
Se chiedessimo agli artisti di scegliere un’opera della loro produzione e raccontarcela, cosa accadrebbe? Con “Un’opera a settimana” vi proponiamo un format di iconografia e iconologia incentrata sulle più interessanti espressioni del contemporaneo. Protagonista di questo nono appuntamento è Rachele Frison
Una rubrica di iconografia e iconologia che mette al centro la creazione artistica contemporanea. È questo il focus di “Un’opera a settimana”, format di ArtsLife che invita gli artisti a scegliere un’opera della propria produzione, e a raccontarla ai lettori svelandone ispirazione, processo creativo, significati reconditi, aneddoti che solitamente non vengono rivelati. Una riflessione sull’arte attraverso l’arte, per un’indagine che aspira a carpire l’universale per mezzo del particolare. E, forse, a conoscere più da vicino gli artisti, spingendosi oltre l’“usuale” contesto delle mostre.

In questo appuntamento, Rachele Frison ci racconta Sorelle Acqua.
Ho scelto Sorelle Acqua perché rappresenta per me un passaggio importante all’interno del mio sperimentare in pittura. È una delle prime opere in cui ho sentito che la pittura non si limitava più a occupare una parete in verticale, ma l’intento è stato quello di espandersi nello spazio espositivo, coinvolgendolo e dialogando con esso, nel modo meno tradizionale possibile, ovvero in orizzontale. L’opera nasce da una rilettura del Cantico delle Creature, che mi interessa soprattutto per la sua idea di appartenenza reciproca tra esseri umani, animali ed elementi naturali. In particolare, mi ha colpito il modo in cui Francesco si rivolge all’acqua chiamandola “sorella”, riconoscendole una dignità e una presenza viva. Da qui nasce infatti il titolo: le figure femminili dipinte condividono con l’acqua una stessa dimensione di vicinanza, trasformazione e appartenenza.
Il lavoro è stato realizzato per la mostra Mystica Visio. San Francesco, Jacopone e le arti, curata da Massimo Mattioli a Todi, progetto che mette in dialogo la spiritualità francescana e l’immaginario contemporaneo attraverso opere diffuse nella città. La riflessione sul rapporto tra corpo, natura e dimensione spirituale presente nella mostra si intrecciava naturalmente con molti dei temi che da anni attraversano la mia pittura.
Il processo creativo dietro questa opera è stato per me una sfida costante perché la tela è stata dipinta in verticale e soltanto nelle fasi finali ho potuto immaginare come sarebbe apparsa una volta collocata in orizzontale, immersa nello spazio della mostra. Non avevo certezze sul risultato finale né su come il pubblico avrebbe attraversato l’opera. Questa perdita di controllo è diventata parte integrante del processo creativo, anche perché l’idea che ne stava alla base era molto chiara per me.
Per rafforzare questa apertura verso lo spazio, ho deciso di inserire il mio racconto all’interno di un lago dipinto e sagomato. Non volevo che fosse un semplice elemento scenografico, ma un’estensione del mio immaginario. Lo stagno/lago trasformava la pittura in un ambiente, creando una soglia fisica e simbolica attraverso cui il visitatore poteva interagire con il racconto. Le figure femminili che abitano la scena e la figura stessa del lago, richiamano per me l’immaginario simbolista e preraffaellita, ma si allontanano dalla tradizione che spesso ha trasformato il corpo femminile in oggetto di desiderio o contemplazione. I miei personaggi non appartengono a una dimensione erotica: sono corpi naturali e presenti a se stessi. Da qui infatti spesso inserisco l’autoritratto o parti che mi caratterizzano, il mio corpo viene inserito non come musa di me stessa, ma come attrice e narratrice della scena, per me entrare nell’immagine è un modo per abitare personalmente i miti e le leggende ai quali faccio riferimento o che costruisco, assumendo un ruolo attivo del femminile. I miei corpi e il nudo appaiono come custodi di un sapere intuitivo e ancestrale.
In molte mie opere emerge inoltre un interesse per la figura della strega, intesa non come personaggio oscuro o filtrato da una distorta visione storica, ma come simbolo di donne che curano, osservano, conoscono i cicli della natura e vivono in relazione con ciò che le circonda. In questo senso Sorelle Acqua parla anche di una possibile forma di riscatto dell’immaginario femminile: le protagoniste non sono muse né allegorie, ma soggetti attivi che condividono con il paesaggio una stessa forza vitale. L’acqua e il lago stesso diventano spazio in cui il confine tra umano e non umano si assottiglia fino quasi a scomparire, lasciando emergere l’idea di una comunità di creature unite da rispetto, reciprocità e uguaglianza.
Leggi “Un’opera a settimana” su ArtsLife
1 – La Conversione di San Paolo di Marcello Maloberti
2 – 1943 di Jacopo Benassi
3 – Il fazzoletto della vera icona di Luigi Presicce
4 – LA NUBE di Eleonora Roaro
5 – Succubi e Supplizi di Francesco De Grandi
6 – Com’è il cielo in Palestina? di Giovanni Gaggia
7 – GESTI PLASTICI di Francesco Impellizzeri
8 – Ruinate di Elena Bellantoni




