
Alla National Portrait Gallery la grande esposizione celebrativa dei 100 anni dalla nascita di Marilyn Monroe
Rita Hayworth diceva “ogni uomo che ho conosciuto è andato a letto con Gilda e si è svegliato con me”. Manifestando la difficoltà del separare la sua vera persona dal personaggio seducente di uno dei suoi più famosi film. Parafrasando questa frase della Hayworth possiamo dire che i visitatori della mostra appena inaugurata alla National Portrait Gallery di Londra, “Marilyn Monroe, a Portrait” entrano convinti di vedere le foto di Marilyn ed escono con la conoscenza di Norma Jeane. Il nome originale di Marilyn, ufficialmente cambiato solo nel 1956. La mostra umanizza l’icona Marilyn, i visitatori si concentrano solo su di lei e sulla sua vita.
La progettazione e la realizzazione della mostra, celebrativa dei 100 anni dalla nascita (1 Giugno 1926), sono durate 18 mesi, durante i quali le curatrici Rosie Broadley e Georgia Atienza hanno avuto modo anche di intervistare i parenti, figli, nipoti, dei fotografi che hanno collaborato per più tempo con la Monroe. Comune denominatore è l’aspetto familiare del carattere di Marilyn, vera amica di famiglia ad esempio di Sam Shaw o addirittura, da amante dei bambini, babysitter dei figli di Milton Greene. La sua generosità fu dimostrata anche alla lettura del testamento che aveva preparato chissà, forse, per un presentimento.

In quella che risultò essere la sua ultima intervista, rilasciata a Richard Meryman e pubblicata sulla rivista Life il 3 Agosto 1962, poche ore prima della sua morte, la Monroe disse di aver deciso di fare l’attrice quando aveva 5 anni. E questo riscontra l’opinione delle due curatrici della mostra che si riferiscono alla Monroe come una donna “strong”, resiliente, che sapeva il fatto suo e come arrivare ai suoi obiettivi, ma al tempo stesso una donna dolce e sicuramente debole negli amori. Una debolezza che probabilmente la portò al suo tragico epilogo.
Testamento iconografico
La Monroe era molto ambiziosa, sempre in controllo della sua immagine, usava i fotografi come voleva lei, per i suoi scopi, era proattiva. Non era mai una semplice modella, era cosciente delle immagini che voleva ottenere. Paradossalmente è come se avesse pensato alle sue immagini già come un suo testamento iconografico. D’altronde Andy Warhol ed altri artisti iniziarono a creare le loro opere, ispirate alla Monroe, subito dopo la sua morte. Ed utilizzando come basi proprio le foto di Marilyn. Come disse il fotografo Bert Stern, subito dopo la sua morte, “è andata, ma lei è ovunque”.
La mostra dedicata a Marilyn la ricorda come una delle persone più riconoscibili nella storia moderna e tra le donne più fotografate ma non solo con le fotografie dei fotografi che hanno collaborato più spesso con la Monroe, come Cecil Beaton, Philippe Halsman, André de Dienes (che ebbe anche una storia d’amore con la Monroe), Eve Arnold, Inge Morath, Alfred Eisenstaedt, Milton Greene, Sam Shaw, Richard Avedon, George Barris.
Ma anche con opere d’arte create appunto da Andy Warhol (che la considera non come un’attrice cinematografica ma come un’icona americana), Pauline Boty, James Gill, Rosalyn Drexler, Audrey Flack, Willem de Kooning. In mostra anche alcuni cimeli, copioni dei film, provini fotografici, manoscritti dell’attrice ed alcuni vestiti di scena.

A proposito di fotografie e fotografi, la parte bella delle grandi mostre fotografiche, in una grande piazza commerciale come Londra, è il percorrere 500 metri per andare a visitare la galleria Iconic Images che ha organizzato una mostra dedicata a Marilyn dove, a partire da 3000 sterline, si possono acquistare fotografie della Monroe scattate dai grandi fotografi, originali ed in serie limitata.
La mostra, presso la National Portrait Gallery di Londra, è visitabile fino al 6 Settembre. Ed accompagnata da una serie di eventi e conferenze dedicate alla Monroe.












