
Si pensava venisse dal Galles, come le altre “pietre blu” del monumento di 4.500 anni fa. Invece no: la pietra dell’altare di Stonehenge è stata tracciata fino alla Scozia nordorientale, a 700 chilometri di distanza. A stabilirlo è uno studio pubblicato sul Journal of Quaternary Science da un team di scienziati australiani e britannici.
Stonehenge fu costruita tra il 3000 e il 1500 a.C. La pietra dell’altare, al centro, fu collocata nel secondo periodo di costruzione, tra il 2620 e il 2480 a.C. Le arenarie arrivavano dai Marlborough Downs, a 30 chilometri. Le pietre blu di dolomite venivano dal Galles sudoccidentale, a 300 chilometri. Ma l’altare, questa la novità, viene da molto più lontano.
Come ci è arrivata? Fino a poco fa si discuteva tra trasporto umano (via terra o mare) o glaciale. All’inizio dell’anno, il team della Curtin University aveva già escluso il trasporto glaciale per le pietre blu. Ora i ricercatori ipotizzano un mix: ghiaccio e uomini.
Secondo lo studio, un ghiacciaio trasportò la pietra dal bacino delle Orcadi (Scozia nordorientale) fino a Dogger Bank, una terra preistorica oggi sommersa nel Mare del Nord, durante l’ultima era glaciale, tra 33.000 e 11.700 anni fa. Ma lì si fermò. “I ghiacciai non arrivarono nell’Inghilterra meridionale”, spiega il co-autore Anthony Clarke. “Quindi la pietra dovette comunque essere spostata per centinaia di chilometri dagli uomini”. Un’impresa titanica: “Pianificazione, coordinamento, conoscenza del territorio e una tremenda determinazione”.
Il dato più affascinante lo offre Remy Veness della Sheffield Hallam University. Per lui, la pietra doveva avere un significato culturale profondo per gli abitanti di Doggerland, molto prima di finire a Stonehenge. “Fu spostata almeno due volte: prima per salvarla dall’innalzamento del mare alla fine dell’era glaciale, poi per portarla nella piana di Salisbury. Dove riposa ancora oggi.”



