20 Settembre 2026 04:53

Hues of Delicacy, l’installazione di Anila Rubiku trasforma Zazà Ramen

Anila Rubiku da Zazà Ramen

Fino al 18 ottobre il ristorante milanese ospita un intervento che esplora soglie, luce e architetture domestiche attraverso una pratica artistica intrecciata a temi sociali e identitari

Da anni Zazà Ramen porta avanti una programmazione espositiva che intreccia arte contemporanea e spazio conviviale, trasformando il ristorante in un luogo di attraversamento culturale oltre che gastronomico. L’ultimo intervento ospitato negli spazi di via Solferino a Milano è Hues of Delicacy (Sfumature di Delicatezza), installazione site-specific dell’artista italo-albanese Anila Rubiku, realizzata in collaborazione con Ncontemporary Milano | Venezia e visitabile fino al 18 ottobre 2026.

Il progetto nasce come sviluppo della serie The Inner Door, corpus di lavori attraverso cui Rubiku indaga il rapporto tra interno ed esterno, tra spazio privato e dimensione pubblica. Punto di partenza sono le porte interne degli edifici residenziali milanesi, elementi ordinari dell’architettura urbana che l’artista traduce in superfici astratte, trasformandole in dispositivi narrativi. Non si tratta di una rappresentazione documentaria della città, ma di una riflessione sulla soglia come luogo mentale e simbolico, spazio di passaggio in cui identità, memoria e relazioni si ridefiniscono.

Anila Rubiku da Zazà Ramen

Nel progetto concepito per Zazà Ramen questa ricerca si amplia ulteriormente, incorporando riferimenti biografici e geografici che attraversano Milano e il Canada, i due luoghi tra cui oggi vive e lavora l’artista. È proprio attraverso il contatto con comunità indigene canadesi che Rubiku ha approfondito la tecnica dell’utilizzo delle perline di vetro, materiale centrale dell’installazione. La scelta non ha una funzione puramente decorativa: le perle rimandano infatti a una tradizione artigianale segnata da una storia complessa di colonizzazione, commercio e scambio culturale.

Il titolo della mostra deriva da una poesia del 1994 della scrittrice nativa americana Elizabeth Woody. “Hues of Delicacy” richiama innanzitutto la fragilità del materiale utilizzato, ma anche il modo in cui la luce attraversa e modifica la superficie delle opere. Le perline di vetro riflettono i bagliori dell’ambiente, costruendo immagini instabili che oscillano continuamente tra profondità e bidimensionalità. La materia diventa così un elemento percettivo prima ancora che narrativo: un campo vibrante in cui texture, colore e luce modificano lo spazio circostante.

Anila Rubiku da Zazà Ramen

L’intervento mantiene un forte legame con la pratica sviluppata da Rubiku negli ultimi anni, caratterizzata da un intreccio costante tra esperienza personale, architettura e questioni sociali. Nata a Durazzo nel 1970 e trasferitasi a Milano più di trent’anni fa, l’artista ha costruito una ricerca che mette al centro i temi dell’identità culturale, della memoria e delle trasformazioni dello spazio urbano. La dimensione tessile e il ricamo diventano strumenti attraverso cui leggere strutture invisibili: relazioni, appartenenze, passaggi. Tra i vari riconoscimenti, le opere dell’artista fanno parte di collezioni pubbliche e private come il Frac Centre Val De Loire, il National Museum of Women in the Arts di Washington, il Museo di Israele a Gerusalemme e la Deutsche Bank Collection di Londra.

Zazà Ramen non è pensato come semplice contenitore neutro, ma come luogo di attraversamento quotidiano, dove intimità e condivisione convivono costantemente. Le opere dialogano con un ambiente abitato, segnato dalla presenza delle persone, dalla luce mutevole e dal ritmo della città. La soglia evocata da Rubiku non è quindi soltanto architettonica, ma anche sociale: un punto di contatto tra culture, esperienze e temporalità differenti.