18 Settembre 2026 21:39

Il Mondrian ritrovato. Alla Collezione Peggy Guggenheim

Piet Mondrian, Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938, Composizione con rosso 1939 (1938–1939)
Piet Mondrian, Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938, Composizione con rosso 1939 (1938–1939)
Il museo veneziano annuncia il completamento del progetto di studio, ricerca e conservazione sul capolavoro di Mondrian

La Collezione Peggy Guggenheim ha annunciato il completamento del progetto di studio, ricerca e conservazione di Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939 (1938–1939) di Piet Mondrian. L’opera torna così ad essere esposta al pubblico in occasione della mostra Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, aperta fino al 19 ottobre.

La concezione estetica

Per comprendere l’importanza di questa ricerca bisogna dire che Mondrian è stato uno dei protagonisti dell’avanguardia europea del Novecento. Cofondatore del movimento De Stijl insieme a Theo van Doesburg, l’artista predispone una concezione estetica fondata sulla riduzione della realtà a forme geometriche essenziali, linee ortogonali e colori primari. Un’apparente semplicità che implica però una complessa riflessione filosofica influenzata dalla teosofia e dalla ricerca di un ordine universale in grado di andare oltre ascendere il mondo visibile.

La ricerca

La ricerca nasce nel 2021, per riconsiderare le conseguenze del restauro eseguito a New York nel 1968. Quando il dipinto venne pulito, verniciato, rintelato, e dotato di una nuova cornice. Interventi che peggiorarono l’impostazione primigenia del quadro, comprimendo il sottile rapporto tra superfici opache e lucide e oscurando l’ articolato trattamento della luce, della texture e dello spazio concepito dall’artista.
Realizzato tra il 1938 e il 1940, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, il dipinto esprime uno dei momenti più alti della ricerca neoplastica di Mondrian. In base alla quale linee nere orizzontali e verticali si intrecciano sulla tela in un equilibrio asimmetrico, costruendo quadrilateri piatti bianchi, o colorati. I colori privilegiano in genere il nero, il bianco e i colori primari.

Il dipinto

È tra i più rigorosi dal punto di vista cromatico. Slegando completamente la forma da ogni riferimento naturalistico, Mondrian vuole fornire un equivalente visivo delle verità implicite nella natura, ma occultate dalle sue manifestazioni casuali e frammentarie. L’opera quindi è stata analizzata mediante tecniche diagnostiche non invasive. Che hanno permesso l’identificazione di modifiche compositive, tracce di stati precedenti e testimonianze del costante processo di rielaborazione dell’opera da parte di Mondrian.

Un’indagine centrale della ricerca si è interessata alle sue linee nere, la cui complessità materica e il cui trattamento superficiale si sono rivelati elementi sostanziali dell’analisi. Analisi che hanno chiarito come l’artista creasse queste superfici. Ricorrendo a diversi strati sovrapposti di pittura e vernici. Riprendendo continuamente le proprie composizioni nel corso del tempo per migliorare proporzioni, superfici e relazioni spaziali. Mentre i campi bianchi e colorati mantengono pennellate visibili e trame opache, le linee nere erano pensate da Mondrian come elementi lucidi e otticamente attivi.