20 Settembre 2026 08:17

Biennale, cosa fatta Caporetto ha…

Padiglione Israele, Biennale Architettura 2025
Padiglione Israele, Biennale di Venezia
Le schermaglie socio-politiche attorno alla Biennale stanno toccando inediti livelli di insensatezza

L’incalzare della cronaca ci costringe obtorto collo a ritornare sull’argomento Biennale. Dopo aver incautamente affidato le chiavi di casa al wokismo-leninismo e ai suoi sacerdoti, la matassa si è ulteriormente intorcinata e gli adepti para-quaccheri della setta hanno iniziato ad alzare il tiro con l’imbelle collaborazione della Fondazione Biennale. Infatti, nel nome di una presunta autonomia ognuno fa quel che cacchio gli pare. La Biennale rivendica l’invito della Russia contro il parere del governo italiano al quale si aggiunge poi quello della UE che non concederà il suo micragnoso contributo e scoppia quel po’ po’ di baraonda di cui vi ho già detto.

Il Cda della Biennale, sempre in autonomia, su consiglio dello spirito di Koyo Kouoh, delibera la nomina della giuria composta da: Zeo Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi, con Solange Oliveira Farkas presidente. Tutte figure a vario titolo di rilievo, appartenenti alla sopraddetta setta. La prima dichiarazione della Giuria, sempre in totale autonomia, annuncia che, non potendo estromettere i Paesi incriminati, non prenderà in considerazione gli artisti delle Nazioni i cui leader, come Putin e Netanyahu, sono accusati dalla Corte Penale Internazionale.

La Biennale, a sua volta, dichiara: “la Giuria, al pari di tutte le giurie delle manifestazioni della Biennale, opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio nell’esercizio delle proprie funzioni. In merito alla dichiarazione diffusa si tratta di una naturale espressione della libertà e dell’autonomia della quali la Biennale è garante”.

Pluralità di voci!

Autonomia una beata cippa! Dietro lo schermo dell’indipendenza di giudizio si “nasconde” un intento censorio dettato da una ideologia che non prevede, nonostante i proclami, la diversità di opinioni. Il solo fatto di porre sullo stesso piano un Paese, Israele, che comunque la si pensi, è a tutti gli effetti una democrazia – in guerra, ma una democrazia! – con l’autocrazia che governa la Russia è un obbrobrio. Non si comprende poi, seguendo i folli criteri di giudizio della Setta, come non si prendano in considerazione allora i governi di paesi tipo l’Iran, le cui malefatte sono sotto gli occhi di tutti, o della Nigeria, terra notoriamente accogliente per la popolazione di fede cristiana e potrei continuare l’edificante elenco a lungo.

Vorrei inoltre ricordare a Lor Signorə che le Corti Penali Internazionali, come altre istituzioni sovranazionali, purtroppo non valgono un’altra beata cippa. Lo sanno Lor Signorə che recentemente l’ONU ha nominato l’Iran al Comitato per la programmazione e il coordinamento, l’organo che detta la linea sui diritti umani, diritti della donna (gulp), disarmo e prevenzione del terrorismo (ri-gulp)?

Tragicomico! Ma che razza di segatura hanno in testa queste Vestaglie del Pensiero? Oltre ad aver completamente scordato l’Arte e le sue declinazioni, queste Prèfiche ci hanno rotto i cabbasisi. E pure la Biennale non può più continuare fare il Ponzio Pilato della situazione, la smetta di fare sponda a questi deliri e garantisca un’autentica pluralità di voci, tutte, anche quelle che non ci piacciono.

Tragicomici saluti

L.d.R.