18 Settembre 2026 21:39

Il colore dell’emozione. Mimmo Paladino in mostra a Milano

Mimmo Paladino, Dormienti (foto Lorenzo Palmieri)
Mimmo Paladino, Dormienti (foto Lorenzo Palmieri)
Paladino torna a Palazzo Citterio con l’esposizione dell’intera serie di trentadue sculture in terracotta dei Dormienti

I dormienti sono tra i cicli più iconici della ricerca di Mimmo Paladino, figure replicate da un’unica matrice e ogni volta ricombinate in relazione allo spazio che le accoglie. Sono trentadue sculture in terracotta create dal maestro della Transavanguardia, movimento che, ricordiamolo, si riappropria del colore dell’emozione della storia nell’arte contrapponendosi all’intellettualismo degli anni Settanta, insieme a un nucleo di disegni del 1973. Riallestiti per entrare in dialogo con lo spazio ipogeo nella Sala Stirling di Palazzo Citterio a Milano nella mostra curata da Lorenzo Madaro.

Sculture create a partire dalla stessa matrice ma caratterizzate da continui scarti formali, connesse ogni volta in modo diverso sulla base della superficie che le accoglie. Il modo in cui le opere sono state sistemate rimanda ad una sorta di messa in scena teatrale. Con lo spazio colmo di quelle presenze assopite. Figure adagiate in atteggiamento fetale. Composte quindi, che non lasciano emergere la violenza che hanno comunque subito causata dal loro vissuto. Figure che con le loro tonalità materiche sembrano appartenere alla terra, inserite nel paesaggio come se ci fossero da sempre e allo stesso tempo di esserne estranee.

L’ispirazione

Qualcuno ha voluto vedere nei Dormienti posture risalenti ai corpi rinvenuti negli scavi di Pompei e Ercolano, rimasti immobili dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Interpretazione contestata dallo stesso Paladino proprio perché i suoi soggetti non sono morti ma sono in bilico tra sonno e veglia. Tra rimandi onirici e realtà.

Molto più attendibile la motivazione che ha ispirato le opere legata, a detta dell’artista, ai disegni drammatici tracciati dallo scultore britannico Henry Moore durante la Seconda guerra mondiale nei rifugi antiaerei, spesso ricavati nelle gallerie della metropolitana, dove la popolazione si riversava durante i bombardamenti. Lo scultore inglese ritrae persone raggomitolate nei rifugi antiaerei. Nei suoi schizzi non si presentano dominate dal terrore, ma immerse in un’atmosfera di sonno e di sospensione.

 

Mimmo Paladino, Dormienti (foto Lorenzo Palmieri)
Mimmo Paladino, Dormienti (foto Lorenzo Palmieri)

La serie dei Dormienti fu esposta per la prima volta a Poggibonsi nel 1998. L’anno successivo alla Roundhouse di Londra nell’ambito di un progetto creato insieme al musicista e produttore Brian Eno. Progetto impostato sull’iterazione di moduli ripetuti. La stessa composizione viene riproposta anche nella mostra milanese e sicuramente contribuisce a liberare I dormienti dall’apparente pesantezza del sonno restituendo loro un soffio vitale e una serena concretezza a rimarcare la dimensione interdisciplinare che caratterizza parte della ricerca di Paladino.

L’interpretazione

Al primo impatto I dormienti danno l’impressione di essere una serie tranquilla. Di essere atemporali. Potrebbero far parte di qualsiasi epoca. Sono corpi senza individualità trasformati in archetipi. Sono corpi impassibili. Come se fossero creature catapultate sulla terra da una da una realtà sconosciuta. Presenze universali in grado di rivitalizzare l’arte scultorea mediante un linguaggio che fa interagire la dimensione ontologica con la contemporaneità.

Le figure sono accovacciate, rannicchiate, sulla difensiva. Ma non sono inerti. Immerse in un letargo oppiaceo. Non sono affatto reliquie abbandonate. Sembrano sospese tra due stati: quello del sonno e quello della veglia. La loro immobilità vuole indicare la condizione in cui si trovano: forse stanno sognando, il sogno come lavoro onirico notevole, sottolinea Freud, fra il latente e il manifesto.

Nell’analisi adottata da Angela Vettese, l’opera fa leva su di una dimensione profonda e archetipica, dove rovina e memoria si intersecano con ciò che è remoto, inconscio, radicato. O stanno riflettendo sulle contraddizioni le ambiguità il sadismo l’indifferenza che spesso contraddistingue l’essere. Allora non è azzardato sostenere che I dormienti si possono spiegare ricorrendo all’ossimoro della quieta energia. Una quiete che ti cattura nella sua incalzante normalità. Ma è anche un invito perentorio a riflettere. A superare il limite rassicurante e illusorio del percepito.

 

Mimmo Paladino, Dormienti (foto Lorenzo Palmieri)
Mimmo Paladino, Dormienti (foto Lorenzo Palmieri)
Proteggere la vita

Essendo figure che non raccontano una storia circoscritta, ma evocano una condizione esistenziale, universale, lasciando aperte molteplici interpretazioni. I dormienti non sono defunti. Non cercano la morte come via di fuga. Semmai il dormiente si abbandona al sonno per proteggere la vita. Il sonno come possibilità di requie momentanea dall’aggressione del vivere.

In tal senso lo stesso Paladino sostiene: “Io non devo per forza raccontare; il punto non è quello che esprimo, l’interpretazione delle mie opere è strettamente personale. È il lavoro sullo spazio che conta per me, qualunque prodotto artistico deve essere anzitutto contestualizzato”.