
A Brescia il Viridarium – Parco delle sculture del Museo Santa Giulia accoglie la Nike Metafisica di Francesco Vezzoli
All’interno del Museo Santa Giulia di Brescia, in pieno centro storico, esiste uno spazio lontano dal nostro tempo e dalla confusione urbana: il Viridarium – Parco delle sculture è un giardino delle Esperidi postmoderno, luogo liminale nel quale la Città arresta la sua corsa spasmodica per riconnettersi alla propria Storia. Aperto liberamente al pubblico, da questa primavera accoglie la Nike Metafisica di Francesco Vezzoli, scultura già esposta a Brescia in occasione della personale Palcoscenici archeologici (2021); un’acquisizione importante che prosegue l’impegno culturale della Leonessa, avviato nel 2023 con Bergamo-Brescia Capitale italiana della Cultura.
L’opera dell’artista bresciano si colloca in modo del tutto naturale all’interno del Viridarium, specificatamente progettato per coniugare l’arte antica all’arte contemporanea. Tale progettazione rispecchia il modus operandi che si intende stabilire come criterio di lettura per l’interezza del patrimonio culturale locale. In piena cifra vezzoliana, Nike metafisica è al centro di un loop citazionistico fra classico e contemporaneo. Che sorprende l’osservatore, disorientato tra un’estetica idealizzata ed una rielaborazione ai limiti del grottesco.

De Chirico è la maggior fonte iconografica – forte è il rimando a Le muse inquietanti e alle città metafisiche –, in sottotraccia, un clin d’œil al bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata celebrato quest’anno.
Il contrasto estetico è così accentuato da rivoltare le logiche percettive e rivoluzionare l’utilizzo della citazione. Il riferimento alla cultura classica non significa più necessariamente “nobile semplicità e quieta grandezza” in risposta ad uno stanco déjà-vu, ma può e deve essere rinnovato. L’artista coglie il guanto di sfida e invita a spogliarci delle aspettative nei confronti della statuaria e di un museo cittadino che ha trovato il coraggio di rimettersi in gioco per abbracciare le forme più sperimentali dell’arte contemporanea.

Non è ancora dato sapere se questa sia la strada giusta per reinterpretare l’antico, tuttavia osare rappresenta l’unica via praticabile per raggiungere nuovi orizzonti dell’arte. E, allora, che si osi! ai posteri l’ardua sentenza.



