19 Settembre 2026 02:52

Afferrare il fuoco. Ecco come sarà il primo padiglione del Congo alla Biennale di Venezia

Aimé Mpané, Le souffle, 2026, matchstick stems, mixed media © Agnes Kena
Aimé Mpané, Le souffle, 2026, matchstick stems, mixed media © Agnes Kena
Ospitato nel Refettorio Antico della Scuola Grande di San Marco, il padiglione proporrà un progetto corale con nove artisti

Il fuoco, elemento centrale della mostra, diventa metafora ambivalente: forza distruttiva ma anche energia generativa Capace di trasformare e dare forma al mondo. È questo il focus del Padiglione con cui la Repubblica Democratica del Congo partecipa – per la prima volta – alla 61ª Biennale Arte di Venezia. Intitolato Simba moto! Seize the fire! Saisis le feu!, il progetto adotta un titolo trilingue (lingala, inglese e francese) per riflettere la ricchezza linguistica e culturale del Congo. Proiettandola oltre i confini geografici. “Afferrare il fuoco” si configura così come un gesto urgente e creativo.

Ospitato nel suggestivo Refettorio Antico della Scuola Grande di San Marco, il padiglione sarà curato da Nadia Yala Kisukidi insieme al collettivo MOKO, composto da Aimé Mpané, Jean Kamba e Johnny Leya. Un progetto corale che intreccia filosofia, arte e architettura. Con nove artisti, attivi tra la Repubblica Democratica del Congo e la diaspora. Aimé Mpané, Sammy Baloji, Arlette Bashizi, Patrick Bongoy, Damso, Gosette Lubondo, Nelson Makengo, Léonard Pongo e Géraldine Tobé.

L’installazione si configura come una “fucina luminosa”, dove le opere dialogano con cosmologie ancestrali e immaginari radicali del XX e XXI secolo. Superando narrazioni legate esclusivamente a mancanza, dolore o morte. In sintonia con il tema della Biennale Arte 2026, In Minor Keys, il padiglione privilegia dunque l’improvvisazione, la sensibilità e l’immaginazione condivisa rispetto a gesti spettacolari o dominanti.