La primavera a Parma si inaugura con la decima edizione del Festival della creatività contemporanea 360, quest’anno incentrato sulla luce, il suono e nuove connessioni tra scienza e arte, alla ricerca di orizzonti e linguaggi visivi con opere sinestetiche e in dialogo con il territorio, sulle tracce della bellezza visibile e invisibile di ieri e di oggi, e in particolare sulle potenzialità espressive dell’A.I.
Nel titolo della rassegna culturale interdisciplinare “Lux Visioni sulla Luce” a cura di Chiara Canali e Camilla Mineo, c’è il messaggio di “illuminare” Parma come un museo diffuso, con interventi site-specific mirati alla conoscenza e valorizzazione della città universitaria dal XI secolo, nonché capitale del Ducato di Parma e Piacenza dal 1545 al 1859, nota anche per l’annuale festival Verdi. In questa signorile e godereccia città non si viene soltanto per degustare l’eccellente prosciutto e il parmigiano reggiano, che sarà dal 2027 Capitale europea della Gioventù, ma anche per scoprire i suoi musei, palazzi storici, chiese, spazi dismessi e altri luoghi urbani che aprono le porte alla fotografia, pittura, scultura e installazioni ambientali, fino alle pratiche digitali immersive. Parma è un palinsesto generativo di cultura trasversale che dal 2016 a oggi ha puntato sulla ricerca artistica connessa al marketing territoriale, dando vita a settanta mostre ufficiali, con la partecipazione di oltre duecento artisti storicizzati ed emergenti. Anno dopo anno, il focus del festival è intrecciare relazioni tra opere, spazi e comunità all’insegna di una cultura d’impresa e collaborazione tra pubblico e privato. Le pragmatiche e tenaci curatrici, dal sorriso ammaliante e dalla mente brillante, sono amiche fin dai tempi dell’università e condividono l’amore per la Città di Maria Luisa D’Austria, nota per il Parmigianino, il Battistero, il Duomo con gli affreschi del pittore parmense Correggio, il Complesso Monumentale della Pilotta, il Teatro Regio e tanto alto, dove continuano a presentare eventi, incontri, workshop e mostre dal 2016 a oggi, con l’obiettivo di rigenerare e riqualificare non soltanto alcuni luoghi marginali della città, ma in particolare il nostro sguardo sui linguaggi dell’arte del presente sempre più connessa con il Metaverso.

Promosso dalle associazioni 360° Creativity Events e Art Company, con il Sostegno del Comune di Parma, della Regione Emilia Romagna e della Fondazione Cariparma, il Festival della creatività 360° ogni anno produce lavoro e benessere collettivo, coinvolgendo attori, luoghi, competenze, identità differenti con il fine di generare valore culturale, sociale aperto alla sperimentazione di linguaggi contemporanei per comprendere la complessità del presente e immaginare scenari futuri, con il sostegno del MIC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
Percorso espositivo immersivo dentro e oltre la luce contro la crisi della narrazione contemporanea
Fatta tale doverosa premessa, seguiamo il percorso espositivo della rassegna annuale da vivere come una caccia al tesoro sui generis, incominciando dalla mostra “Morphology Light. Viaggio nella forma della luce” di Antonio Barrese, a cura di Chiara Canali nella Galleria San Ludovico, dove illuminano lo spazio oscurato opere interattive di un protagonista storicizzato della sperimentazione artistica italiana nell’ambito dell’arte programmata e cinetica negli anni ’60, tra i fondatori del gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione), incentrato sulla luce come materia plastica e fenomeno fisico e struttura percettiva, che intende l’opera come dispositivo dinamico, aperta a trasformazioni e prevede la partecipazione attiva dello spettatore. In mostra oltre alle sue opere storiche dall’energia ipnotica, sorprendono per levità e giocosità alcuni lavori recenti, come Big e Mini Shining che testimoniano le evoluzioni della sua ricerca coerente intorno alla luce come struttura generativa. Barrese è un ricercatore estetico che modella spazi immateriali per alterare la percezione dell’ambiente, indagando potenzialità espressive della rifrazione, riflessione, diffusione, interferenza, per mettere in scena processi di relazione di energia, materiali e di sguardo, di un artista che, proprio come uno scienziato, cerca morfologie ancora in divenire, quale traccia di altritudine da “toccare” con gli occhi.

