
Sul Rio della Tana, a due passi dall’Arsenale, un ritratto monumentale di Koyo Kouoh firmata da Derrick Adams, artista rappresentato da Gagosian, e voluta da Francesco Bonami, che con Kouoh lavorò alla Biennale del 2003
Il titolo è Heavy is the head that wears the crown (2026). Sulla corona, Adams ha scritto “JOY” (gioia), che si irradia in raggi dorati. Il riferimento è shakespeariano (Enrico IV), ma l’immagine rovescia il significato: non solo peso, ma anche possibilità gioiose.
Dichiara Francesco Bonami: “Volevamo un omaggio accessibile a tutti, non solo al mondo dell’arte. Meno formale, meno esclusivo di quello che di solito accade a Venezia“. L’installazione è visibile dalla strada, senza barriere né biglietti.
Adams, noto per i suoi dipinti colorati sulla gioia quotidiana delle persone nere, ha rappresentato Kouoh con geometrie nette, toni caldi (marrone, oro, rosa) e uno stile frontale che richiama l’icona bizantina.
“L’installazione onora l’eredità di Koyo Kouoh. Le rappresentazioni gioiose dell’esperienza nera sono diventate sinonimo della mia pratica e hanno avuto un ruolo nella sua filosofia curatoriale: presentare la gioia come luogo di resistenza e bellezza“, ha dichiarato Adams.
Kouoh è stata la prima donna africana a curare la Biennale. Prima di morire a soli 57 anni, ha diretto lo Zeitz MOCAA di Città del Capo, è stata curatrice per documenta 12 e 13 e ha contribuito alla nascita della fiera 1:54. La sua mostra per Venezia 2026 si intitola In Minor Keys. Il murale resterà in esposizione per tutta la durata della Biennale.




