
Irriverente, ironico, eclettico, Wurm conquista Venezia con la grande mostra visibile fino al 22 novembre al Museo Fortuny
In contemporanea alla 61° Esposizione Internazionale d’Arte, il Museo Fortuny presenta un’ampia mostra monografica dedicata a Erwin Wurm, artista austriaco tra i più influenti nel panorama contemporaneo. A cura di Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit. Irriverente, ironico, eclettico, al centro del suo interesse c’è sempre stata la scultura. Alla quale nel corso della sua carriera ha saputo ripensare fra astrazione e rappresentazione, ponendo il corpo e l’oggetto quotidiano al centro di una riflessione che supera i confini tradizionali tra arte e vita.
L’umorismo è lo strumento fondamentale nella sua pratica, apre a questioni filosofiche e sociali permette di mettere in scena la società contemporanea con i suoi conflitti e le sue contraddizioni, criticando le pressioni del capitalismo e le costruzioni identitarie imposte dall’esterno. “Guardare l’ordinario dalla prospettiva dell’assurdo e del paradosso”, afferma Erwin Wurm, “ci dà l’opportunità di vedere qualcosa di diverso, forse più interessante”.

Lo spazio delle sale del Museo Fortuny offre un palcoscenico inedito con stratificazioni storiche e oggettistiche che molto piacciono all’artista e ritroviamo nelle opere esposte. Le celebri One Minute Sculptures (1996–97) al secondo piano del Museo consentono ai visitatori di interagire direttamente con oggetti quotidiani in pose insolite, diventando essi stessi opere d’arte. L’artista fornisce istruzioni che invitano il pubblico a eseguire azioni o pose con oggetti d’uso, mobili, sedie, bottiglie, libri, maglioni, trasformando il corpo umano in scultura temporanea.
Tassidermia dell’istante
L’opera è per sua natura effimera poiché esiste nel gesto e può essere immortalata attraverso la fotografia, in un’immagine estemporanea catturata da una Polaroid, in una “tassidermia dell’istante”. Al contrario, Wurm compie anche una antropomorfizzazione degli oggetti comuni in modi inattesi, come nel caso delle opere Dreamers, in cui cuscini sovradimensionati sono sostenuti da arti umani (gambe, braccia, piedi) in posizioni spesso goffe o precarie, incarnando metafore del mondo onirico, esplorando la tensione tra il corpo fisico e la dimensione psicologica dell’inconscio.

La costruzione di questo esercito di strane creature dalla natura duale, metà oggetto, metà uomo, di oggetti antropomorfizzati, popola la casa-studio di Mariano Fortuny che come Wurm oggi, animò di spiriti e creature leggendarie le stanze di quella dimora, fra lo stupore e lo scandalo. Nelle serie Substitutes, si apre un dialogo diretto con la natura tematica del museo ospitante, nel quale l’abito diventa un’estensione scultorea del corpo. Wurm presenta indumenti privi di figura umana, monumenti all’assenza o membrane che trattengono l’ultimo gesto di chi li ha abitati. L’analogia è con il Delphos di Fortuny, un involucro pronto ad accogliere il corpo, ma senza di esso, privo di struttura autonoma.
Un confronto emblematico emerge tra la prima creazione tessile di Fortuny, lo scialle Knossos, un velo di seta che richiama gli abiti dell’antichità dal himation greco, il sari indiano e la scultura Yikes, semplici rettangoli di materia che acquistano significato solo nella relazione con la persona. Entrambi esistono in riferimento alla presenza o assenza del corpo, rispondono all’idea che l’abito deve adattarsi a chi lo indossa, anche nello spirito e non il contrario. Il Knossos è un dispositivo scenico “aperto”, che richiede un gesto creativo per farsi scultura vivente. Yikes congela invece l’istante in cui quel gesto si è appena dissolto.

Entrare nell’allestimento
Le opere sono frutto dello studio sulla forma, sui volumi, sul vuoto, sul conflitto che si può generare fra astrazione e rappresentazione. In questi termini prende forma il dialogo stravagante con Mariano Fortuny, un genio poliedrico, scenografo, inventore, pittore, designer. Che trasformò Palazzo Pesaro degli Orfei in un laboratorio totale, dove luce, architettura e tessuto si fondono in un’opera d’arte complessiva.
In questo incontro ideale l’ironia diventa strumento di conoscenza. E l’artista si domanda come in un mondo in cui siamo costantemente chiamati a “darci una forma”, possa rimanere qualcosa del soggetto quando in posa non lo è più. La risposta è lasciata ai visitatori che diventano come soggetti operanti, oggetti stessi di questa messa in scena. Entrare nell’allestimento e dare con i loro corpi, le loro azioni qualcosa di irripetibile. La mostra invita il pubblico a confrontarsi con questa tensione, riconoscendo nell’essere umano stesso il materiale plastico per eccellenza.

Emozionante l’opera Psyche- As You Like It (One Minute Sculptures series, 2024), due amanti dal volto coperto, riecheggiano la celebre opera “Gli amanti” (Les Amants, 1928) di Renè Magritte al MoMa di New York, ma qui coperti da maglioni e con abiti casual sui quali l’artista appone con pennarello dà istruzioni per realizzare la propria scultura vivente e diventare una One Minute Sculpture.



