18 Settembre 2026 21:40

L’officina delle arti. Nella tenuta Bonotto delle Tezze

Chiara Peruch. Archivio belvedere. Officina Malanotte, 2026, Bonotto Delle Tezze, Vazzola, foto Nico Covre
Chiara Peruch. Archivio belvedere. Officina Malanotte, 2026, Bonotto Delle Tezze, Vazzola, foto Nico Covre
Angelo Bellobono, Paolo Bini, Chiara Peručh e Silvia Vendramel sono i protagonisti della quinta edizione di Officina Malanotte

Nella tenuta Bonotto delle Tezze Daniele Capra cura anche la quinta edizione, con la direzione artistica di Nico Covre, di Officina Malanotte, un laboratorio nato per coniugare il territorio e la cultura del vino con le capacità di sperimentazione e contaminazione proprie del linguaggio artistico contemporaneo, che prevede una residenza per artisti e la mostra conclusiva che espone i lavori realizzati dal sei giugno al cinque luglio 2026. I protagonisti dell’edizione del 2026: Angelo Bellobono, Paolo Bini, Chiara Peručh e Silvia Vendramel, hanno trascorso tre settimane nella tenuta dove hanno affrontato in assoluta libertà la propria ricerca a stretto contatto con il contesto naturale e con l’azienda.

Gli artisti si sono serviti quest’anno, come studio, dell’officina meccanica, dove sembra di ascoltare ancora i ritmi lavorativi e di sentire l’odore degli ingranaggi meccanici. Officina Malanotte allora come occasione per ridare lustro ad uno spazio periferico e in disuso.

 

Angelo Bellobono, Esercizi per diventare fiume, 2026. Officina Malanotte. Bonotto delle Tezze foto Nico Covre
Angelo Bellobono, Esercizi per diventare fiume, 2026. Officina Malanotte. Bonotto delle Tezze foto Nico Covre
Gli autori

Una premessa necessaria per carpire il codice artistico di Angelo Bellobono. Non si serve della fotografia come dispositivo per catturare il paesaggio che alimenta le sue espressioni artistiche. Deve appropriarsi fisicamente del territorio che sperimenta. Catturare l’essenza del paesaggio. Nel caso in questione, respirare l’odore del fango lungo le rive del Piave. Le sue tele e i suoi lavori su carta derivano da lunghi percorsi e dalle relative attente osservazioni. Per introiettare e sedimentare suggestioni che poi rielabora in studio. Ciò che innesta nelle opere non sono dettagliati frammenti percepiti. Ma sensazioni, memorie che devono emergere. Mescolando forme antropomorfe e figure ancestrali. Biancori abbacinanti e nebbie cromatiche che permeano i dipinti e ci consentono di guardare al paesaggio sentendoci avvolti.

La pittura di Paolo Bini la si potrebbe incorniciare nell’astrattismo lirico per la sottolineatura del segno che resiste alla deriva dell’informale. Utilizzando una fitta schermata cromatica dove il verticale incrocia l’orizzontale e dove il rigore della composizione geometrica non esclude la tensione lirica del colore. La sua pittura allora è legata a una ricerca cromatica e all’esplorazione delle sue illimitate potenzialità combinatorie.

 

Paolo Bini, Officina Malanotte 2026. Contrasto di successione. Bonotto Delle Tezze, Vazzola, foto Nico Covre
Paolo Bini, Officina Malanotte 2026. Contrasto di successione. Bonotto Delle Tezze, Vazzola, foto Nico Covre

Il paesaggio e la natura morta sono tra i soggetti più ricorrenti nei dipinti di Chiara Peručh. Il suo figurativo oscilla tra qualcosa che si vuole imporre come percettivamente riconoscibile e qualcosa che, al contrario, riconsidera rifonda rinomina il visibile proposto. Nel suo Archivio Belvedere, non deve trarre in inganno il realismo della figurazione. Ciò che facilmente si riconosce: I conigli i detriti l’archivio la scavatrice ti proiettano in un clima surreale. Prevale l’accostamento emozionale e non quello sequenziale.

La ricerca di Silvia Vendramel si fonda sulla combinazione di materiali trovati negli spazi e nei depositi della cantina, che l’artista ha selezionato e poi ha riconfigurato assecondando le proprie esigenze espressive. Nel suo fare artistico, sculture e installazioni, prevalgono scarti e residui insieme a forme essenziali progettualmente definite. Che catturano verticalmente lo spazio. O s’intrecciano come serpentine che sfiorano il suolo. In La moglie discreta, un elemento verticale in legno dotato di una sorta di volto dorato, precario quanto luccicante, Vendramel costruisce con pochi elementi l’idea filiforme di una persona che ti osserva senza farsi notare.

 

Silvia Vendramel. Gruppo paesaggio Officina Malanotte, 2026, Bonotto Delle Tezze, Vazzola, foto Nico Covre
Silvia Vendramel. Gruppo paesaggio Officina Malanotte, 2026, Bonotto Delle Tezze, Vazzola, foto Nico Covre

Officina Malanotte
Artisti: Angelo Bellobono, Paolo Bini, Chiara Peruch, Silvia Vendramel
Fino al cinque luglio 2026
Curatore: Daniele Capra
Direzione artistica Nico Covre
Bonotto delle Tezze, Vazzola (TV)