19 Settembre 2026 02:52

The only true protest is beauty. Dries Van Noten a Venezia

Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda
Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda
A Palazzo Pisani Moretta la Fondazione Dries Van Noten esplora la bellezza come forza capace di provocare, far riflettere e generare trasformazione

Le opere di diversi creativi si incontrano tra affinità e contrasti, luci e ombre, rivelando l’intensità umana del fare. Artigianalità, emozione e ricerca sui materiali si intrecciano in incontri plasmati dalla sapienza delle mani, in dialogo con l’architettura storica che li accoglie. La creazione diventa una pratica di interrogazione, un’esperienza di scambio e un campo aperto di possibilità. A Palazzo Pisani Moretta fino al 4 ottobre il progetto curato da Dries Van Noten.

La Fondazione Dries Van Noten

La Fondazione nasce da Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe ed è ospitata nello storico Palazzo Pisani Moretta affacciato sul Canal Grande, per celebrare l’artigianato come linguaggio essenziale dell’identità culturale e sottolineare la centralità della materia, del gesto che paziente nello scorrere del tempo crea attraverso la sapienza nelle mani, fra tradizione e contemporaneità. Inaugurata nell’aprile 2026, la Fondazione riunisce talenti appartenenti ad ambiti diversi ma strettamente interconnessi, tra cui arte, design, moda, architettura, gastronomia e oltre. Lo scopo è favorire l’incontro continuo tra discipline, stimola prospettive inedite, crea ponti tra storia e presente e collega la creatività radicata nel territorio locale a visioni globali.

 

Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda
Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda

Venezia è una città modellata dall’arte e dalla storia, perfetta per far sviluppare questo nuovo punto di riferimento culturale e artistico, scegliendo un palazzo storico raffinato, centrale ma anche defilato dai circuiti conosciuti, decadente nel suo contrasto fra luce ed ombra, affreschi e stucchi che dialogano con i nuovi interventi di arte contemporanea. L’artigianato per Van Noten e Vangheluwe deve essere un atto di identità culturale, un pensare con le mani, la possibilità di dar forma alle idee attraverso i materiali, i gesti, il tempo e la cura. Venezia stessa è un luogo plasmato dalle maree, da sempre in transizione e trasformazione, dove le tradizioni non vengono custodite nella staticità, ma rivivono continuamente, assumendo nuove forme e significati.

Al centro del progetto si colloca la celebrazione della dimensione umana del creare e gli artigiani, designer, artisti e giovani talenti si incontrano come parte attiva di un unico dialogo, chiamati a custodire e a reinventare gli orizzonti creativi del futuro sulle basi solide del passato. La programmazione di questo nuovo spazio espositivo si articola nel corso dell’anno attraverso presentazioni, progetti collaborativi, residenze d’artista, iniziative e programmi educativi dedicati anche a studenti e giovani creativi. Le connessioni fra diverse comunità che si svilupperanno all’interno di questa rete culturale apporteranno alla città di Venezia nuove visioni attraverso Arte, Bellezza e Artigianato.

 

Dries Van Noten, foto Camilla Glorioso
Dries Van Noten, foto Camilla Glorioso
The only true protest is beauty

Oltre duecento oggetti, tra moda, gioielleria, vetro e fotografia celebrano l’artigianato come veicolo di emozioni. La presentazione si ispira all’attivista Phil Ochs e curata da Dries Van Noten con Geert Bruloot attraverso un dialogo continuo fra affreschi e architettura, forme, oggetti e storia. Il saper fare delle opere risveglia nello spettatore nuove percezioni, quindi è un ATTO RADICALE DI INCONTRO. La prima opera nell’androne è The Blind Leading the Blind #48 di Peter Buggenhout, con i suoi quattro metri d’altezza, costruita con materiali come cartone, ferro e scarti umani, dialoga con i pilastri in pietra d’Istria, incrinando la solennità del luogo e creando una tensione provocatoria ed emotiva.

Il tema principale della prima sala è La vittoria della luce sulle tenebre, che si disvela attraverso una serie di contrasti, immagini potenti e viscerali dove la luce combatte contro le tenebre. Il ritratto fotografico muliebre di Steven Shearer rappresenta un sonno eterno che dialoga con il tema del Memento Mori dei gioielli di Codognato (come nel grande teschio incastonato in oro, cristalli e cammei al piano superiore), assoluta eccellenza della gioielleria artistica veneziana.

