18 Settembre 2026 21:39

François Reboul: l’astrazione come pratica di necessità espressiva

François Reboul, Mouvement

Doppio appuntamento espositivo per l’artista francese François Reboul. Da un lato la mostra personale Beyond Chaos, in programma fino al 15 agosto 2026, articolata tra Spazio SV – ex scoletto di San Zaccaria – a Venezia e l’atelier dell’artista, che riunisce la nuova serie di lavori avviata nel 2020, incentrata su una rilettura personale dell’espressionismo astratto. Dall’altro From Chaos to Freedom che aprirà il prossimo 28 agosto (fino al 22 novembre), a cura di Vittoria Brachi.

La polemica

Erwin Panofsky, il professore tedesco naturalizzato statunitense, autore tra l’altro di Rinascimento e rinascenze, polemizzava con gli espressionisti astratti, con la Scuola di New York, considerando le loro opere superfici imbrattate di colore. A partire da Kandinsky che scopre, a suo parere, di poter fare a meno dei referenti oggettuali solo dopo essere stato bocciato a un esame di disegno. È convinto che tutta l’arte astratta sia interessata esclusivamente al versante formale, a discapito di quello contenutistico. Oggi sappiamo che non è così. È la pittura stessa il contenuto dell’opera nell’espressionismo astratto. È il fruitore che si trasforma da puro osservatore in autentico attore, anche se involontario. Chiamato in causa non per ammirare l’opera con un tranquillo e distanziato atteggiamento estetico, ma immedesimandosi nell’opera stessa. Inabissandosi in essa. Per farsi stanare dal flusso atono dell’esistenza. Facendosi spiazzare dalla disgiunzione da ogni forma di riconoscibilità e regolarità. Credo sia questo il modo d’essere che si delinea relazionandosi con le opere di François Reboul. Per lui l’astrazione non è un esercizio formale, ma una pratica necessità espressiva. «L’astrazione è una forma di libertà», sostiene. Sono situazioni visive in cui campiture e linee creano movimenti, sembrano suggerire traiettorie. Determinano in chi osserva un continuo processo di riconoscimento e perdita. In alcuni lavori s’intravedono configurazioni che lambiscono la figura, senza mai stabilizzarsi.

François Reboul, Untitled

La forma

Con una ulteriore importante precisazione. La dedizione totale al linguaggio pittorico non vuol dire che il vitalismo energetico dell’artista scorra senza filtri sulla tela come una pulsione che abdichi ad ogni tipo di controllo linguistico. Ogni opera in quanto tale implica una necessaria mediazione formale. Anche in Reboul, lontano dal lirismo del dripping o dalle monocromie di un Newman, la potenza convulsa, travolgente, magmatica, oscillante, tellurica del fare pittorico non esclude la progettazione consapevole. Senza la quale ci sarebbe il collasso dell’opera. Reboul vuole che chi guarda un suo quadro sia in grado di stupirsi – thaumazein lo definivano i greci –, entri in contatto con ciò che si nasconde nelle evidenze, in quello che sembra inconfutabile, scopra ambiti negati o soffocati nel quotidiano. Il quadro allora come arma impropria che smonta tradizionali convinzioni per recapitare nuove procedure, altri modi di essere. In Untitled (Monochromatics) del 2026, le pennellate si diramano, sciamano sulla tela lasciandosi trasportare dalla foga del gesto in un apparente incontrollato movimento cromatico.

François Reboul

L’allestimento

Nei quaranta dipinti esposti la curatrice Brachi, che definisce l’autore discepolo quasi ribelle dell’espressionismo astratto, spiega che il disordine e il caos sono alla base di ogni sua opera. Superare il caos vuole dire, per Reboul, intraprendere un viaggio dal disordine alla serenità, tra tentativi, fallimenti, perfezionamenti continui. Ed è questo l’obiettivo del corpus dei lavori individualizzati per questa mostra: riflettere sul percorso dal caos alla trasparenza, alla chiarezza. Allestimento che si articola, come accennato sopra, tra Campo San Zaccaria e lo stesso atelier dell’artista, e che può essere letto facendosi guidare da quattro livelli: il primo attiene alle linee e ai piani che si concretizzano, in una fase iniziale, in un insieme di curve che costituiscono la caratteristica dell’opera.

Il secondo livello punta sul colore: ampie campiture, dripping, danno un’impostazione ruvida, frastagliata alla superficie. Sono pennellate in movimento che vogliono espandere la matericità dell’opera verso l’esterno.

Un terzo livello di analisi dell’opera ci fa scoprire un alternarsi di toni chiari e scuri – l’artista crea l’opera utilizzando un solo colore a cui poi ne aggiunge altri che aiutano la composizione e creano un caos ordinato –, un insieme di pieni e di vuoti, costruendo uno spazio astratto in cui le linee nere o blu sono particolarmente sottolineate.

Il quarto stadio ermeneutico autorizza a sostenere che tutto ciò che Reboul crea ha il suo perno nell’astrazione, in cui l’insieme di linee e superfici, pennellate e colature è il mezzo con cui procedere dal caos all’ordine, verso la serenità.