
Fu l’unico ad avere accesso illimitato a Ground Zero dopo l’11 settembre, realizzando un archivio di oltre 8.000 immagini per il 9/11 Memorial Museum; oggi Joel Meyerowitz è entrato nello Studio di Giorgio Morandi, in via Fondazza a Bologna, e ci riconsegna l’anima degli oggetti del pittore, a oltre sessant’anni dalla scomparsa
Giorgio Morandi trascorse decenni a dipingere le stesse bottiglie, gli stessi vasi, le stesse scatole. Non per ossessione, ma per pazienza: voleva vedere cosa succedeva quando la luce cambiava, quando un oggetto si spostava di un centimetro, quando l’ombra diventava più lunga. Alla sua morte, nel 1964, tutto rimase al suo posto. Polvere, silenzio, attesa.
Joel Meyerowitz è entrato nello studio del pittore al numero 36 di Via Fondazza a Bologna e ha intrapreso un lavoro silenzioso e meticoloso: fotografare ogni oggetto lasciato da Morandi. Lavorando negli stessi ambienti e con la stessa luce naturale, il fotografo ha maneggiato ogni bottiglia, brocca, lattina e conchiglia singolarmente, disponendole sul tavolo segnato di Morandi e lasciando che le stesse ombre si proiettassero. Non le ha “composte”, le ha incontrate.
Le fotografie risultanti costituiscono una documentazione visiva completa di Casa Morandi — il mondo di lavoro di un artista visto non come una reliquia, ma come una superficie viva. Ogni oggetto torna a essere ciò che Morandi vedeva: un corpo, un volume, una pazienza. Morandi’s Objects: The Complete Archive of Casa Morandi pubblicato ora da Damiani in un’edizione ampliata, che include oltre 130 fotografie inedite, insieme a nuovi saggi e a una bibliografia aggiornata, diventa così il “testimone muto” più vicino a quello che era l’universo del Metafisico più infinito.
Meyerowitz ha recentemente ricevuto il premio per il contributo eccezionale alla fotografia ai Sony World Photography Awards 2026 e l’Infinity Award alla carriera dall’International Center of Photography (ICP), in occasione della proiezione del documentario Two Strangers Trying Not to Kill Each Other.

Chi è Joel Meyerowitz
Nato nel Bronx, nel 1938, Joel Meyerowitz è cresciuto osservando le commedie e le tragedie umane nelle strade di New York, un'”educazione da strada” che definisce la sua fotografia. Dopo aver studiato arte e storia dell’arte alla Ohio State University, lavorò come direttore artistico in pubblicità. Nel 1962 vide Robert Frank fotografare per un libretto che stava progettando e capì che era possibile scattare in movimento — si licenziò il giorno dopo, prese in prestito una macchina fotografica e uscì per le strade di New York. Iniziò usando la pellicola a colori quando il bianco e nero era ancora considerato l’unica “arte” fotografica, diventando un pioniere nell’accettazione universale del colore. Il suo primo libro, Cape Light, è considerato un classico della fotografia a colori e ha venduto oltre 100.000 copie. Ha pubblicato più di 22 libri, tra cui Bystander: The History of Street Photography. Nel 1995 diresse il film POP, un intimo diario di un viaggio di tre settimane con suo padre malato di Alzheimer e suo figlio Sasha. Fu l’unico fotografo ad avere accesso illimitato a Ground Zero dopo l’11 settembre, realizzando un archivio di oltre 8.000 immagini per il 9/11 Memorial Museum. Vive a Londra, e la sua mostra A Question of Color alla Tate Modern si è chiusa nel 2025. Ha ricevuto premi come Guggenheim Fellow e borse NEA e NEH. Le sue opere sono nelle collezioni del MoMA, del Boston Museum of Fine Arts, dell’Art Institute of Chicago e di molti altri musei nel mondo.