 

Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda
Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda

Gli abiti scelti, vere e proprie opere d’arte, sono luce e ombra: le silhouette cupe e architettoniche di Comme des Garcons e Christian Lacroix (l’abito iconico con la croce gioello sul petto nel novembre 1988 fu scelto per la prima copertina di Vogue curata da Ann Wintour) si contrappongono fra loro e trovano una nuova dimensione nel confronto con la scultura piumata di Kate McGwire.

Nella seconda sala è il rosso vibrante del tessuto Bevilacqua alle pareti e l’affresco del Tiepolo che fanno da controparte alle opere che esprimono un’inquieta vulnerabilità: gli specchi distorti di Kiko Lopez e le ceramiche di Takuro Kuwata. La trasformazione prosegue con la seduta di Moreno Schweikle, che riutilizza vecchi rivestimenti per evocare forme del passato e del presente.

 

Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda
Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda
Artigianalità vetraria veneziana

La sala Nature Morte esplora il confine, molto sottile, tra organico e artificiale. C’è qualcosa di perturbante che fa perdere ai motivi floreali la loro natura innocente. Il pezzo principale di questa sezione è l’abito da sposa di Lacroix, con una ricca corona composta da ghirlande di fiori metallici e un velo lungoteatrale, la contrapposizione è con l’opera di Peter Buggenhout, fatta di materiali di recupero ruvidi e scomposti dalle dimensioni colossali. La realtà interroga, inquieta, fa progredire attraverso la strada delle emozioni scaturite da questo surrealismo botanico.

La sala Bending Light rende omaggio all’artigianalità vetraria veneziana, parte della collezione originaria del palazzo. Caraffe, calici con stemmi araldici si contrappongono alle opere contemporanee di Alexander Kirkeby e di Tony Cragg. Le consolle sono in Stucco Marmo realizzati da Uni.S.Ve. con le tecniche tradizionali di impasto e intonaco. Il tavolo centrale, concepito per la presentazione, interamente in vetro, privo di supporti in metallo o legno.

 

Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda
Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda

Il confronto con il contemporaneo e con la storia trova la sua voce nel designer Ayham Hassan, palestinese di Ramallah. Che crea un abito fatto di tessuti tradizionali ricamati e riassemblati durante l’occupazione, come atto di identità e resilienza. L’ascesa fra i due piani costituisce una transizione sensoriale, candele in vetro in un’installazione del light artist marionanni create appositamente sono l’evoluzione di quel saper fare che ha ispirato la mission della Fondazione.

Dimensione teatrale

Al secondo piano, la Biblioteca, l’oscurità interrotta dal bianco materico, pelli, parrucche e taccuini, tendaggi, in una dimensione teatrale come le quinte di un palcoscenico. All’interno della Cappella del Palazzo Pisani, l’argento mistico e sacrale dialoga con texture metalliche molto audaci. Dove la dimensione devozionale si trasfigura in atavici simboli pieni di carnalità come nelle composizioni di fiori di Ann Carrington.

Nel Camerino d’Oro in puro stile rococò rivestito in foglia d’oro e stucchi, l’abito da sposa di Lacroix, dalla sua ultima sfilata nel 2009. Una dichiarazione finale, memoria ma allo stesso tempo affermazione di Bellezza, un capolavoro di resilienza.

 

Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda
Fondazione Dries Van Noten, Venezia, foto Matteo De Mayda

L’atmosfera decadente, gli specchi oscurati, i nudi dormienti, le forme del corpo, l’opulenza del lusso, gli abiti capolavoro, ricordano la celebre Marchesa Luisa Casati, nobildonna che trasformò la sua intera esistenza in opera d’arte, diventando icona dell’Estetismo e incarnando le inquietudini del suo tempo, non a caso la sua famiglia era fra le più ricche dell’industria tessile italiana.

A lei questo percorso espositivo sarebbe stato gradito e forse a lei potrebbe ispirarsi per la sua natura indomita, ribelle, per il fascino oscuro. Per la sua bellezza che ad un certo punto viene negata dal passare degli anni, sfiorisce e quindi, per protesta, rifiutata. Un vero e proprio filo con la storia che non si spezza.