Immergiamoci in ascensioni luminose nel Torrione Visconteo, dove Duo Es (Nicola Evangelisti e Silvia Serenari) presentano il progetto Del Sublime, in cui rosoni-iridi di luce, rifrazione, movimento e musiche di Nicola Evangelisti inscenano una visione armonica e dialogo tra scienza e tensione spirituale. È l’occasione per vivere l’esperienza di un viaggio polisensoriale che attraversa l’occhio, la mente, la materia, per cogliere la luce nel cosmo. La mostra a cura di Chiara Canali sviluppa e interpreta il concetto filosofico del sublime sui quattro livelli del Torrione, come presupposto di ricerca spirituale e di contemplazione insieme, attraverso processi digitali innovativi connessi alle tecniche tradizionali, trasformando l’esperienza percettiva in un viaggio oltre lo spazio e il tempo verso l’invisibile, in cui luce e suono tendono alla verticalità dello spirito come l’arte per l’uomo.

Nel Palazzo Pigorini, l’immersione di diversi linguaggi di luce dalla fotografia all’illustrazione e graphic novel è di casa e rompe gli schemi tradizionali, dove troviamo le mostre: “Quadrifluox: e l’inchiostro divenne luce”, a cura di Piergiuseppe Molinar; “Una nuova Luce: Illustrazioni di Jean Mallard, Clément Thoby, Florian Pigé”, a cura di Galleria Caracol. Nello stesso Palazzo occhio alla mostra “Draw The Light”, che riunisce i lavori degli illustratori Davide Bonazzi, Ilaria Urbinati, Andrea Serio, Riccardo Guasco, Giulia Neri, Maria Martini, Marco Cazzato, Federica Bordoni, Fernando Cobelo, Marco Palena, Federica Fabbian, Giordano Poloni, autori diversi invitati a confrontarsi sulla domanda apparentemente semplice: è possibile disegnare la luce? Questa luminosa collettiva trasforma la luce in segno in narrazione soggettiva non didascalica. Mentre Mallard, Thoby e Pigé, talenti dell’illustrazione contemporanea, espongono per la prima volta in Italia e sono accomunati dall’utilizzo della luce come materia narrativa e principio rigenerativo dell’immagine, declinata in diversi paesaggi e contesti. Attraversando le sale espositive, scoprirete opere che aprono lo sguardo alla costruzione visiva in maniera ipnotica, dimostrando come l’inchiostro fluorescente, effetti speciali a parte, sperimenti linguaggi artistici indipendenti e autonomi. Queste opere ridefiniscono il rapporto tra carta, immagine e percezione sotto la luce di Wood, non come elemento decorativo, bensì come parte integrante della costruzione visiva, passando dalla ricerca tipografica alla produzione editoriale, fino all’utilizzo narrativo della luce come struttura dell’immagine in sé, in cui nell’illustrazione e graphic novel la fluorescenza diventa dispositivo del racconto.

Nello stesso Palazzo Pigorini, imperdibile e vale un viaggio a Parma, la mostra fotografica del paesaggista Michael Kenna, intitolata “Il fiume Po. Scritture di luce”, a cura di Sandro Parmiggiani in collaborazione con Corsiero editore, comprensiva di settanta fotografie delle cento che comprendono il libro Il fiume Po (Corsiero editore), che raccoglie uno dei progetti più significativi dell’importante fotografo inglese dedicato all’Italia, realizzate dal 2007 al 2019. I suoi paesaggi della Pianura Padana nascono dalla conoscenza e fascinazione del territorio e in stretto rapporto con il fiume: arteria vitale in divenire, carismatica e magnetica che disegna e modifica percorsi fisici e mentali, scatti in rigoroso bianco e nero nati da un’attenta osservazione delle condizioni atmosferiche e da tempi di esposizione diversi. Sono immagini di cieli lattiginosi e atmosfere sospese dagli orizzonti rarefatti in cui la luce diventa traccia e materia visiva e poetica di paesaggi dell’anima. Affianca la mostra un video-intervista di 15 minuti, realizzata appositamente per questo progetto espositivo, che mostra Kenna durante le sessioni di ripresa, immerso nelle passeggiate lungo il Po alla scoperta della sua bellezza e insondabile mistero.

Poco distante, nella Casa del Suono, con la mostra “Synthetic Horizons. Nuove Geografie dell’Intelligenza Artificiale” di Andrea Crespi, Ex. Favilla, Hariel, Manuel Macadamia, Vandalo Ruins, Svccy, a cura di Chiara Canali (fino al 9 maggio), si propone un’indagine sulle nuove forme dell’immaginazione nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale. Tutti gli artisti under 35 declinano in maniera diversa come la tecnologia rigenerativa rielabora concetti filosofici, come per esempio il significato della bellezza, dell’armonia, la pornografia, o aprendo riflessioni sul conflitto quale componente umana, con opere, installazioni immersive, sculture prodotte da algoritmi e dati alla ricerca di narrazioni transmediali, non manieriste, come prassi estetica e poetica in bilico tra reminiscenza e memoria per ridefinire uno spazio di possibilità e di nuove narrazioni e immaginazione.




