue contraddizioni intrinseche, per realizzare questo ambizioso progetto multimediale, ha condotto studi durati tre anni, registrato dati, intervistato operatori del settore, girato filmati entrando nelle fabbriche dei droni, strumenti “divinizzati” con rituali da contadini dell’epoca digitale. Documentazione, tecno-filosofia e spiritualità confluiscono nel nuovo ipnotico film The Dash (2026), prodotto dalla Fondazione Prada, incentrato sull’evoluzione del rapporto tra esseri umani e la terra nel corso della storia millenaria dell’agricoltura, oggi trasformata dalla tecnologia, proiettato in una grande tenda-granaio, si coglie il ritmo peculiare delle macchine, e le trasformazioni di energia.

Nel film, il movimento dei droni si inserisce nel ritmo del ciclo agricolo dalla semina al raccolto, mette in evidenza la collaborazione tra manodopera e intelligenza artificiale, in cui le persone che azionano le macchine sembrano sincronizzate al movimento del drone. Sulla destra c’è una postazione di lavoro che mostra dei tecnici specializzati che monitorano droni, con una scrivania centrale che documenta i test di atterraggio di precisione e dimostrazioni tecniche. A colpo d’occhio, attira una tenda realizzata con sacchi di fertilizzante simile a tempio che racchiude un tempio nominato The Birth (2026), dove c’è un video a tre canali sui processi di produzione dei droni proiettato in loop e una serie di oggetti di scena legati al raccolto. L’installazione è il risultato di un’indagine condotta dall’artista in Cambogia, Thailandia e Vietnam, volta a dimostrare come i contadini hanno integrato i droni nel contesto di rituali locali, venerandoli come entità benefiche al pari delle divinità tradizionali, con gesti, danze, incensi, donazioni di cibo e di fiori, con l’auspicio di un raccolto abbondante.

È in questo sito immersivo di un ‘presente archeologico’ (perché tutto è già passato) sviluppato al piano terra e al primo piano del Podium in un complesso allestimento progettato da Small Production, che l’artista ha mescolato la documentazione di un viaggio dentro la realtà agricola asiatica contemporanea, con i suoi ricordi d’infanzia e dei suoi genitori cresciuti in campagna, che nonostante l’esperienza vissuta della fame, miseria, malattia e morte, hanno conservato un forte legame famigliare e con il villaggio, in una comunità che dava importanza a cose semplici della vita. Fei con questo ambizioso progetto ingegneristico e totemico insieme, narra come le condizioni di lavoro tutt’altro che idilliache degli agricoltori del passato, proprio grazie all’AI sono migliorate, così il processo produttivo mantenendo il legame con la terra. Ha dichiarato Fei: “Ho visto agricoltori vietnamiti accendere incenso per i droni e donne pilote cambogiane annodare fiocchi rossi ai loro droni pregando per il raccolto”.

Fondazione Prada, DASH, vista della mostra di Cao Fei

La mostra presenta un sito archeologico dedicato all’agricoltura contemporanea, dove non soltanto passato remoto e presente s’intrecciano armonicamente, creando nuove narrazioni futuribili ma ci invita a riflettere sulle cause e gli effetti del cambiamento in seguito alla massiccia applicazione dell’AI in diversi ambiti professionali, e in generale della nostra vita. Nel Podium incuriosisce una piantagione di banani artificiali, effetto cartoon che ospita Dash -180c (2026), un game di realtà virtuale che proietta il fruitore in un altro mondo con lo sguardo di un drone. Coraggio dunque, prendetevi il tempo di viaggiare in futuro già presente, minaccioso, inafferrabile ma carico di attese, indossando visori 3D, così sorvolerete a cavallo di un drone una campagna sintetica, come succede in Second Life (mondo virtuale di moda nel 2007), in cui l’agricoltura gestita da droni nella algoritmica neo civiltà post umana appare completamente modificata.

Questo scenario seppure distopico e straniante è mappato da dighe e impianti nucleari, pannelli fotovoltaici, banani e scimmiette artificiali, esserini giocosi che vi scorano come sentinelle in questo viaggio tra foreste verdeggianti, templi in rovina e grattacieli per una cultura intensiva verticale; e forse a qualcuno l’immersione in geografie alterate rurali e urbane insieme piacerà! Così tra una installazione e l’altra, ci poniamo domande senza trovare risposte sull’innovazione e obsolescenza della tecnologia, Cao Fei ci mette di fronte a un mondo sempre più automatizzato che ridefinisce il nostro modo di percepirlo. Al primo piano, la mostra è più analitica e didascalica e si trasforma in un laboratorio di ricerca sugli sviluppi della cyber agricoltura, con fotografie, film, interviste e materiali storici d’archivio esposti in apposite strutture ispirate alle sale di lettura o di proiezione.

Fondazione Prada, DASH, vista della mostra di Cao Fei

In particolare affascina il drago fatto di riso, Land Ceremony (2026), una installazione ispirata al rituale cinese della benedizione del riso per propiziare un raccolto abbondante. Le altre sezioni richiedono tempo di lettura di selezionate pubblicazioni da tutto il mondo sulla ricerca e gli sviluppi emergenti nell’ambito delle tecnologie intelligenti basate sull’AI. E tra documenti d’archivio, fotografie storiche, manifesti e documentari di propaganda, estratti di film e materiali letterali, che narrano la riforma agraria dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 fino alla riforma e all’apertura della Cina degli anni Ottanta, lo spettatore ripercorre la storia delle mutevoli narrazioni dell’agricoltura in differenti contesti politici e sociali in correlazione tra ordine cosmico, attività umane e tecnologiche senza perdere di vista una riflessione sull’uguaglianza sociale e sostenibilità ambientale per vivere meglio, da subito in armonia tra intelligenza naturale, artificiale e umana su questo Pianeta, per il momento l’unico abitabile, in cui l’agricoltura stessa viene caricata di nuovi aspetti narrativi, come espressione emotiva del tempo algoritmico, alla ricerca di una nuova spiritualità.