
La rassegna segue lo sviluppo storico dell’uso delle immagini per la celebrazione e la trasmissione del potere nell’àmbito imperiale romano del III secolo d.C.
La mostra presenta 20 reperti, tra cui tre teste in bronzo dorato di imperatori romani provenienti dal Museo di Santa Giulia a Brescia e una testa della dea Venere, pure in bronzo dorato, appartenente alle antiche collezioni granducali, in dialogo con materiali delle raccolte medicee, come gemme, anelli, collane, medaglioni e monete. Dopo il grande successo di pubblico, la mostra Idoli di potere e bellezza al Museo Archeologico Nazionale di Firenze è prorogata fino al 14 giugno 2026.
L’esposizione si propone di analizzare lo sviluppo storico dell’uso delle immagini per la celebrazione, la conservazione e la trasmissione del potere imperiale. Curata da Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid, rispettivamente direttore e curatrice del Museo fiorentino, Idoli di potere e bellezza presenta 20 oggetti antichi di forte valore simbolico provenienti dalle raccolte medicee, riuniti attorno a quattro teste di bronzo dorato a grandezza naturale: tre ritratti imperiali provenienti dal Museo di Santa Giulia a Brescia, gestito dalla Fondazione Brescia Musei, e una testa di Venere dalle antiche collezioni granducali.

In particolare, si potranno ammirare medaglioni e monete (aurei, sesterzi, denari, assi) che veicolavano il ritratto imperiale come simbolo e garanzia della continuità del potere. Ma anche gemme, anelli e collane d’oro, destinati a un uso “privato”, ma non meno ricco di significato simbolico. E una splendida testa d’aquila a grandezza naturale, simbolo della maestà di Giove.
Bicentenario
La rassegna s’inserisce nel quadro istituzionale di una virtuosa collaborazione tra la Fondazione Brescia Musei e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Sotto gli auspici della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, dal titolo complessivo Idoli di bronzo.
L’appuntamento fiorentino si pone in linea di continuità con Victoria Mater. L’idolo e l’icona in corso e prorogata fino al 21 giugno all’interno del Capitolium, al Parco archeologico di Brescia romana. Che propone un’inedita installazione di Francesco Vezzoli, in grado di far dialogare la Vittoria Alata, una delle opere più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione, e l’Idolino di Pesaro, esempio raffinato di artigianato artistico classico, in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

L’intero progetto, promosso da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia, in collaborazione con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, l’Opificio delle Pietre Dure e il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, è stato appositamente studiato per accompagnare l’apertura delle celebrazioni per il Bicentenario della scoperta del deposito bronzeo del Capitolium bresciano, dove si conservava la Vittoria Alata.



